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Olio d'oliva, primo sì con modifiche del Parlamento Ue a import da Tunisia

Olio d'oliva, primo sì con modifiche del Parlamento Ue a import da Tunisia

La partita resta aperta. Occorre un ulteriore passaggio istituzionale. La palla torna al Consiglio Ue

Olio d'oliva, primo sì con modifiche del Parlamento Ue a import da Tunisia

BRUXELLES - L’Europa faciliterà l’import di olio d’oliva dai vicini tunisini, in grave crisi a seguito degli attacchi terroristici, ma solo a certe condizioni e dopo un ulteriore passaggio istituzionale. A cambiare le carte in tavola rispetto alla proposta originaria è stato il Parlamento europeo, che con le sue modifiche ha dato un primo sì ad una quota extra di import di 35mila tonnellate l’anno per il 2016 e altrettante per il 2017. Ma proprio in seguito agli emendamenti approvati, la palla torna ora nel campo del Consiglio Ue, che l’estate scorsa aveva discusso per la prima volta delle possibili misure in soccorso della fragile democrazia nordafricana.

 


La proposta sull’import era arrivata a settembre scorso, dopo la valutazione di “una quantità di misure alternative, in costante e doveroso confronto con gli Stati membri, oltre che con le autorità e la società civile tunisina”, ha spiegato Federica Mogherini in una lettera in risposta ad un appello a rivedere la misura del M5S. Secondo il capo della diplomazia Ue, la proposta formulata dalla Commissione è la scelta “più efficace per la Tunisia e di minore impatto sull’economia europea e anche italiana”.

 


Ora Consiglio, Europarlamento e Commissione Ue dovranno trovare un nuovo accordo sul testo del provvedimento ed il fronte del ‘nò spera che in questo ambito possano essere trovati nuovi compromessi. Intanto, gli eurodeputati sono riusciti a introdurre tre nuove condizioni: l’olio dovrà essere effettivamente prodotto in Tunisia, la misura non potrà essere prorogata oltre i due anni previsti e la Commissione presenterà una valutazione a medio termine, ed eventuali cambiamenti, qualora i produttori europei risultassero danneggiati.

 


“Dopo il voto di oggi si riapre la partita sull’olio tunisino”, hanno proclamato Patrizia Toia, (capodelegazione Pd all’Europarlamento), e Paolo De Castro, coordinatore per il gruppo dei socialisti e democratici della commissione Agricoltura del Pe. Il quale spera “si arrivi presto ad un piano di supporto davvero efficace, in grado di aiutare la Tunisia senza mettere in difficoltà l’agricoltura europea, in particolare quella del Sud”. “Grazie alla nostra battaglia politica la partita è riaperta” è il messaggio dello stesso tenore della delegazione del Movimento Cinque Stelle contestato da un altro europarlamentare Pd, Daniele Viotti. “Alcuni esponenti del partito democratico che adesso cantano vittoria - si legge in una nota del M5S - dovrebbero ricordarsi il voto a favore dei suoi esponenti in commissione commercio”.

 


Il voto di oggi “non è del tutto negativo”, ha osservato il presidente della commissione Ambiente del Pe, Giovanni La Via (Ap/Ppe), che si è battuto per il rigetto della proposta ed è convinto che lo strumento del commercio agevolato sia “sbagliato” perché non aiuta veramente i tunisini, ma pochi importatori. Di qui la richiesta di un incontro con il commissario europeo all’agricoltura, Phil Hogan, per discutere di eventuali compensazioni ai produttori europei colpiti.

 

Nel frattempo per i negoziati si prepara certamente una battaglia a suon di dati: l’anno scorso, riferisce  Coldiretti, in Italia l’import dalla Tunisia è aumentato del 481% e un aumento delle agevolazioni commerciali sarebbe un errore. Mentre Agrinsieme (il coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Aci agroalimentare) sottolinea che pur non essendo state accolte le richieste di rigetto della proposta della Commissione, si è incassato “l’obiettivo di non chiudere definitivamente la questione”. 

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