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I “nuovi jobs”dell’agricoltura:dall’agritataalla farmbeauty

I “nuovi jobs” dell’agricoltura: dall’agritata alla farmbeauty

 

Sempre più giovani scelgono di offrire servizi innovativi: dal benessere al sociale

PALERMO - Il bisogno di lavoro sviluppa la fantasia e la voglia di fare dei giovani che, come ha rivelato l’analisi di Coldiretti, sempre più numerosi scelgono questo settore per avviare nuove attività. Così nel giro di pochi anni l’agricoltura, grazie all’innesto di nuove energie, non è più solo produzione di cereali, ortofrutta, olio e vino e zootecnia, nè si limita a sfruttare l’aspetto turistico-ricettivo o quello dell’export per fare business.

Attorno ad aziende agricole tradizionali sono nati nuovi mestieri, dall’agritata alla farmbeauty, che in tutta Italia contano (dati Coldiretti) ben 113mila aziende agricole cosiddette “multifunzionali”, con un aumento del 48% negli ultimi tre anni, sei volte più di quelle che producono energie rinnovabili da scarti di lavorazione. Realtà che offrono con vendita diretta al pubblico servizi aggiuntivi legati alla terra e prodotti frutto di ricerca e innovazione. Così si può scegliere dall’agribenessere all’agristilista, dalla tutela ambientale (agricustodi o recupero di scarti) agli agrichef. Ma in campagna c’è spazio anche per i servizi sociali, come gli agriasilo, la pet-therapy, i progetti per disabili.  Persino in Sicilia, dove la nuova occupazione in agricoltura ha percentuali superiori a quelle del resto del Paese, sono attecchiti questi nuovi mestieri e servizi sociali.

A Terrasini, nei pressi di Palermo, i giovani fratelli Tripoli (Serena, medico di Medicina dello Sport e Traumatologia, Giada, psicologa, e Domenico, laureato in Giurisprudenza e istruttore federale di equitazione) gestiscono su un bene confiscato alla mafia il maneggio “Happy Stable”, che, fra i pochi al mondo, è centro di riferimento per lo studio del cavallo sportivo scalzo, ossia non ferrato. Qui, in un ambiente selezionato e “calmo”, si eseguono particolari studi e terapie che vengono ricercati e riconosciuti da università e centri medici internazionali. I tre hanno messo su una vera e propria equipe di istruttori, educatori e comunicatori che curano sedute di riabilitazione equestre per grandi traumatizzati e per disabili. «La novità - racconta Serena Tripoli - è il progetto di formazione per diversabili finanziato dal Dipartimento gioventù della Presidenza del Consiglio dei ministri (nella foto, ndr). Ne stiamo formando alcuni come conduttori di sedute di riabilitazione equestre: diversabili che si inseriscono nel mondo del lavoro curando altri diversabili».  

Le sorprese dai “new job” nell’Isola non si fermano qui. Coldiretti ha portato in mostra all’Expo di Milano due casi di giovani intraprendenti e innovativi imprenditori: Andrea Passanisi, che a Giarre coltiva avocado e altri frutti esotici, e Letizia Marcenò, che invece produce banane non trattate, in un territorio di Palermo tradizionalmente vocato al mandarino tardivo di Ciaculli. Andrea, 28 anni, ha saputo sfruttare il clima ormai equatoriale del Catanese per creare un giardino che assomiglia ad un Eden tropicale. «L’ho fatto - spiega - perchè la crisi e la concorrenza internazionale non lasciano più molti spazi alla produzione tradizionale». L’innovazione di Passanisi sta nell’avere creato il giusto equilibrio fra terreno di origine lavica dell’Etna, clima e varietà di frutti. La sua azienda, infatti, immette sul mercato, oltre all’avocado, anche mango, lime e passion fruit rigorosamente “made in Italy”.  

Una sfida ai colossi arriva dalla piccola azienda di Letizia Marcenò, che alle grandi quantità contrappone la qualità, il gusto e la salubrità. Letizia ha saputo sfruttare a proprio vantaggio la carenza d’acqua. Le sue banane, inoltre, sono maturate naturalmente e non con prodotti chimici nelle stive delle navi durante le traversate oceaniche. L’elenco dei nuovi mestieri in agricoltura è lunghissimo e attraversa lo Stivale. C’è l’agriestetista che pruduce e usa cosmetici naturali; stilisti che usano filati di ortica, canapa e soia per realizzare abiti; allevatori di storioni che fanno concorrenza al caviale russo; produttori di bambù, di spezie, di lino.

Ma attirano l’attenzione altri giovani che, ad esempio, organizzano “agrimatrimoni”, nozze in agriturismo ecocompatibili con menù a km zero, picnic nel verde e fattoria didattica per intrattenere i bambini.  E vi sono anche gli agriscultori o giovani che si propongono come tutor per chi vuole avviare la coltivazione di un proprio orto. Fanno venire il buon umore gli agribirrai e i produttori di afrodisiaci ed elisir di lunga vita. Ma la menzione d’onore spetta sicuramente all’agritata: donne che accolgono nelle loro case di campagna bambini di età fra i 3 mesi e i 3 anni, gestendoli nell’ambito di uno specifico progetto pedagogico che porta alla riscoperta della natura, della stagionalità e delle eccellenze della nostra agricoltura.

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