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Biologico, 8mila produttori in ansia

Biologico, 8mila produttori in ansia A rischio incentivi per 180 milioni

Il Tar aveva annullato graduatoria e la Regione non si è appellata

Biologico, 8mila produttori in ansia A rischio incentivi per 180 milioni

PALERMO. Sono quasi ottomila le aziende agricole siciliane convertitesi al biologico grazie a compensazioni dell’Ue sui maggiori costi, che ora rischiano di dovere restituire le somme investite perchè la graduatoria è stata annullata da una sentenza del Tar dello scorso aprile che nessuno si sarebbe “ricordato” di impugnare.

 

Ma il neoassessore regionale all’Agricoltura, Antonello Cracolici, si affretta a rassicurare gli interessati: «Non un euro di fondi europei dovrà essere restituito dalle aziende beneficiarie del bando del 2012 annullato dal Tar. Faremo ricorso al Cga. Ho avuto un chiarimento con l’Avvocatura dello Stato. Siamo ancora nei termini per intervenire». Sarà. Ma la notifica del provvedimento del Tar divenuto definitivo ha fatto saltare sulla sedia gli 8mila produttori agricoli interessati dalla vicenda: sia quelli che hanno già ricevuto una parte degli incentivi destinati alla conversione al biologico e che ora rischiano di restituire le somme incassate, sia quelli che attendono ancora i pagamenti e che rischiano di non ricevere nulla perchè la notifica della sentenza impone all’amministrazione di congelare i mandati. In tutto sono in ballo 180 milioni di euro.

 

Il bando del 2012 vide la partecipazione di diecimila produttori, di cui duemila esclusi. Questi fecero ricorso al Tar, ottenendo ad aprile ragione e, dunque, l’annullamento della graduatoria. Gli ottomila beneficiari non si erano però preoccupati più di tanto confidando sul fatto che la Regione avrebbe presentato appello al Cga. Nessuno si è più interessato della cosa, salvo scoprire in questi giorni - quando è stato notificato agli uffici il provvedimento di annullamento della graduatoria diventato definitivo - che nessuno lo aveva impugnato. Da chiarire chi abbia “dimenticato” di presentare appello, se la Regione o, come sostiene quest’ultima, l’Avvocatura dello Stato.

 

Continua Cracolici: «Per fortuna si è solo alimentata una gigantesca preoccupazione, credo sovradimensionata. Ora che ho appreso l’esistenza di questo problema che risaliva all’aprile scorso, ho verificato che le stesse duemila imprese che avevano ottenuto l’annullamento della graduatoria hanno perso un ricorso parallelo, quello relativo al loro inserimento nella graduatoria, e su questo hanno presentato appello al Cga. È li che possiamo rientrare in gioco, ci sono i termini per presentarci in giudizio. Ho avuto un chiarimento con l’Avvocatura dello Stato e procederemo di conseguenza».

 

Sulle responsabilità va giù duro Ettore Pottino, presidente di Confagricoltura Sicilia: «Quando la Regione stilò la graduatoria, ci rendemmo conto che c’erano risorse a sufficienza. Così proponemmo all’allora assessore Rosaria Barresi di fare scorrere la graduatoria includendo anche le duemila aziende rimaste fuori. Ma non ci volle ascoltare. Oggi stiamo piangendo le conseguenze di un modo di fare della Regione che tende sempre a scaricare tutto sulla pelle degli agricoltori. Questo non è più tollerabile. Chiediamo un incontro urgente all’assessore Cracolici - prosegue Pottino - perchè la classe imprenditoriale deve poter contare su contesti certi, e non fluttuanti, necessari per poter programmare ogni forma di investimento. Stiamo già valutando tutte le ipotesi per la tutela dei nostri associati - conclude Pottino - ritenendo come atto prioritario il coinvolgimento del Parlamento regionale prima della definizione della nuova manovra finanziaria».

 

Anche Coldiretti è scesa in campo: «Questa è un’emergenza sociale. Le aziende che hanno ricevuto somme determinanti per l’attività sono in attesa dell’annualità 2015 – dichiarano il presidente Alessandro Chiarelli e il direttore Prisco Lucio Sorbo -. Non solo questi soldi non arriveranno, ma giunge la doccia fredda della presunta restituzione delle annualità percepite. Gli imprenditori hanno ottemperato agli impegni richiesti e non è concepibile imputare loro qualsiasi responsabilità e conseguenza».

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