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Nel trionfo di Jovanottila complicitàdel cataneseMichele Truglio

Nel trionfo di Jovanotti la complicità del catanese Michele Truglio

Il regista è tra le “eccellenze” che Lorenzo ha “arruolato” per costruire il suo show GUARDA IL VIDEO 1-2

Nel trionfo di Jovanotti la complicità del catanese Michele Truglio

MESSINA - È uno show divertente, grandioso, esagerato, quello di Jovanotti. È uno show fulminante come i primi sette minuti di un film di 007. E nel ruolo di Sam Mendes, il regista degli ultimi capitoli del più famoso agente segreto di Sua Maestà, c’è un catanese. Michele Truglio è tra le “eccellenze” che Lorenzo Cherubini ha “arruolato” per costruire il suo spettacolo. Dal 1990 segue con la cinepresa il rapper di Cortona. Prima qualche docu-film, poi i dvd, adesso il debutto alla regia live del Lorenzo 2015 cc tour che ieri sera ha fatto tappa in un rovente stadio San Filippo di Messina davanti a quasi 30mila spettatori.   «Dopo gli esordi ad Antenna Sicilia, verso la metà degli anni 80 avevo tentato l’avventura oltre Stretto – ricorda Truglio – prima a Milano, poi a Roma. A Mediaset, allora Fininvest, incontrai Pippo Baudo che io non conoscevo, nonostante fosse stato proprio lui a creare Antenna Sicilia. Da lì cominciò una lunga collaborazione: Fantastico, Numero 1, Serata d’onore, Festival di Sanremo. E al Fantastico 1990, al quale partecipò Jovanotti, ho cominciato a frequentare Lorenzo: da allora è nata un’amicizia e anche una collaborazione dal punto di vista artistico e lavorativo. Ho fatto tante cose con lui, ma finora mai la regia live. L’utilizzo così massiccio della parte visual, come in questo show, non c’era da diverso tempo».  

 

Così, per la prima volta, Michele Truglio segue tappa dopo tappa, stadio dopo stadio, il suo amico. Con la sua regia «suda» dietro al megavideowall di 800mq, gestendo tutto quanto si vede: film, video, cartoons, grafiche e le telecamere nello stadio. «Un po’ attraverso Pandora, il sistema computerizzato che gestisce le grafiche, un po’ “live” – spiega – scenograficamente è tutto al servizio della musica che è la colonna portante dello spettacolo, cucito perfettamente addosso a Lorenzo». Che ha seguito passo dopo passo l’allestimento. «Lorenzo è una persona molto presente in tutte le fasi creative dello spettacolo, è una persona superattiva, interessata a ogni forma di comunicazione, arte… La parte visual è stata coordinata da Lorenzo insieme con Sergio Pappalettera, art director e grafico, mio coevo, poi arrivo io e alcune immagini vengono rimontate, aggiustate, cambiate. È un lavoro partito molto tempo fa e provato per diverso tempo».  

 

Per Truglio che si tiene alla larga da reality e talent («l’unico che ho fatto è stato Masterpiece su Rai3 ma era per scrittori» tiene a sottolineare) e preferisce la tv di nicchia, lavorare al fianco di Jovanotti «è stato sempre fonte di divertimento, di piacere e anche di sviluppo». «Lorenzo è una persona incredibile, molto fuori dal comune, sempre foriera di grandissima positività – racconta - Stai con lui e ti vengono mille idee, una persona molto divertente capace di coniugare la riflessione profonda, poetica, con il ballo e l’allegria. La canzone Sabato, ad esempio, ha una forza incredibile con una semplicità totale. Lorenzo è molto leggero, ovvero non è un cantautore vecchia scuola, è un cantautore moderno o, come dice lui stesso, un dj che unisce suoni, pensieri e parole: è un comunicatore oltre che un cantante. Abbiamo fatto tante cose belle e di successo insieme».  

 

Tra le “cose belle”, il regista catanese ricorda il film Corri Lore’. «Lo girammo nel 1994, raccontava la storia della tournée legata al disco Lorenzo 94, quello di Penso positivo, Serenata rap, il disco della svolta e dello sviluppo. Raccontava il nuovo Lorenzo, non solo dal punto di vista musicale, ma calandolo nel momento storico, che era una fase di passaggio anche politico, si assisteva alla discesa in campo di Silvio Berlusconi, un anno importante insomma. Il film uscì in videocassetta, diventando l’homevideo più venduto di un musicista italiano». E poi, nel 2009, Pesci rossi a New York, «un istant-movie sulla prima esperienza di Jovanotti a New York, dove oggi invece è quasi di casa. Ne tirammo fuori un raccontino divertente».  

 

Fino ad arrivare a oggi. Al supershow esagerato. «Uno spettacolo totalizzante e totalitario, lo definirei – commenta Truglio - Siamo partiti dall’idea di non avere regole né segni, ma tanti segni che poi fanno un segno unico e particolare. È il più bel concerto di Lorenzo, un apparato spettacolare, dai costumi alla musica, dal suono allo schermo gigantesco, dalle luci alla grafica, e lui dentro al massimo della sua maturazione. Sudo e mi diverto come un matto ogni sera, come tutti quanti. Perché questo è punto d’arrivo per Lorenzo e anche per me, per tutti noi. È uno spettacolo per tutti, non devi essere un fan per andarlo a vedere. È come quando esci dal cinema e dici: “Che figata questo film”, anche se gli attori e il regista non li conoscevi».

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