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«Quotazione in Borsa e governance

«Quotazione in Borsa e governance Fontanarossa, ora scelte condivise»

Aeroporto, intervista - appello di Gaetano Mancini, l’ad di Sac

alla vigilia degli step decisivi per il sistema integrato Catania-Comiso

«Quotazione in Borsa e governance Fontanarossa, ora scelte condivise»

CATANIA. Il terminal di partenza: «L’aeroporto non può essere soltanto il terreno di scontro e di veleni. Se perdiamo la partita del futuro, resterà soltanto cenere». Il terminal di arrivo: «Questa deve diventare la stagione delle scelte condivise su Fontanarossa. Chi ha delle idee deve metterle sul tavolo con coraggio e trasparenza». Tra partenza e arrivo c’è un mondo che cambia. O forse soltanto un modo. Di aprirsi, di confrontarsi, di dialogare. Tardivo? Forse. Ma concreto. Con un doppio scenario: la capitalizzazione «irreversibile» di Sac, «con o senza la quotazione in Borsa», e il rinnovo dei vertici dopo l’approvazione del bilancio consolidato, prevista entro il prossimo 30 giugno. E Gaetano Mancini, amministratore delegato della società che gestisce l’aeropor - to di Catania, in una lunga intervista al nostro giornale, lancia un appello. Che forse è troppo esagerato definire una proposta di “pax”; eppure sembra almeno una tregua, armata o non. «Anche chi ha l’elmetto in testa deve avere maturità e capacità di un ragionamento chiaro».

 

Mancini, perché la Sac deve capitalizzarsi?

«Il problema è il contesto. Non è che Sac sceglie la capitalizzazione, con privatizzazione o ingresso in Borsa, per piacere o per mania di grandezza. Il punto primo è: alla Sac servono 165 milioni. Parte di questi soldi li ha, ma se senza l’intero monte-risorse, siccome è un obbligo di concessione quarantennale, decade la concessione stessa. Il secondo punto: si tratta di investimenti per la capacità aeroportuale e dunque per lo sviluppo del territorio. Quindi sono cose importantissime».

 

Ma nel momento in cui avete programmato questi investimenti non potevate parametrarli all’effettiva capacità finanziaria della società?

«No, perché sarebbe troppo bello dire: io ho 10 milioni e faccio investimenti con questi soldi. Invece l’Enac ti risponde: no, io ti ho dato una concessione e tu mi devi fare crescere il traffico passeggeri fino a una certa quota. Tenga conto che da qui al 2034, secondo le stime di Airbus e di Boeing, in Europa ci sarà una crescita media dei passeggeri di oltre il 100 per cento. Quindi l’Enac ti chiede di avere un’infrastruttura in grado di seguire questo trend. E dunque il piano di investimenti non è fatto sulla capacità finanziarie di Sac, ma sulle esigenze del sistema. Quindi i soldi li dobbiamo trovare».

 

Bisogna fare presto. Ma non avete avuto troppa fretta?

«Non è così, perché il lavoro di capitalizzazione è partito nel 2008, col piano industriale. In quel documento c’era una redditività appena del 12% sul fatturato, pari a 6,4 milioni di euro l’anno a fronte di una media del settore di circa il 27%. Oggi l’Ebitda è 22 milioni di euro l’anno e vale il 32% del fatturato. Nel 2006 Catania era l’ultima in Italia, assieme a Palermo, per produttività. Oggi non è più così: siamo passati da 407 a 180 dipendenti, senza un solo licenziamento ma con la politica “zero assunzioni” dopo il proliferare dei trienni precedenti».

 

Ma cosa c’entra tutto ciò con il piano di investimenti?

«C’entra, perché grazie a questa operazione siamo riusciti a ottenere un contratto di finanziamento con le banche, semplicemente inimmaginabile nel 2006, che ha portato 80 milioni di euro da Banca Intesa e Cassa Depositi e Prestiti. Per questo dico che parte delle risorse per il piano investimenti Sac le ha già in pancia. Senza questo percorso di crescita del fatturato e di abbassamento dei costi non si potrebbe neanche parlare di qualsiasi forma di privatizzazione».

 

E perché mai?

«Se devo vendere casa ottengo un prezzo più alto mettendola sul mercato in perfetta efficienza o in stato di abbandono? Se non avessimo fatto così, oggi saremmo nella situazione di dover svendere la Sac».

 

Eppure qualcuno sostiene che il rischio di svendere Sac esista tutt’ora...

«È assolutamente falso. La Sac in questo momento è più che appetibile. È appetibilissima».

 

E per chi lo è? Cosa si profila all’orizzonte?

«Questa è la seconda parte del mio ragionamento. Noi non possiamo più andare in banca a chiedere soldi, perché avremmo bisogno di equity, di moltiplicatori del capitale. Quindi oggi, necessariamente, l’assemblea deve andare a cercare i capitali sul mercato. Ma l’opera - zione non può essere decontestualizzata da tutto ciò che viene prima».

 

Cosa vuole dire?

