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Turismo e alberghi in Sicilia, la ripresina c’è

Turismo e alberghi in Sicilia, la ripresina c’è ma è macchiata di “nero”: troppi b&b abusivi

Primi trend di Capodanno tra luci e ombre

Trend di Capodanno tra luci e ombre

Turismo e alberghi in Sicilia, la ripresina c’è ma è macchiata di “nero”: troppi b&b abusivi

CATANIA - La Sicilia, nelle foto “postate” dai turisti, è una splendida cartolina d’inverno. Temperature miti, città piene (anche se molti dei siti culturali con le porte sbarrate per i festivi), buone performance previste per un Capodanno che potrebbe definitivamente scacciare la crisi. Ancora, all’epoca del last minute compulsivo, è presto per parlare di dati consolidati. Ma l’incremento significativo dei ponti festivi dello scorso anno dovrebbe essere almeno confermato. Secondo le prime stime, non ufficiali, di Federalberghi Sicilia: reggono, nonostante il crollo delle presenze francesi, Palermo e Catania, leggero incremento per Ragusa e Agrigento, già baciate l’anno scorso da un boom di presenze.    

 

 

Eppure questi numeri sono dopati alla radice. Dalla piaga degli albergatori in nero. Affittacamere, proprietari multipli di bed&breakfast, case vacanze e appartamenti in residence affittati ai turisti «con un sommerso giunto a livello di guardia, che genera una minor sicurezza sociale e il dilagare indiscriminato dell’evasione fiscale e del lavoro in nero».

 

  

Lo studio nazionale

L’allarme, lo scorso ottobre, era arrivato da Federalberghi nazionale, che sta realizzando un monitoraggio in partnership con la società Incipit Consulting. «Un esempio eclatante è costituito dal portale Airbnb, che ad ottobre 2015 pone in vendita in Italia 176.870 strutture (erano 234 nel 2009), con una crescita esponenziale alla quale non fa seguito una significativa variazione del numero di attività ufficialmente autorizzate (le strutture extralberghiere censite dall’Istat erano 104.918 nel 2009, oggi sono a quota 117.749) ».    

 

Tra le città italiane maggiormente interessate dal fenomeno, troviamo Roma con 18.546 unità, Milano con 11.397, Firenze con 5.736, Venezia con 3.908 e Palermo con 2.502. A livello regionale, il numero delle strutture siciliane è pari a 21.816, ovvero il 12,33% sul totale nazionale. È bene precisare che non è detto che la presenza di una struttura nel portale in questione sia sinonimo di abusivismo ricettivo. «In barba alle leggi che obbligano il gestore di risiedere all’interno dei bed and breakfast, la stragrande maggioranza degli annunci presenti su Airbnb è riferita all’affitto dell’intera proprietà (72,5% dei casi) ed è pubblicata da inserzionisti che gestiscono più di un alloggio (57%) », si legge nel rapporto.    

 

La ciliegina sulla torta è costituita dagli host che possiedono centinaia di alloggi: per esempio Daniel che gestisce 527 alloggi e Bettina con 420 alloggi, di cui 140 a Milano, 80 a Roma e 88 a Firenze. «Chi si nasconde dietro questi nomi amichevoli che gestiscono un patrimonio miliardario? Di certo non si tratta di persone che affittano una stanza del proprio appartamento per integrare il reddito familiare», afferma Federalberghi.    

 

«I numeri dunque smentiscono la “favoletta” del gestore che accoglie l’ospite in casa propria», evidenzia il presidente nazionale Bernabò Bocca. Che aggiunge un’amara considerazione: «Il consumatore è ingannato due volte: viene tradita la promessa di vivere un’esperienza autentica e vengono eluse le norme poste a tutela della salute e della sicurezza. Né può essere sottaciuta la responsabilità delle piattaforme online, che adottano una posizione pilatesca e fanno finta di non vedere il traffico sospetto che transita attraverso i propri canali».    

 

Inoltre, emergono con tutta evidenza i problemi di «evasione fiscale» e di «concorrenza sleale», che danneggiano «tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza. «A livello europeo - conclude Bocca - molti Paesi si stanno muovendo per sconfiggere le degenerazioni della sharing economy nel turismo. Tocca ora all’Italia dare un segnale importante, dettando regole ed istituendo controlli volti ad azzerare l’illegalità in uno dei settori tra i più importanti per l’economia del Paese».

