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Ci stanno per “scippare” l’’Autorità portuale

Ci stanno per “scippare” l’’Autorità portuale sarà Palermo a governare Catania e Augusta

Un clamoroso errore contenuto nel nuovo piano strategico

Un clamoroso errore contenuto nel nuovo piano strategico
Ci stanno per “scippare” l’’Autorità portuale sarà Palermo a governare Catania e Augusta
CATANIA - Ci stanno per scippare l’Autorità portuale. E questo è già pesante. Se poi consideriamo che il porto di Catania è destinato in prospettiva a integrarsi con la città, il risultato del combinato disposto è che Catania, o almeno una sua parte strategica, rischia di essere eterodiretta da Palermo. Ogni nuovo governo fa le riforme di tutti i tipi, per mettere la sua impronta, ma a furia di riforme si combinano pateracchi. Sapete che da parecchi mesi, da quando era ministro Maurizio Lupi, si attende di conoscere come cambieranno i porti italiani. Ora pare che si preveda di ridurre le autorità portuali da 24 a 8, 4 dal lato tirrenico e altrettanti dal lato adriatico. L’indicazione è contenuta nel «Piano strategico della portualità e della logistica». Già leggere un documento di 195 pagine fa girare la testa anche al lettore più paziente e inevitabilmente porta confusione.   Grosso modo, per restare al Sud, un’Autorità dovrebbe essere quella calabrese e dello Stretto che ingloberebbe Gioia Tauro e Messina. In Sicilia, secondo i cervelloni ministeriali, dovrebbe esserci una sola Autorità portuale insediata a Palermo e comprendente anche Catania e Augusta. Un errore clamoroso considerando le diverse specificità. Faccio un esempio. Il porto di Augusta è in fase di ristrutturazione per diventare, grazie anche ai finanziamenti europei, l’hub portuale dell’Isola, quello con le acque più profonde, con la rada più ampia e più vicina al Canale di Suez. Se ci fosse un’unica autorità portuale a Palermo con quale attenzione si potrebbe seguire lo sviluppo del porto di Augusta? E Catania che sarà presto città metropolitana come può farsi «programmare» da Palermo? E poi Siracusa e Pozzallo li gestirà pure Palermo? E’ vero che il porto di Palermo ha i cantieri navali, ma questo non basta per superare le enormi differenze e le ataviche incompatibilità.   Faccio un altro esempio: c’è stato fino a qualche mese fa un commissario al porto che veniva da Palermo. Stava tre giorni la settimana a Catania e in questo breve periodo non era riuscito a fare le necessarie iniziative. Vogliamo ripetere questa amara esperienza?   Nella bozza di riordino è previsto che «una sola Autorità regionale (quindi Palermo per la Sicilia, ndr) potrà governare tutte le funzioni di promozione, pianificazione e gestione. Il presidente sarà nominato direttamente dal ministro, di concerto con i presidenti delle Regioni, mentre il relativo comitato di gestione sarà composto, oltre che dal presidente, da ulteriori membri nominati dalle Regioni interessate, e, ove presenti, dalle città metropolitane».   Dice Cosimo Indaco, commissario straordinario dell’Autorità portuale di Catania: «Se viene fatto un sistema per il Tirreno e un altro sistema per l’Adriatico si deve anche capire che la Sicilia geograficamente è una regione che si affaccia su due sistemi marittimi economicamente diversi. Di conseguenza fare un’unica macroarea per l’autorità portuale è un grosso errore. Anche l’omogeneità del territorio è diversa, una cosa è il territorio del Distretto Sud-Est e una cosa è il territorio della Sicilia occidentale. Peraltro, chiunque conosca un po’ di economia marittima capirebbe che è un errore fare una macroarea che presenta condizioni tanto diverse. Una economia portuale non può consentire che due aspetti così diversi in una regione che si affaccia dal lato occidentale verso la Spagna e dall’altro verso lo Jonio possano essere assemblati».   Quando a metà giugno il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio verrà ad inaugurare la nuova darsena del porto di Catania, il sindaco Enzo Bianco certamente gli spiegherà, ammesso che Delrio non lo sappia, la particolarità della situazione siciliana. «Stiamo programmando tutto per la visita del ministro il 18 giugno. E sicuramente il sindaco gli parlerà della particolarità della Sicilia e che sarebbe un errore concentrare tutto in una sola Autorità. Loro hanno fatto un’area adriatica e un’area tirrenica. Ma in Sicilia c’è una situazione diversa. Una parte è adriatica e un’altra è tirrenico-mediterranea. Se hanno seguito una logica di economia marittima, perché questa logica si interrompe in Sicilia? Se l’hanno fatto perché è un’isola, allora non hanno capito nulla. Io non sono contrario alle riforme, ma mi aspetto che siano sensate e ponderate. Aggiungo che la prova provata ce l’ha data l’interruzione dell’autostrada Catania-Palermo. Oggi noi ci troviamo con una Sicilia tagliata in due, la Sicilia orientale che cresce in un modo e la Sicilia occidentale che cresce in un altro modo. Non c’è un’interfaccia, non c’è un interscambio. Siamo due realtà totalmente diverse di cui non si sta tenendo conto».   E’ la solita storia della specificità della Sicilia, l’unica grande regione italiana praticamente divisa in due, con due capitali, una politica Palermo, e l’altra imprenditoriale e commerciale Catania. Non riconoscere questo dualismo significa programmare con il paraocchi il futuro della più grande isola del Mediterraneo.

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