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Crisi dei consumi e concorrenza sleale

Crisi dei consumi e concorrenza sleale Auchan soffre, in Sicilia 267 in mobilità

A rischio 6 punti vendita (3 a Catania) / QUEI GRUPPI IN FUGA

Crisi dei consumi e concorrenza sleale Auchan soffre, in Sicilia 267 in mobilità

Nei primi anni 90 furono pionieri aprendo, dalla Francia in Spagna e anche in Italia, i primi ipermercati all’interno dei centri commerciali che iniziavano a nascere nelle periferie delle città. Oggi però, devono fare i conti con un mercato in continuo cambiamento e soprattutto con la vasta concorrenza distribuita nel Paese che vede l’apertura di un numero di centri commerciali sempre più enormi e competitivi.

 

Un mercato crudele che miete le sue vittime tra i dipendenti della nota catena di ipermercati francese Auchan che occupa in Italia, nelle 51 sedi, oltre undici mila lavoratori di cui 1.500 rischiano il licenziamento. In Sicilia la società conta 1.137 dipendenti. Di questi ben 267 sono a rischio, ed operano nei sei punti vendita distribuiti nell’Isola: Palermo, Carini (Pa) Melilli (Sr) e tre in provincia di Catania (Catania La Rena, Misterbianco, Porte di Catania). I sindacati sono sul piede di guerra e hanno proclamato per il 9 maggio una giornata di sciopero in tutta Italia e non escludono mobilitazioni prima di quella data. Nello specifico il gruppo Auchan–Sma dal 2009 al 2013 ha perso circa l’8% del fatturato e il margine già negativo nel 2011 ha continuato ad appesantirsi.

 

Ad oggi il 40% delle aziende paga con ritardo le retribuzioni e alcune di esse non hanno ancora liquidato la tredicesima mensilità o hanno una o due mensilità a fondo. La ricerca incessante dei consumatori al prezzo più basso e agli articoli in promozione riducono drasticamente i margini. La stessa composizione della spesa media è diversa rispetto al passato, con un maggior ricorso a beni “economici” a dispetto di quelli di marca. Questo determina contraccolpi ai bilanci aziendali, con imprese costrette a dover ricorrere ai licenziamenti o ad altri ammortizzatori sociali. «Il modo di gestire l’azienda è incomprensibile – ha detto la segretaria regionale della Uiltucs, Marianna Flauto – se Auchan ha registrato perdite, queste sono il frutto di politiche aziendali sbagliate e non possono essere i lavoratori a farne le spese. Tra le ragioni dei licenziamenti, la società indica pratiche di concorrenza sleale, soprattutto al Sud, dove nella grande distribuzione molti operatori economici non applicano i contratti collettivi di categoria nazionale; oppure applicano i contratti part–time mentre il personale lavora full time. Se il mercato è drogato, devono essere potenziati i controlli, non possono essere i lavoratori a farne le spese».

 

Nel corso di questi mesi a nulla sono valsi i tavoli tra sindacati e azienda. Secondo le organizzazioni sindacali l’azienda avrebbe annunciato «la soppressione della quattordicesima mensilità, del contratto integrativo aziendale, gli scatti di anzianità o la perdita di un livello di inquadramento». E sarebbero in arrivo anche le prime lettere di licenziamento dopo tre anni di contratti di solidarietà. Filcams, Fisascat e Uiltucs sollecitano, invece, un rilancio dei consumi. I sindacati si dicono disponibili ad affrontare con senso di responsabilità i problemi dell’impresa, ma «ciò deve però avvenire nel rispetto degli interessi e dei diritti dei lavoratori – ha aggiunto Mimma Calabrò segretario Fisascat – non scaricando unicamente su di essi il peso di una ristrutturazione selvaggia. Credo che si debba trovare presto un accordo per il rilancio dell’azienda e per la sicurezza dei lavoratori. La disponibilità ad affrontare con senso di responsabilità i problemi dell’impresa deve però avvenire nel rispetto degli interessi e dei diritti dei lavoratori, non scaricando unicamente su di essi il peso di una ristrutturazione selvaggia». Intanto il 9 maggio tutti i lavoratori Auchan manifesteranno per chiedere certezze lavorative.

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