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Avola di ierie di oggi: «il lavoro in nero èancora una realtà»

Avola di ieri e di oggi: il lavoro in nero è ancora una realtà

A parlare Mimmo Bellinvia, segretario generale del sindacato Flai

Avola di ieri e di oggi: il lavoro in nero è ancora una realtà
AVOLA - Dicembre 1968, dicembre 2015. Dopo 47 anni dai “fatti di Avola” la realtà odierna non sembra essere cambiata. «Siamo nella stessa situazione di allora. In provincia, per il lavoro dei braccianti, ci sono ancora due salari diversi, per la zona nord e la zona sud». Le parole di Mimmo Bellinvia, segretario generale del sindacato Flai, sono come macigni scagliati nel giorno della memoria in ricordo delle vittime avolesi che, quasi 50 anni fa, persero la vita per ottenere ciò che oggi sembra nuovamente perduto: il diritto al salario equo. «C’è  - dice Bellinvia - molta similitudine con il dicembre del 68’. Ad Avola e nella zona del siracusano, i braccianti hanno un contratto giornaliero di 59 euro. Nella zona nord della provincia, lo stesso lavoro viene pagato 3 euro in più al giorno. Nel 68’ la lotta era per 300 lire in più, adesso è per 3 euro in più. Ma queste ovviamente, sono le cifre dei contratti perché quelle reali sono molto più basse».
 
 
Ed ecco l’altra piaga dell’agricoltura e non solo, che ancora oggi non è stata sconfitta: il lavoro nero. «Le cifre – dice il segretario della Flai – che vengono date ai braccianti sono nell’ordine di 10 euro in meno per la zona sud e 5-6 euro per la zona nord. La cresta, il taglio – denuncia Bellinvia – viene fatto dalle aziende anche ai lavoratori contrattualizzati». Altro sasso scagliato nella palude dell’illegalità. Un altro schiaffo a chi, con la vita, ha lottato per avere dei diritti sul lavoro. Oltre ad essere in crisi per numero di lavoratori impiegati nei campi e investimenti in materia, il comparto agricolo avolese non sembra scrollarsi di dosso la “macchia” del lavoro malpagato.
 
 
Il segretario della Flai alza il tiro. «Oggi – dice – come ieri, assistiamo ancora alle minacce nei confronti dei braccianti. Chi chiede la paga contrattuale viene minacciato di non essere più chiamato a lavorare. Il fatto che non ci sia un collocamento pubblico rende vulnerabili i braccianti. La “chiamata” rende tutto più difficile per il lavoratore». Poi un impegno concreto da realizzare nel breve termine per migliorare la situazione dei tantissimi braccianti di Avola e della zona sud. «Il 31 dicembre – dice Bellinvia – scade il contratto collettivo per i braccianti. La nostra battaglia innanzitutto verterà nell’equiparazioni del trattamento economico fra la zona sud e quella nord della provincia. Poi incentreremo la nostra battaglia sulle cosiddette “cooperative senza terra”. Per le aziende sono un comodo, ma per i braccianti sono un ricatto». Impegni seri e concreti, rimpinguate anche dalle ultime operazioni della Guardia di Finanza che in provincia ha smantellato una rete di lavoro nero legato al mondo dell’agricoltura. Ai limoni, le arance, gli ulivi, i mandorli si sono aggiunte colture come la vite e gli ortaggi. Ma il mondo dell’agricoltura avolese sembra ancora avvinghiato alle “vecchie” e illegali abitudini.

 

 
 
 
 
 
 
 
 

    

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