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Patto per la Sicilia, cantieri per 16,4 mld

Patto per la Sicilia, cantieri per 16,4 mld Ecco l'elenco delle opere da realizzare

Dal Parco di Siracusa, alle Poste etnee fino alla Cattedrale di Agrigento

Patto per la Sicilia, cantieri per 16,4 mld Ecco l'elenco delle opere da realizzare

PALERMO. È ormai questione di giorni e dopo quelli con le città metropolitane di Catania e Palermo, sarà firmato il Patto per la Sicilia. Ed è possibile che il premier Matteo Renzi e il presidente della Regione, Rosario Crocetta, incrocino le firme in una giornata che un tempo evocava suggestioni: il 15 maggio, festa dell’Autonomia siciliana.

A Palazzo d’Orlèans si lavora alacremente affinché la sottoscrizione del “patto” possa avvenire proprio nel giorno in cui si celebra il 70° anno dell’Autonomia. La Sicilia potrà disporre di circa 14 miliardi di euro da spendere in cinque anni, più 2,4 miliardi entro il 2017. I finanziamenti più cospicui sono destinati al risanamento della aree colpite dal dissesto idrogeologico ed erosione delle coste. Circa 600 milioni per mettere in sicurezza gran parte del territorio isolano, in particolare nel Messinese. Il Patto per la Sicilia, inoltre, prevede investimenti per i “grandi attrattori”, siti culturali che avranno l’obiettivo di portare in Sicilia grandi masse di viaggiatori. Sono stati individuati: l’area archeologica di Siracusa; il Parco archeologico di Selinunte; il Castello Maredolce di Palermo, che rientra nel circuito arabo-normanno di Palermo, Monreale e Cefalù, riconosciuto recentemente dall’Unesco come patrimonio dell’umanità.

Un impegno finanziario cospicuo - le singole poste stanno per essere definite - è destinato per la messa in sicurezza ed il restauro della Cattedrale di Agrigento che, come è noto, sorge su una collina di tufo molto friabile. Per incrementare il flusso dei viaggiatori si punta anche sulla Villa romana del Casale, di Piazza Armerina, che, con i suoi mosaici, è già uno dei siti archeologici siciliani più visitati. Altro bene, poco conosciuto, ma di grande valore storico artistico è la Cittadella borbonica di Messina che sarà bonificata.

A Gela sarà realizzata la darsena, mentre a Catania viene finanziata la realizzazione della “cittadella giudiziaria” che sarà realizzata nelle ex Poste di viale Africa. Risorse sono destinate anche alla riqualificazione dei centri urbani e per il completamento di rete fognarie e depuratori e per impianti a supporto dello smaltimento dei rifiuti. Finanziamenti sono previsti anche per le strade secondarie, ex provinciali, e per la realizzazione di alcune vie di fuga nelle zone della Sicilia orientale soggetta a scosse sismiche.

«Entro 15 giorni - ha detto il presidente della Regione, Crocetta - firmeremo l’accordo con lo Stato per 12 miliardi di euro da spendere in 5 anni e altri 2,4 miliardi da spendere in due anni. Tutto questo per aprire mille cantieri in Sicilia e dare lavoro a disoccupati e imprese». Una montagna di euro, dunque, si rovescerà sulla Sicilia, oltre i fondi europei che ammontano complessivamente a circa 10 miliardi di euro. Soldi che bisognerà sapere investire bene, soprattutto con trasparenza degli atti. Il presidente Crocetta farebbe bene a blindare le procedure delle gare, introducendo una norma per la pubblicazione dei bandi di appalto e sub-appalto sui quotidiani, per consentire alla cittadinanza di esercitare una vera e propria vigilanza sociale.

Inevitabimente, una tale massa di denaro scatenerà gli appetiti di imprese senza scrupoli e della mafia. Dunque, a 15 giorni esatti della sua visita a Catania e Palermo, il premier Renzi potrebbe tornare in Sicilia per la firma del “Patto” che dovrebbe consentire di rilanciare l’economia e l’occupazione nell’Isola. C’è anche chi ipotizza che la firma dell’atto potrebbe avvenire a Palazzo Chigi. Francamente, non sarebbe un bel gesto da parte del presidente del Consiglio, che è stato prima in Campania e poi in Calabria, a Catania e Palermo. Le risorse economiche che potranno essere investiti dalla Regione, sono fondi statali del cosiddetto Fsc (Fondo sociale coesione), ma non sono tutti finanziamenti “freschi”, cioè nuovi finanziamenti. Infatti, per una buona parte, secondo fonti di Palazzo Chigi, si tratta di progetti già finanziati, ma non realizzati o rimasti a metà, per un importo di circa 8 miliardi di euro. Il dettaglio si conoscerà solo dopo la firma del Patto per la Sicilia che è continuamente rimaneggiato ed aggiornato, anche alla luce dei problemi provocati dalle recenti i piogge, soprattutto nel Messinese.

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