 

   

La denuncia in Sicilia

Il problema è ovviamente sul tavolo anche in Sicilia. Poco prima di Natale - nell’incontro con l’assessore regionale al Turismo, Anthony Barbagallo - Federalberghi Sicilia ha messo la lotta agli abusivi al primo posto nelle priorità della collaborazione fra gli imprenditori e le istituzioni. «Non vogliamo fare la guerra contro i mulini a vento, ovvero contro la categoria dei b&b regolari, ma la piaga degli albergatori abusivi - spiega il presidente Nico Torrisi - è diventata insopportabile».    

 

Dall’incontro, al quale hanno partecipato i responsabili provinciali di tutta la Sicilia, è venuto fuori che ci sono anche delle denunce ben precise: 280 abusivi segnalati a Catania, circa mille a Palermo. La stima («per difetto») di Federalberghi Sicilia è di almeno 5mila strutture irregolari, che accolgono almeno 7 milioni di pernottamenti l’anno per un fatturato di oltre 200 milioni di euro che rimane fuori da ogni rilevazione ufficiale. Non è tanto un problema di statistica (i dati sulle presenze ufficiali non tengono conto degli affittacamere in nero), quanto invece di una significativa evasione fiscale, oltre che di decine di milioni di euro che vengono meno ai Comuni siciliani con la tassa di soggiorno. Va da sé che nella black box entrano pure migliaia di lavoratori in nero, di solito familiari dei proprietari degli immobili trasformati in hotel fai-da-te.    

 

Uno dei principali nodi è l’impossibilità, da parte delle forze dell’ordine, di andare fino in fondo nei controlli: «Di solito, purtroppo, non possono entrare in private abitazioni, quindi le denunce - ricorda sconsolato Torrisi - si fermano ancor prima di poter cominciare». Per questo motivo fra le richieste all’assessore Barbagallo c’è anche una norma «per rendere più efficaci e immediati i controlli sugli abusivi». Le questioni non sono soltanto fiscali. Un aspetto è la libera concorrenza. Non soltanto nel settore alberghiero: «A Enna - aggiunge il presidente Giuseppe Spampinato - ci sono anche affittacamere che si propongono sul web per organizzare banchetti».    

 

Un altro punto è il danno che si fa agli enti locali che dovrebbero (condizionale d’obbligo, perché non tutti alla fine lo fanno davvero) investire la tassa di soggiorno per migliorare l’accoglienza nelle città. «Il mancato introito dell’imposta di soggiorno crea un danno economico anche alle politiche di sviluppo turistico della città, ma c’è anche un problema di sicurezza del territorio - sostengono ancora da Federalberghi Sicilia - c’è un mondo parallelo di falsi alberghi, come avviene in tutti i settori: il turismo da tempo purtroppo non fa eccezione, senza che nessuno faccia nulla. Diverse strutture registrate sono sottoposte a controlli continui, altre no: a volte sono anche professionisti che hanno a disposizione più abitazioni e si creano così altri introiti. I danni sono notevoli sia per il settore alberghiero che per quello extralberghiero».    

 

E, all’epoca dell’incubo Isis e delle città sotto assedio, non è da sottovalutare un ultimo fattore: «In queste strutture abusive - ricorda Torrisi - ci si può rifugiare chiunque, senza lasciare traccia». L’assessore Barbagallo ha ascoltato Federalberghi, assicurando «risposte concrete a breve scadenza» sul problema degli abusivi. A partire da «un ddl che preveda precise sanzioni per gli albergatori abusivi, che creano un danno a chi rispetta le regole». Anche l’ipotesi di «dare più potere alle polizie locali, o magari alla polizia giudiziaria, nei controlli domiciliari» è all’attenzione di Barbagallo.    

 

Il dialogo fra la categoria e il governo regionale è aperto anche su altri argomenti importanti. Dalle linee-guida per l’utilizzo dei fondi europei del settennio 2014/20 destinati al turismo alla riqualificazione delle imprese ricettive esistenti. L’assessore regionale ha ricordato l’importanza dei Distretti, che diventeranno Dmo (Destination management organization) per «creare percorsi omogenei», raccogliendo l’input sul turismo congressuale e sportivo. Nel 2016 la prova decisiva: passare dalle parole ai fatti.   twitter: @MarioBarresi

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