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Mancano le infrastrutture, così la Cina “snobba” i porti siciliani

Pechino investirà 1400 miliardi di dollari lungo la “Via della Seta” per portare in Europa, entro il 2020 merci per 780 mld l’anno. Ma senza Alta Velocità e senza Ponte i nostri scali non sono strategici

Mancano le infrastrutture, così la Cina “snobba” i porti siciliani

La Cina ha già investito nei porti mediterranei di Haifa, Ashdod, Ambarli, Pireo, Rotterdam, Vado Ligure, Bilbao, Valencia e Abu Dhabi e intende completare la “catena”. Lungo questa rotta il Sud Italia, in direzione Trieste e Genova, è sicuramente strategico, ma nulla c’è nelle politiche delle Regioni interessate (Sicilia in testa), mentre i porti continuano a pensare in chiave campanilistica. E la nostra Isola, poi, come potrebbe inserirsi in questi flussi, essendo isolata da tutte le reti di trasporto via terra, priva del Ponte sullo Stretto e persino dell’Alta velocità interna e da Reggio Calabria in poi?

L’impegno a suscitare l’interesse della classe politica meridionale non manca. Venerdì a Napoli il centro studi Srm, alla presenza del governo nazionale che sostiene strategie, accordi diplomatici e investimenti, presenterà il Settimo rapporto annuale sulle relazioni economiche tra l’Italia e il Mediterraneo, fornendo dati e soluzioni rispetto a questi due nuovi elementi che si sono inseriti nel rapporto fra Europa e Riva Sud del bacino: la Cina e gli investimenti nell’area Mena e nel continente africano.

Secondo il rapporto Srm, l’Italia, con un interscambio di 70 mld e una presenza di 3mila imprese, è il quarto partner commerciale dell’area Mena. Scrivono gli economisti partenopei: «La nuova centralità del Mediterraneo rappresenta oggi una concreta opportunità per generare sviluppo e stabilizzare l’area; l’Italia deve recuperare il suo ruolo strategico di ponte. Sia sotto il profilo infrastrutturale (portualità, energia) sia sotto il profilo economico-finanziario. Generare occasioni di business e assicurare copertura bancaria ai nostri investimenti in questi Paesi è il miglior modo di contribuire in modo serio a reciproche prospettive di stabilità e sviluppo».

L’obiettivo più semplice, dunque, è incrementare i traffici con l’area Mena. Srm calcola che nel 2018 la Cina sfiorerà i 230 miliardi di interscambio, gli Stati Uniti oltrepasseranno i 150 miliardi, la Germania raggiungerà quasi quota 100 miliardi e l’Italia vedrà il proprio interscambio commerciale con l’area Mena aumentare di ulteriori 10 miliardi, portandosi a circa 80 miliardi di euro.

Il secondo obiettivo, più difficile, è intercettare la “Via della Seta”. Il recente raddoppio del Canale di Suez inizia a registrare crescite elevate. Nei primi 9 mesi del 2017 sono transitate 668 milioni di tonnellate di merci (+9,8%). In particolare aumenta il traffico nella direzione Nord-Sud (+18,9%) mentre è stabile quello nella direzione opposta (+1,4%). Nell’area Mena la Cina sta già investendo 27 mld di dollari in infrastrutture portuali e ferroviarie.

Il 59% dell’interscambio commerciale dell’Italia con l’area Mena è costituito da esportazioni (oltre 41 miliardi sui 70 miliardi di euro complessivi), valore raddoppiato rispetto al 2001. La Turchia è il principale partner commerciale dell’Italia, con 17,1 miliardi di interscambio (valore più che raddoppiato negli ultimi 15 anni). Segue l’Algeria (8 miliardi; +25% sul 2001), l’Arabia Saudita (6,8 miliardi; +72,3%), gli Emirati Arabi Uniti (6,4 miliardi; valore triplicato rispetto al 2001) e la Tunisia (5,2 miliardi; +36,4% sul 2001).

Che fare per attrarre gli investimenti cinesi sui nostri porti? Srm punta sulle Zone economiche speciali: «La presenza di Zone economiche speciali rappresenta un fattore di forte di attrazione per chi realizza investimenti produttivi nei Paesi Mena; investitori da tutto il mondo sono attratti dai forti benefici fiscali e dalle procedure semplificate di cui possono godere gli investimenti realizzati all’interno delle Zes. Il fenomeno è in crescita esponenziale, tanto che attualmente si contano oltre 4.000 Zes in 135 Paesi del mondo. Anche nel nostro Paese - al Sud in particolare - è stata introdotta la possibilità di realizzare Zes per favorire condizioni che consentano lo sviluppo delle imprese già operanti nell’area individuata, nonché l'insediamento di nuove imprese. La norma prevede che le Zes al Sud sorgano in aree portuali, con scali che fanno parte delle reti Ten».

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