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Pensioni: Poletti, per interventi 6 mld in 3 anni

Pensioni: Poletti, per interventi 6 mld in 3 anni

Il governo punta a destinare agli interventi sul sistema previdenziale 6 miliardi di euro in 3 anni. Lo ha detto il ministro del lavoro Giuliano Poletti, ai sindacati nell'incontro in corso al ministero del Lavoro. "Il governo - ha detto - lavora per trovare la massima condivisione possibile". Il governo sta leggendo ai sindacati un verbale di 5 cartelle sugli argomenti sui quali si è tenuto il confronto in questi mesi. Sulle pensioni "le misure ci saranno e non dipendono dalla trattativa con Bruxelles. Ovviamente non saranno multimilionarie, ci saranno con la logica dei piccoli passi: in pensione si può andar prima accettando una piccola penalizzazione dello stipendio, le minime avranno una sorta di quattordicesima, riusciremo a dare qualche soldo in più". Lo afferma il premier Matteo Renzi ai microfoni di Rtl 102.5. Per pacchetto pensioni sul tavolo massimo 1,5 miliardi - Dettagli delle misure e soprattutto risorse: gli interventi previdenziali al centro del confronto tra governo e sindacati si apprestano a fare i conti con i fondi a disposizione, che potrebbero essere meno rispetto ai 2 miliardi di cui si era inizialmente parlato ed arrivare ad un massimo di 1,5 miliardi. Oggi l'incontro decisivo tra governo e sindacati per definire il pacchetto e tirare le fila, "fare una sintesi", del confronto avviato a fine maggio sui temi del lavoro e delle pensioni. Una sintesi che arriva dopo il varo della Nota di aggiornamento del Def, dunque con un quadro più definito delle risorse a disposizione, ed in vista della stesura della legge di Bilancio, in cui gli interventi saranno inseriti a metà ottobre. Diverse le novità sul tavolo, a partire dall'Anticipo pensionistico fino ad un massimo di tre anni e sette mesi (per gli over 63, dal 2017), 'bonus' per i precoci (coloro che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni, che potrebbe però essere limitato ai 'super-precoci', a chi cioè ha cominciato a lavorare prima dei 16 anni), fino all'aumento delle quattordicesime (estese a chi ha un reddito complessivo fino a 1.000 euro). L'appuntamento, slittato già due volte, è fissato per il primo pomeriggio tra il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, ed il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Dalle risorse 'postate' e dalla sostanza degli interventi previdenziali dipenderà anche la possibilità che si arrivi ad un accordo o ci si limiti ad un verbale di incontro. Fin dall'inizio i sindacati hanno messo sul tavolo la richiesta innanzitutto di introdurre flessibilità in uscita, modificando la legge Fornero sulle pensioni, e di prevedere uno stanziamento di almeno 2,5 miliardi. L'Ape è previsto che abbia un costo diverso a seconda delle situazioni: più alto se volontaria e, invece, pari a zero per coloro che sono disoccupati e hanno esaurito gli ammortizzatori sociali, per chi ha esigenze di cura di familiari disabili e per chi fa lavori rischiosi. Limite per beneficiare dell'Ape social, come è stata battezzata, dovrebbe però essere l'aver maturato una pensione entro i 1.500 euro lordi. Nei casi di Ape volontaria, la rata per il prestito per il periodo massimo (tre anni e sette mesi) potrebbe costare fino al 25% dell'importo della pensione per 20 anni. Quanto ai precoci, sembra privilegiata l'ipotesi di uno sconto di circa un anno soltanto per chi ha cominciato a lavorare prima dei 16 anni. Tra le altre misure, l'estensione ai pensionati della no tax area al livello del lavoro dipendente (8.000 euro), l'intenzione di intervenire sui lavoratori usuranti e sulle ricongiunzioni onerose.

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