«Sostanzialmente l’assemblea dei soci ha preso la decisione della quotazione in Borsa, di fronte a un ventaglio di soluzioni. Compresa quella che i soldi potevano metterli i soci stessi. La quotazione, per antonomasia, è la strada più trasparente. Ci sono le regole di Borsa Italiana e di Consob. Noi, rispetto a questo indirizzo dell’assemblea, abbiamo lavorato molto in questo ultimo anno e mezzo: controllo di gestione, informatizzazione dei flussi, tutte cose che restano come patrimonio della società. Abbiamo lavorato silenziosamente e in maniera importante».

 

E a che punto siete?

«Siamo al punto di arrivo. A luglio saremo nelle condizioni di fare il “filing” con Borsa Italiana. Un percorso che, dopo quattro mesi, può portare all’ingresso a Piazza Affari. Quindi la quotazione potrebbe esserci fra ottobre e novembre». Tutto deciso, insomma? «Adesso è chiaro che non è una scelta mia o del management, né del Cda. È una scelta dei soci, devono prenderla loro».

 

E se dovessero dire no alla quotazione?

«Dovrebbero dire qual è l’alternativa. Indicare un piano B. Perché la società è già oggi nelle condizioni di dover fare gli investimenti. A settembre avremo il contratto di programma operativo, dopo la concertazione con le compagnie. E dovremo dare delle risposte all’Enac».

 

Facciamo l’avvocato del diavolo. In questo quadro - con il caos delle Camere di Commercio in Sicilia, fra denunce incrociate e fango nelle carte dei pm di Potenza - c’è la serenità per fare una scelta così importante?

«I soci devono essere messi davanti a uno scenario: la società ha bisogno di capitali, l’assemblea ha scelto un percorso che è stato portato a conclusione dal management. Adesso, che sia questo o un altro, si deve prendere una decisione».

 

Non ha risposto alla domanda. Con quale serenità si può fare questa scelta?

«C’è una considerazione che faccio non da amministratore delegato della Sac, ma da cittadino. L’aeroporto Fontanarossa, o meglio il sistema integrato CataniaComiso, è troppo importante per essere trascinato sempre e comunque nelle polemiche. Qualunque decisione si prenda, dovremmo avere la capacità, come territorio, di confrontarci, di ragionare. E poi prendere in maniera serena la decisione. L’aeroporto non può essere sempre terreno di scontro. Ci possono essere delle idee diverse, ma a un certo punto ci si parla e si decide. Dopo di che tutti devono andare verso la stessa decisione».

 

Ma il livello di scontro non le pare talmente alto da non poter più tornare indietro?

«Questo dipende dalla maturità di ognuno di noi. Se la posta in gioco è il futuro del territorio, anche chi ha l’el - metto in testa deve avere la capacità di un ragionamento chiaro e trasparente. Mettiamo tutte le questioni sul tappeto. Se qualcuno ha un’idea migliore rispetto alla quotazione scelta dall’assemblea dei soci, la mettesse sul tavolo. E la discutiamo».

 

Magari non ci sono idee sul tavolo perché il percorso verso la Borsa è stato piuttosto “blindato”...

«Ci sono stati dei dibattiti pubblici sull’ipotesi di quotazione in Borsa. Ma nessuno è venuto a dire “secondo me è meglio fare quest’altra cosa”. E non credo che da parte della società vi sia stata una chiusura. Io finora non ho visto idee alternative. Se ci sono ben vengano, poi decideranno comunque i soci».

 

E sulla governance? A breve c’è il rinnovo delle principali poltrone. Compresa la sua.

«È anch’essa una decisione nelle mani dei soci. Il mandato dell’attuale management scade dopo l’approva - zione del bilancio consolidato prevista entro fino giugno. Poi l’assemblea dovrà decidere chi saranno gli amministratori».

 

L’assemblea così come attualmente costituita e cioè con una maggioranza di soci rappresentanti da commissari nominati e non da presidenti eletti...

«Una Spa cammina con i suoi tempi. Non può aspettare i tempi della plitica, delle forze sociali. Ci sono delle scadenze, degli investimenti da fare e degli organi da rinnovare. Il futuro non può aspettare».

 

Dunque: prendere o lasciare...

«Il mio dovere è quello di segnalare all’assemblea dei soci, così com’è costituita, che ci sono delle scelte da prendere. Poi se non le riescono a prendere...».

 

Ecco, appunto. Se non riescono a prenderle cosa succederà?

«Non lo so. Il percorso di capitalizzazione è irreversibile. Sia con la quotazione sia con la privatizzazione, a meno che i soldi non li metta Babbo Natale, è una strada segnata. Sul tema della governance, anche per una questione di eleganza e di pudore, io non mi pronuncio. Decidessero quello che devono decidere».

 

Ma ci può essere una “tregua”, anche armata, fra le fazioni opposte in questa guerra per l’aeroporto di Catania?

«Ci dev’essere una cosa che indico con due parole usate dai nostri nonni: buon senso».

 

Ovvero?

«È tempo di scelte condivise, bisogna trovare soluzioni chiare e trasparenti. Altrimenti ci resterà soltanto un cumulo di cenere. Senza vincitori, né vinti».

Twitter: @MarioBarresi 

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