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A Catania e provincia il ritorno delle serenate Canzoni e dediche al chiaro di luna

A Catania e provincia il ritorno delle serenate Canzoni e dediche al chiaro di luna

I musicisti: «Un modo di sbarcare il lunario e rivivere la tradizione»

«Lu suli è già spuntatu ni lu mari / e vui bidduzza mia durmiti ancora, / l'aceddi sunnu stanchi di cantari /e affriddateddi aspettanu ccà fora / supra 'ssu balcuneddu su' pusati / e aspettanu quann'è cca v'affacciati»

La scena è pressoché la stessa da secoli: lei affacciata al balcone e il futuro sposo, con musicisti al seguito, che dalla strada la corteggia promettendole il suo amore. Torna di moda, a Catania e provincia, la serenata. Un ensemble d’archi, un duo chitarra e voce, un gruppo folk con tanto di tamburello, organetto e friscalettu, un pianista con tanto di amplificatore, generatore e tastiera al seguito, la serenata ai tempi di facebook ha molteplici forme e a offrire questo servizio sono musicisti di vario genere: professionisti e dilettanti.

I più richiesti, naturalmente sono i gruppi folkloristici. È il caso de “La Giada” di Belpasso, che da tre generazioni offre una vera e propria ricostruzione storica del tradizionale gruppo musicale siciliano. «Sebbene ci abbiano sempre chiamato per delle serenate – spiega il percussionista trentaduenne, Salvo Carciotto – devo dire che negli ultimi anni la richiesta è esponenzialmente aumentata, non solo nei paesi, ma anche in città». La tradizione vuole che a tenere la serenata sia il futuro sposo ma, ci spiega ancora Carciotto «molto spesso sono le donne a chiamare, più di quanto si immagini». Nel repertorio spopola ovviamente la canzone siciliana, che spazia dalla serenata vera e propria (come “Affaccia Bedda”) alle tradizionali “Ciuri ciuri” e “Vitti na crozza”, eseguite più che altro per intrattenere i presenti dopo i primi brani. «Spesso organizziamo con la complicità dei parenti, cosa che trasforma la serata in un vero e proprio evento, può durare anche due o tre ore».

Al di là dei gruppi folkloristici, un rapida occhiata sui siti web d’annunci, come ebay e kijiji, ci svela l’esistenza delle proposte più disparate. Una di queste è l’elegante trio d’archi ideato dal violoncellista ventenne catanese Michele Russo. «L’idea mi è venuta in mente un paio d’anni fa. Sebbene la mia formazione sia squisitamente classica (mi diplomerò in violoncello il prossimo anno) in passato ho avuto modo di fare delle esperienze anche in una banda, suonando degli strumenti a fiato. In quel contesto mi era capitato di prendere parte a delle serenate, ma inevitabilmente dopo i primi brani si sfociava sempre in delle tarantelle. Da lì l’idea di proporre musica più romantica e proporre un ensemble d’archi. La prima serenata l’abbiamo fatta a Viagrande. Eravamo su un prato: il futuro sposo ha invitato la sua ragazza ad affacciarsi al balcone e l’ha invitata a ballare un valzer». Tra i componenti del trio incontriamo anche il violinista ventiseienne Carmelo Russo, che ci spiega come l’attività delle sereante - sebbene rappresenti per i tre musicisti una piccola entrata extra in un periodo di crisi – rappresenti principalmente un divertimento. «Siamo tutti e tre dei professionisti – racconta – e il nostro ambiente è il teatro, le serenate rappresenta un diversivo e un’occasione per suonare brani che altrimenti non eseguiremmo. Da parte nostra, infatti, proponiamo repertorio classico e canzone tradizionale, ma spesso ci vengono richiesti brani di musica leggera che hanno un particolare significato per i futuri sposi». A richiedere le serenate, tuttavia, sono gli innamorati in genere, non necessariamente quelli in procinto di compiere il grande passo. «Un paio di settimane addietro – ci racconta Davide Greco, venticinque anni, un diploma in violino e tante esperienze presso orchestre di primo piano in Italia e all’estero – siamo stati contattati da un signore che aveva rotto con la fidanzata e voleva riconquistarla. Così, il giorno del loro anniversario, ci siamo recati nella zona della Plaia e abbiamo suonato la loro canzone, “grande amore” de “Il Volo”. All’inizio eravamo un po’ spaventati, temendo una secchiata d’acqua gelida, ma poi tutto è andato per il meglio. I due si sono rimessi insieme e hanno promesso di chiamarci  ancora per suonare al loro matrimonio».

Tra i musicisti che offrono il “servizio serenate” c’è anche Rosario Di Stefano, studente universitario e chitarrista e cantante per diletto. Assieme a un tastierista hanno messo su il duo “serenata siciliana” che propone musica leggera e tradizionale in giro per la città. «La presenza della tastiera – ci spiega – richiede necessariamente una presa di corrente. Per questo serve la complicità dello sposo, ma da parte nostra montiamo tutto in pochissimi minuti. Proporre le serenate è un’attività che riporta indietro nel tempo, in tradizioni che sennò si sarebbero perse. E poi è emozionante trovarsi furtivamente in mezzo alla strada, con gli accorgimenti per non rovinare la sorpresa».

 

 

Tra le tante possibilità c’è anche chi non si tira indietro e si propone di cantare in prima persona la serenata alla sua bella. È il caso del catanese Luigi, che ha cantato sotto il balcone di sua moglie Clelia a Maletto la notte prima delle nozze. «Qualche anno fa, scherzando, mi disse che le sarebbe piaciuto avere qualcuno che le facesse una serenata. Memore di questa cosa ho voluto cantarle “Nicuzza Bedda” accompagnato da mio cognato, chitarrista classico». 

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