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“In un solo respiro”,dedicato al campionedel mondo d’apneaDavide Carrera

“In un solo respiro”, dedicato al campione del mondo d’apnea Davide Carrera

Il sub in assetto costante ha raggiunto il record di 94 metri nelle acque di Salina LA GALLERY

“In un solo respiro”, dedicato al campione del mondo d’apnea Davide Carrera

Salina. Un omaggio alla cultura del mare non poteva mancare al SalinaDocFest. Come dimenticare Cacciatori sottomarini, primo documentario subacqueo della storia, girato da Francesco Alliata e soci nel 1946 proprio qui? Inedito invece “In un solo respiro” diretto da Luca Rosini (giornalista e regista tv) dedicato all’impresa di Davide Carrera campione del mondo di apnea in assetto costante che ha raggiunto il record di 94 metri nelle acque di Salina.  

«E’ un campione – dice Rosini - con approccio mistico allo sport e alla vita. Per lui immergersi significa testare i propri limiti come essere umano. Davide non cerca di resistere alla pressione con la sua forza di volontà ma di lasciarsi andare all’abbraccio intenso con il mare. Mi ha sempre detto «Io aspetto che sia il mare ad accogliermi, è lui a darmi i limiti». In questo – continua Rosini, il cui documentario è una produzione Rai – Davide rappresenta un’eccezione nel mondo dello sport».  

Rosini gira durante l’Apnea World Record a Salina il 22 giugno 2014. Davide si immerge davanti al paese di Santa Marina. Paolo Insolera istruttore di Apnea national school, intervistato, sottolinea che determinate prestazioni non sono solo un fatto sportivo ma anche risultato di equilibrio psico-fisico. «Quando fai sport a contatto con la natura, la parola va alla natura stessa – dice Carrera – bisogna cercare di stare calmi. Scendere a 100 metri in stato d’ansia è pericoloso». 

Per Carrera le immersioni sono anche momenti poetici. «Ho sognato di volare come Peter Pan». Ma è anche vero che una volta ha rischiato di morire. «Aver dormito poco o aver ecceduto nell’alcol la sera precedente, pregiudica i risultati e può anche essere pericoloso». Il documentario di Rosini è stato presentato a Inter-Rives, rassegna internazionale e andrà in onda su Rai2. Il record precedente a quello di Carrera era di 93 metri e apparteneva a Homar Leuci (Turchia).  

Davide dedica «al mare delle Eolie ma anche alla mia famiglia, a Salina, ai tanti amici e ovviamente a me stesso». Il 21 giugno Carrera aveva raggiunto i 97 metri in tre minuti, ma il record non era stato convalidato dai giudici del Cmas (Confederazione Mondiale delle attività Subacquee), perché non aveva non rispettato i tempi previsti dal protocollo di uscita per raggiungere e toccare la testa dell’assistente di giuria presente in acqua.  

L’impresa di Carrera ammirata nel documentario riporta al tema della sicurezza delle immersioni e al triste destino di Emmanuel Finocchiaro, il diciannovenne di Acitrezza annegato mentre stava compiendo un’immersione vicino ai Faraglioni appena una settimana fa. «Mentre ammiro delle triglie che insolitamente si fanno avvicinare – raccontava Emmanuel in uno dei diari - vedo un banco di caranghi incuriositi che quasi mi sfiorano». Della curiosità di alcuni pesci e di fascinazione degli abissi ci parla anche Giulia Bernardi, biologa marina che vive e opera a Salina e di immersioni ne fa continuamente anche per il Diving center che dirige il suo compagno, Roberto. «Si parla di subacquea quando accade qualche incidente. Però ci sono anche storie belle. Conservo un ricordo magico di un’immersione nella baia antistante Pollara dove portiamo i subacquei per ultima tappa perché è abbastanza impegnativa.  

La secca di Pollara inizia a 30 metri e finisce a 50. Un tuffo nel blu. Era una giornata come tante – racconta Giulia – ma il bello è che puoi fare tante immersioni nello stesso posto ed è sempre diverso. A un certo punto ho avuto una visione mistica: un banco di ricciole. almeno 50, di circa un metro l’una è passato sopra di noi e, incuriositi, i pesci ci hanno circondati formando un tunnel attorno a noi. Sono rimasta incantata senza riuscire a scattare una foto».  

Magia sì ma ci sono regole da rispettare. «Quando fai il corso ti danno regole valide in tutto il mondo: fino al secondo livello di brevetto non puoi andare giù da solo. Anche al 2° livello in teoria, è sempre obbligatorio essere in due. La prudenza richiede di essere sempre in due. Altra cosa importante è non superare le tue capacità, essere sempre consapevole delle tue attrezzature e seguire i protocolli subacquei. Una volta abbiamo portato un cliente che non era consapevole dei suoi limiti. Era un pugile e pesava 95 chili. Ma è bastato un po’ di corrente per farlo andare nel panico».  

Gli esperti sanno che esistono mappe ufficiali e non ufficiali dei fondali. Ogni centro Diving ha la propria ma – dice Giulia – «si scoprono sempre posti nuovi interessanti anche per la biodiversità». E ci parla della gorgonia rosa e del falso corallo nero. «L’approccio miglior col mare è aver voglia di provare sensazioni belle – dice Davide Carrera – io mi posso fermare anche a un metro sotto il record e non rimanere frustrato, contento comunque di quello che ho fatto». Il pericolo piuttosto dicono Carrera e gli altri esperti è dato dalle barche che d’estate sfrecciano incuranti delle boe dei sub «senza neanche chiederti scusa». LA GALLERY

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