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Si riapre la corsa all'«oro nero» (e al gas)

Si riapre la corsa all'«oro nero» (e al gas) Via libera a sette pozzi nel Canale di Sicilia

Altre trivellazioni pure a Gela. Insorgono opposizioni e ambientalisti

Si riapre la corsa all'«oro nero» (e al gas) Via libera a sette pozzi nel Canale di Sicilia

Torna la corsa all’oro nero (e al gas naturale) e scoppia la polemica soprattutto perché ci sarebbero sette nuove autorizzazioni nbel Canale di Sicilia così come al largo di Gela nell’ambito del protocollo Eni per la salvaguardia dell’occupazione negli impianti petroliferi.

Ma la polemica è nazionale perché tutto è nato da alcune norme contenute nella legge di Stabilità 2016 che sostanzialmente danno il via alle trivellazioni e ai pozzi petroliferi anche entro le 12 miglia dalla costa come in terraferma. Il ministro Federico Guidi getta acqua sul fuoco: "Si tratta di un polverone pretestuoso e strumentale” ma intanto ad esempio la Puglia (perché le trivellazioni riguardano anche l’Adriatico al largo delle isole Tremiti) ha annunciato ricorso per conflitto di attribuzione con riferimento al modo in cui l'emendamento alla legge di stabilità presentato dal Governo ha inciso sullo Sblocca Italia. Sostanzialmente è accaduto questo: il 22 dicembre il Ministero dello Sviluppo economico ha autorizzato una serie di ricerche petrolifere nell’Adriatico, nel Golfo di Taranto in Puglia e a largo dell'isola di Pantelleria in Sicilia, mentre il giorno successivo il Parlamento ha approvato la Legge di Stabilità, che vieta le trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa, ma permette lo sfruttamento dei giacimenti già autorizzati. La Cassazione aveva autorizzato sei referendum contro le trivelle, presentati da dieci Regioni. E di fronte al cambiamento della legge, la Corte ha dovuto riesaminare le richieste (i Comitati dicono che il governo l'ha fatta modificare apposta). La Cassazione ha dato l'ok a un solo referendum, quello contro la proroga delle concessioni per tutta la durata del giacimento.

 

 "Siamo stati i primi a denunciare la vergognosa scelta del governo Crocetta sulle trivelle, una scelta che ci è subito apparsa come atto di sudditanza alle lobbies. Adesso siamo pronti a una grande mobilitazione popolare" ha detto Nello Musumeci, deputato dell'opposizione all'Assemblea regionale siciliana e leader del movimento #DiventeràBellissima. Secondo Musumeci "la Sicilia sta perdendo grandissime opportunità anche lavorative, mentre l'indotto di tutti i poli petrolchimici isolani, esattamente come accaduto con Termini Imerese, assomiglia già a un deserto carsico. Inutile girarci attorno: la Regione - conclude il parlamentare - è stata incapace di un piano di sviluppo sostenibile e di un vero piano industriale".

Il leader dei Verdi Angelo Bonelli ha invece chiesto l'intervento del presidente della Repubblica: "Rivolgiamo un appello a Sergio Mattarella affinché faccia sentire la sua voce contro lo scempio a cui rischiano di andare incontro i mari italiani. In Italia esistono permessi e istanze di ricerca per idrocarburi per un totale di 36.462 chilometri quadrati - prosegue Bonelli -: 90 sulla terraferma, per un totale di 27.662,97 chilometri quadrati, e 24 nel sottofondo marino, per 8.800 chilometri quadrati: si sta perforando un territorio equivalente a quello della Lombardia e Campania messe insieme". "Le autorizzazioni del ministro dello Sviluppo economico sono un atto gravissimo, che svende per poche migliaia di euro i paradisi naturalistici italiani alle multinazionali del petrolio - aggiunge Bonelli -. Per questo chiediamo al presidente Mattarella, che nel suo messaggio di fine anno non ha mancato di rivolgere splendide parole in difesa dell'ambiente e del territorio, di intervenire sul governo per salvare i mari e i tesori italiani". "A cominciare dalle Tremiti - ha concluso Bonelli - ma anche l'isola di Pantelleria, di fronte alla quale è in corso l'autorizzazione di ulteriori permessi, insieme all'autorizzazione all'Audax Energy, non revocata, in attesa di un idoneo impianto di perforazione".

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