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Sicilia, il “carrello” a due velocità

Sicilia, il “carrello” a due velocità Auchan licenzia, Lidl assume: ecco perché

Dentro la crisi della grande distribuzione organizzata

Dentro la crisi della grande distribuzione organizzata

Sicilia, il “carrello” a due velocità Auchan licenzia, Lidl assume: ecco perché

CATANIA - Da un lato una crisi che sembra inarrestabile, una continua emorragia di posti di lavoro. L’ultima delle serie è firmata Auchan: 1.500 addetti in mobilità sugli 11.422 dipendenti; in Sicilia i posti a rischio sono 267 sui 1.137 dipendenti in sei ipermercati. Ma in contemporanea, sempre dal settore commercio, arriva una notizia in totale controtendenza: Lidl assume 400 persone, una ventina nell’Isola. È il simbolo del “carrello” a due velocità: la grande distribuzione tradizionale che arranca, mentre il comparto dei discount che regge, talvolta cresce e investe.  

 

Questa clamorosa discrasia è frutto innanzitutto del calo dei consumi. Se le famiglie italiane spendono meno, quelle siciliane ancora meno: gli ultimi dati dell’Osservatorio commercio del ministero dello Sviluppo economico parlano di un -2% a livello nazionale, a fronte di un -2,8% su base regionale. E in quello 0,8%, se si considera ad esempio che soltanto il mercato dell’alimentare nell’Isola vale quasi 5 miliardi (con 20mila addetti), è chiaro che la differenza pesa, eccome. Perché la voce “alimentari e bevande” rappresenta tra l’altro il 26,9% (ultima rilevazione Istat) della magrissima spesa mensile dei siciliani: 1.580 euro al mese, compreso casa, bollette, trasporti, istruzione e tutte le cose indispensabili.  

 

Ma la crisi dei “big” è innanzitutto frutto della regola più elementare del mercato: il rapporto fra domanda e offerta. Celebre, a questo proposito, una frase del presidente regionale di Confcommercio, Pietro Agen: «I catanesi hanno un centro commerciale ogni quattro minuti di macchina», detta quando la provincia etnea superò, nel 2014, addirittura Oslo per concentrazione di punti della grande distribuzione. Un fenomeno che viene confermato anche dai dati che ci fornisce il Dipartimento Economia e imprese dell’Università di Catania: sotto il Vulcano c’è la più alta concentrazione di ipermercati (punti con superficie superiore ai 2.500 mq): oltre 65mila mq in tutto, più del doppio di Palermo.  

 

Nel comparto dei supermercati (da 400 a 2.500 mq) il record è di Siracusa: 90.422 mq totali, contro gli 86.612 di Catania, Ma, al di là delle concentrazioni territoriali, il dato macroscopico è che in Sicilia la somma di ipermercati (in tutto 32) e supermercati (754) copre 766mila metri quadri: più di 100 campi di calcio messi assieme. Con un risvolto occupazionale non indifferente: 9mila addetti, dei quali quasi la metà sono donne.  

 

In questo contesto subentra il fattore “D”. Come discount. Dal 2007 al 2011 la loro presenza in Sicilia è aumentata del 110,9%; i piccoli punti di “libero servizio”, da 100 a 400 mq, nello stesso periodo sono diminuiti del 6,8%; mentre gli iper e i super crescono del 10,9 e del 7,6%. Ma nell’ultimo anno registrano cali del 17,6% e del 2,5%, secondo l’Ufficio studi AnccCoop su dati Nielsen e Mise. E allora non hanno tutti i torti i sindacati. «Il modo di gestire l’azienda è incomprensibile - dice la segretaria regionale della Uiltucs, Marianna Flauto - se Auchan ha registrato perdite, queste sono il frutto di politiche aziendali sbagliate e non possono essere i lavoratori a farne le spese». Tra le ragioni dei licenziamenti, la società indica pratiche di concorrenza sleale, soprattutto al Sud, dove nella grande distribuzione molti operatori economici non applicano i contratti collettivi di categoria nazionale; oppure applicano i contratti part-time mentre il personale lavora full time. «Se il mercato è drogato, devono essere potenziati i controlli, non possono essere i lavoratori a farne le spese». Le famiglie siciliane, da parte loro, una risposta l’hanno data. La quota di vendite nei discount (21%) è superiore alla media nazionale del 14%. Ma resta anche l’attrazione per i piccoli: nel resto del paese la spesa alimentare si fa nella grande distribuzione al 65,5%, nell’Isola questa quota si ferma al 40%. E la forbice si allarga ancora di più (30% contro 70%) se si fa la media con gli acquisti non alimentari.  

 

Ciò nonostante i “piccoli” soffrono e chiudono pure. E i grandi provano a spartirsi una fetta comunque consistente di mercato: in base ai dati 2014 il gruppo più forte in Sicilia era Conad: due mega cooperative, 371 punti vendita - fra piccoli, medi e grandi - con 819 milioni di fatturato e una quota del 15% sul mercato siciliano. Subito dopo Auchan: oltre ai sei ipermercati, più di 130 altri punti del gruppo Sma-Simply. Dopo i due colossi ci sono gli altri. Gli “indipendenti”, che controllano il 10% del mercato. Fra questi spiccano i gruppi Sisa (211 punti) e Sigma (195), mentre la Coop (la Sicilia è l’unica regione in cui le società sono Srl e non cooperative) con 24 strutture controlla comunque il 3,5% del mercato, secondo un report di Repubblica.  

 

In questo contesto si fanno spazio i discount. Sempre più diffusi e sempre più agguerriti. Del resto è la legge della giungla del commercio. Gli ipermercati avevano “mangiato” le botteghe di quartiere. E adesso sono le catene a prezzi stracciati a far scricchiolare l’impero della grande distribuzione. Per le famiglie, impegnate a fare i conti al centesimo, è una scelta obbligata. Ma per le migliaia di lavoratori a rischio - cinquemila secondo le stime dei sindacati - è un incubo ricorrente. Di notte e di giorno.  

twitter: @MarioBarresi

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