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Piero Pelù e il rogo al campo rom di Catania «E se bruciassimo la casa di un politico?»

Piero Pelù e il rogo al campo rom di Catania «E se bruciassimo la casa di un politico?»

Un post su facebook del cantante scatena un dibattito molto acceso sul web

Piero Pelù durante un recente concerto a Taormina (foto Giorgio Romeo)

«Vasile e suo fratello sono due bambini rom di Catania, li ho conosciuti nel Quartiere Librino, dove suonano le percussioni nella piccola orchestra “Musicainsieme”. La loro roulotte è stata data alle fiamme da criminali razzisti senza volto. Ieri è toccato a loro, domani toccherà a noi perché il cancro del razzismo si alimenta di luoghi comuni e d’ignoranza».

Piero Pelù ha affidato a facebook le proprie considerazioni su quanto accaduto qualche giorno addietro nel capoluogo etneo. Un post provocatorio - basato su supposizioni poiché ad oggi le forze dell’ordine hanno smentito la possibilità di una causa dolosa dell’incendio scoppiato in città – che tuttavia ha scatenato un vero e proprio boom di condivisioni e commenti sul più popolare social network.

«I rom – continua Pelù nel suo intervento - sono tutti ladri? Allora noi Italiani siamo tutti menefreghisti e mafiosi? Italia pizza e mandolino? Molti sono oggi scontenti delle proprie condizioni di vita e li capisco, sono tempi duri, ma allora perché sfogare la rabbia contro chi è più disgraziato di noi e non con chi questo stato di cose lo pianifica a tavolino da anni? Vi lancio questa provocazione: bruciare la baracca di un Rom che forse ruba polli è sicuramente da odioso razzista, bruciare la casa (vuota) di un politico che ruba miliardi pubblici non è almeno da rivoluzionari? Ricordiamoci sempre che siamo umani tra gli umani, umani tra gli umani! Respect for all!».

Inevitabile il sussegurisi di centinaia di risposte, che hanno trasformato l’intervento del cantante, per quanto potesse essere animato da buoni propositi, in una vera e propria débâcle mediatica. «Il mio cuore è con i rom di Librino - commenta “AlenuvolaRossa” -  e invito chi fosse diffidente verso queste persone a parlare con loro. Ho colto tonnellate di saggezza in un rom, al contrario da chi sfoggia cultura davanti un bicchiere di spritz alle diciotto». Le fa da contraltare Luciana che scrive: «Quando vedrò un rom che lavora, cambierò idea su di loro».

Tra gli utenti c’è chi si lamenta della presunta scarsa competenza in ambito politico del cantante, «pensa a promuovere la tua musica – scrive Aleksej - e non utilizzare il tuo status di rockstar per parlare di politica», e chi punta il dito sulla violenza, assolutamente da evitare per alcuni, inevitabile per altri. «Voglio solo ricordare che le forme di libertà sono state conquistate versando sangue», scrive Marco. Quasi avessimo in mano il copione si susseguono poi passaggi sulla Lega e Salvini.

Il livello e il tono sono quelli di una discussione da bar di provincia. E, per carità, nulla ci sarebbe di male se ad animarla non fosse stato un personaggio pubblico che si propone alla società come un intellettuale. Eppure, vederlo rispondere personalmente, commento dopo commento, alle centinaia d’interventi lascia perplessi. Se non altro perché in questo “Bar Sport” - popolato dalle ormai celebri “legioni d’imbecilli” di cui parla Eco, ma non solo da quelle – ci si ritrova quasi senza rendersene conto. O meglio, senza rendersi conto che fuori, ci sono migliaia di persone che stanno origliando dietro la porta e guardando dalla finestra.  

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