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Regione, ritardi nella spesa dei fondi Ue

Regione, ritardi nella spesa dei fondi Ue la Sicilia rischia di restituire 300 milioni

Il punto sugli impegni certificati del Fesr 2007-2013
Regione, ritardi nella spesa dei fondi Ue la Sicilia rischia di restituire 300 milioni
PALERMO - Ammonta circa 300 milioni di euro il plafond che la Sicilia potrebbe restituire a Bruxelles, almeno questa è l’area definita “a rischio” dal dirigente del Dipartimento programmazione, Vincenzo Falgares, che ha fatto il punto sulla spesa certificata del Fesr 2007-2013, nel corso dell’audizione in commissione Ue dell’Ars, presieduta da Concetta Raia (Pd). «Tutta colpa del blocco dei pagamenti», ha sostenuto Falgares, riferendosi ai problemi che si verificarono a dicembre nel sistema di trasmissione della Regione, «proprio nel pieno dell’accelerazione del caricamento dei beneficiari».     In realtà, in questo momento, mancano all’appello un miliardo e 200 milioni di euro ancora da registrare rispetto al budget assegnato al Fesr, pari a 4,359 miliardi. Ai commissari, tuttavia, Falgares ha detto che stima in 500 milioni il volume di pagamenti in fase di registrazione, mentre altri 400 milioni saranno “recuperati” attraverso i cosiddetti ‘progetti retrospettivi”, si tratta di interventi completati o avviati attraverso altre fonti di finanziamento ma che la Regione, che sta agendo in raccordo con lo Stato, può inserire all’interno degli Apq (accordi di programma quadro) in modo da colmare il gap di spesa certificata rispetto a quella assegnata e poter chiedere i rimborsi a Bruxelles, fondi che poi dovranno essere reinvestiti nelle stesse misure. Poi Falgares lancia un allarme: «La Regione ha certamente delle responsabilità nei ritardi della spesa dei fondi Ue ma qui il problema dei problemi è l’intera organizzazione del sistema Sicilia, comuni inclusi: dal monitoraggio ai controlli, al sistema informatico. E poi la questione del personale: 4.800 regionali andranno in pensione, 800 i dirigenti che andranno via, nei comuni spesso non c’è personale qualificato e formato nella materia. L’amministrazione è veramente in grande difficoltà, da qui al 2017 il mio dipartimento si svuoterà, rimarrò solo». Falgares ha fatto il punto sul Fesr 2007-2013 e ha sottolineato le difficoltà che la Regione avrà con la nuova programmazione 2014-2020.     Intanto sulla certificazione della spesa sorge un problema sui migranti, in quanto non c’è un elenco chiaro e completo sulle spese che possono essere coperte dai fondi Ue, come i generi alimentari, l’acqua, le schede telefoniche, ma anche i costi per la sistemazione dei migranti negli hotel e in altre tipologie di alloggi e quelle per l’igiene, la salute, per l’acquisto di bagni chimici, di tensostrutture, i trasporti. Quel che è certo è che tutte le spese sostenute per i migranti possono essere coperte con i fondi dell’Unione europea. Lo ha stabilito la stessa commissione Ue e la Regione siciliana, così come altre Regioni, ha firmato gli atti di indirizzo, che consentono di caricare i costi in capo al Fesr 2007-2013, il fondo destinato allo sviluppo della Regione.     Il dirigente del dipartimento Programmazione, Vincenzo Falgares, ha stimato in 500 milioni di euro la spesa per i migranti fatta in Sicilia che potrebbe essere messa in conto al Fesr. «Ma stiamo valutando, ci sono alcune criticità», ha detto durante l’audizione in commissione Ue dell’Ars. Per la Regione appare difficile infatti potere rendicontare tutte queste spese anche perché coinvolge più soggetti, per cui il rischio è di caricare i costi sul Fesr ma di non poter poi avere i rimborsi da Bruxelles, perdendo quindi quote di fondo.

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