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Agroalimentare,in Sicilial’export crescedel 3,7%

Agroalimentare, in Sicilia l’export cresce del 3, 7%

I dati sono contenuti nel dossier dedicato all’Artiginato Alimentare Speciale Natale

Agroalimentare, in Sicilia l’export cresce del 3, 7%

Pane, pasta, dolci, vini, birre, carni e salumi, formaggi, pesce e conserve. Sono solo alcuni dei prodotti dall’agroalimentare artigiano siciliano che nei primi sei mesi del 2015, rispetto allo stesso periodo del 2014, ha visto una crescita dell’export del 3,7%, con un giro d’affari di 261 milioni di euro. I dati sono contenuti nel dossier dedicato al ‘Artigianato Alimentare Speciale Natalè, elaborati dall’Osservatorio Mpi di Confartigianato Sicilia, sui numeri del terzo trimestre 2015 dell’Istat e di Unioncamere-Istituto Guglielmo Tagliacarne.  

 

Sono 10.197 le imprese artigiane dell’Isola, laboratori e botteghe, che offrono produzioni straordinarie per qualità, gusto, tradizione e genuinità e che nel terzo trimestre di quest’anno sono cresciute dello 0,7%, contando su 70 unità in più rispetto allo stesso periodo 2014. I prodotti siciliani piacciono soprattutto nei mercati fuori dall’Ue a 28, dove le vendite hanno avuto un’impennata del 13,8% mentre all’opposto sono diminuite del 2,8% nel vecchio continente.  

 

Dall’analisi territoriale, emerge che le esportazioni del settore alimentare rappresentano più della metà (60,5%) del totale delle vendite realizzate oltre confine in tre province: Messina con 65 milioni (24,9% del totale Sicilia), Trapani con 48 milioni (18,4%) e Palermo con 45 milioni (17,2%).  

 

Nei primi sei mesi del 2015 inoltre, tra le nove province della Sicilia si rileva il maggiore dinamismo delle esportazioni dell’agroalimentare in provincia di Siracusa che, con una crescita del 51,6% rispetto allo stesso periodo del 2014, è anche la quarta provincia italiana per maggior crescita delle vendite di prodotti alimentari sui mercati esteri. Seguono, a livello regionale, le province di Catania con il 31,2% e di Enna con il 15,7%.  

 

«Tali indicatori sono certamente positivi - commenta Filippo Ribisi, presidente di Confartigianato Sicilia - ma occorre cautela e tanto lavoro. Bisogna lavorare sulla solidità delle imprese, consentirne un maggiore sviluppo abbattendo le barriere infrastrutturali. Se l’export cresce di più oltre i confini dell’Europa ci sarà un perché. Le infrastrutture colabrodo della Sicilia non consentono ancora alle nostre imprese di fare quel volo che invece hanno spiccato in regioni come il Veneto, dove l’export è all’11,9% per un valore di 2,4 miliardi di euro».  

 

Analizzando la composizione delle imprese siciliane attive nell’artigianato alimentare, delle oltre 10mila operanti nel settore, 6.046 sono pasticcerie, panifici e gelaterie - che costituiscono il comparto più consistente pari al 59,3% -, 234 pastifici, 143 sono attive nella lavorazione e conservazione di frutta, ortaggi e pesce, 142 nel lattiero caseario, 105 nell’ambito delle spezie e condimenti, 50 nell’ambito dei vini, birre e distillati vari. A completare il quadro, i servizi di ristorazione e dei cibi per asporto dove operano 3.079 imprese, pari al 30,2% del totale.  

 

Per quanto riguarda la distribuzione delle imprese sul territorio, oltre la metà (56,4%) si concentrano nelle tre province di Catania (21,7%), Palermo (20,4%) e Messina (+14,4%). La crescita maggiore del numero di imprese dell’artigianato alimentare, pari al +3,6%, viene rilevata in provincia di Trapani (prima anche nella classifica nazionale) seguono poi Ragusa con il +2,3%, Siracusa +0,7%, Catania +0,6%, Agrigento +0,4% e Messina con il +0,3%.

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