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Sicilia star della "biodinamica" conquista pure il Nord Europa

Qui nel 1972 è nata la prima coop d'Italia. Oggi sono 97 le aziende a marchio Demeter e una cinquantina di "biologiche" sono avviate alla conversione

Sicilia star della "biodinamica" conquista pure il Nord Europa

Ne è convinta Giulia Maria Crespi, che a 93 anni ancora combatte per l’ambiente al punto da proporre l’agricoltura biodinamica e la sua evoluzione tecnologica, l’ “agroecologia”, come ricetta per creare sviluppo e lavoro al Sud. L’erede di una famiglia di imprenditori agricoli, fondatrice del Fondo Ambiente Italiano e titolare di un’azienda biodinamica, Cascina Orsine, lo ha ribadito nel convegno “Per la rinascita del Sud: le nuove frontiere dell’Agroecologia”, organizzato a Napoli e Capua dall’Associazione dell’agricoltura Biodinamica con la collaborazione, fra gli altri, del Fai. «Il Sud è pieno di terre abbandonate in zone bellissime - spiega Giulia Maria Crespi - ma la percentuale di disoccupati è altissima. Convertire le terre all’agricoltura biodinamica significa biodiversità, tutela dal dissesto geologico, messa in sicurezza degli antichi borghi e dei beni artistici, sviluppo del turismo, della cucina e dell’artigianato. Un’azienda biodinamica occupa più persone di una monocolturale».

È straordinaria la coincidenza fra questo convegno e la conferenza Onu “Cop22” in corso a Marrakech sui cambiamenti climatici. La domanda è la stessa in entrambi gli eventi: come fermare la “febbre” del pianeta? In Marocco cercano un’intesa fra tutti i Paesi sul come attuare le complesse e costose misure dell’Accordo di Parigi (Cop21); a Napoli la risposta è più semplice: tornare alla natura. Se il 20% dei campi d’Europa fosse convertito al biologico e biodinamico, le emissioni di gas serra si abbatterebbero di 92 mln di tonnellate l’anno, quasi quanto ne produce la Grecia (101 mln).

La Sicilia è pronta a rispondere all’appello di Giulia Maria Crespi. L’Isola è già la prima regione d’Italia per agricoltura biologica e lo è anche nel biodinamico: 300 le aziende in Italia, di cui oltre un terzo nell’Isola. E sempre più aziende bio si convertono al biodinamico, che ne è l’evoluzione.

La prima coop biodinamica d’Italia è nata in Sicilia nel 1972: la Salamita di Barcellona Pozzo di Gotto, che associa 76 aziende a marchio Demeter International e altre 34 biologiche si stanno convertendo. Da allora tante aziende hanno fatto questa scelta. Passare dalla monocoltura a più colture, seguire i lenti ritmi della natura, usare antiche sementi e tecniche di concimazione e lotta ai parassiti offre enormi vantaggi di mercato. A differenza del biologico che nell’Isola non ha poli di trasformazione e commercializzazione (al punto che i prodotti vengono conferiti come convenzionali), il biodinamico qui è attrezzato e raggiunge i mercati del Nord Europa.

All’Associazione dell’agricoltura Biodinamica, spiega il segretario regionale della sezione “Proserpina”, Francesco D’Agosta, «sono iscritte a marchio Demeter Italia altre 21 aziende per 806 ettari e 3 sono in conversione per 272 ettari. Sono attività che usufruiscono di 5 aziende di trasformazione e di 9 aziende di distribuzione. Questi prodotti sono molto richiesti e venduti nel Nord Italia e nel Nord Europa, come Germania, Svezia e Norvegia. Sono enormi opportunità - sottolinea D’Agosta - che stimolano altre aziende bio alla conversione: 15 si sono iscritte al prossimo corso teorico-pratico che terremo a Scordia, a gennaio e in primavera, propedeutico all’iscrizione al marchio Demeter, e altre 10 ci hanno chiesto di tenerne uno analogo a Trapani. Rispetto al biologico, il biodinamico è un completamento, un valore aggiunto fondamentale per i mercati». Fra le attività da imparare, la preparazione, il sotterramento e il successico dissotterramento del “corno letame”, la coltivazione di antiche colture, le secolari tecniche di irrigazione e di cura dei suoli, e così via. Cose che i visitatori possono toccare con mano nell’antico giardino a Pantelleria e nel Giardino della Kolymbetra nella Valle dei Templi di Agrigento, gestiti dal Fai. Il property manager della Kolymbetra, Giuseppe Lopilato, da varietà di agrumi del ‘600 ottiene prodotti freschi che spedisce ai visitatori e sette tipi di marmellate grazie ad antichi metodi rispettosi del paesaggio. Provvidenziale l’annuncio di Giulia Maria Crespi: «I tanti terreni coltivati dal Fai in Italia verranno presto convertiti ai principi steineriani della biodinamica».

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