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Taormina, viaggio fra i segreti del crac

Taormina, viaggio fra i segreti del crac ecco perché la nobildonna è in bancarotta

Il reportage del nostro inviato Mario Barresi

Taormina, viaggio fra i segreti del crac ecco perché la nobildonna è in bancarotta

Mezzogiorno è passato da una quarantina di minuti. E qui - proprio quando, in quasi tutti i luoghi normali della Sicilia, le casalinghe, più o meno disperate, perfezionano la cottura della pasta al forno - una turista americana, bella di una bellezza sin troppo plastificata, sbaciucchia con plateale gratitudine un attempato signore che si dimena fra una decina di buste griffate. Escono da una delle boutique di lusso di corso Umberto. «Avrà speso seimila euro in tre quarti d’ora», sibila la commessa fra il soddisfatto e l’invidioso. Ecco, questa - lo confessiamo: è un luogo comune, ma rende bene l’idea - è la scena che rappresenta l’immaginario collettivo di una città tanto bella quanto opulenta. Eppure non è così. Perché i numeri, in storie come questa, pesano più del blasone. I musicisti suonano «volare, oh-oh» col banjo in versione gitana. Ma come può essere che Taormina - al pari di una nobildonna, ricchissima per eredità più che per meriti propri - sia invece sprofondata nel baratro della bancarotta?  

 

Il buco c’è e si vede. Anzi: c’era e s’è sempre visto. Una voragine di decine di milioni, nascosta per anni. E ora che la Corte dei conti ha tirato via il tappeto, il dissesto finanziario è dietro l’angolo. I giudici contabili, nell’udienza di venerdì scorso a Palermo, hanno bocciato - così come già aveva fatto la commissione del ministero dell’Interno - il piano di riequilibrio finanziario del Comune. Che aspetta le motivazioni e, pur con la facoltà di ricorrere, dovrà attenersi all’input dell’organo di controllo. Dichiarando, con un voto del Consiglio comunale o con l’intervento sostitutivo di commissari prefettizi, il dissesto finanziario.

 

La strada sembra, dunque, segnata. Ma da cosa dipende il quasi default delle casse di Palazzo dei Giurati? Pur non essendo ancora noti i motivi della bacchettata della Corte dei Conti, pare che sia decisivo il contenzioso di quasi 24 milioni con Imprepar-Impregilo, a cavallo fra gli anni 70 e ‘80, per i lavori di costruzione dei parcheggi “Lumbi” e “Porta Catania”. Una partita tutt’altro che chiusa, anche perché, a sua volta, il Comune, dopo una relazione della commissione di collaudo, ha chiesto 39 milioni di danni. Gli altri fantasmi contabili che fanno capolino dai vecchi armadi sono i contenziosi per i lavori della piscina (5,3 milioni) e per degli espropri sempre legati ai parcheggi (altri 2 milioni).  

 

Con questi numeri, il sindaco Giardina, in carica da poco più di due anni, sembrerebbe soltanto il parafulmine di guai che non dipendono dalla sua gestione. E il piano di rientro per 12 milioni di debiti fuori bilancio sarebbe una passeggiata di salute. Eppure l’opposizione non la pensa così. Il consigliere Pinuccio Composto, ex presidente del consiglio comunale in quota Forza Italia e ora «lontano da tutti i partiti», pur avendo il dente avvelenato perché fu il candidato sindaco sconfitto alle scorse elezioni, usa argomenti convincenti. «In questo momento - rivela - c’è un’anticipazione di cassa di 3,5 milioni. Per intenderci: il Comune di Caltagirone, pur avendo la stessa voce pari a zero, ha dichiarato il dissesto».  

 

Le colpe? «Vero è che il sindaco ha ereditato una situazione pesante, ma è altrettanto incontrovertibile il fatto che in 30 mesi di amministrazione non solo non ha fatto nulla per risolvere i problemi di bilancio, ma si è impegnato molto nell’aggravarli». Con un’aggravante non di poco conto: «Un modo di fare politica che strizza l’occhio agli evasori e a chi non rispetta le regole, facendo pagare il prezzo del disastro al turismo, oltre che agli imprenditori e ai cittadini onesti».  

 

Fin qui le parole, pesanti. Ma Composto, seduto con compostezza al bar del lido “Caparena”, ci elenca fatti e cifre. Capitolo evasione: 6 milioni di bollette idriche non incassate. Imu degli alberghi: 1,4 milioni di mancato gettito. Caos Asm, l’Azienda servizi municipalizzati partecipata al 100% dal Comune: nonostante incassi milionari da parcheggi e voci varie, c’è un credito di 2 milioni; e adesso la “scure” sulla funivia, chiusa per i danni del maltempo con 600mila euro da trovare per ripararla.  

 

In questo quadro, il Consiglio comunale, nella seduta dell’8 settembre, ha deciso di portare alle aliquote massime tutte le imposte e tariffe comunali. Raddoppiando la tassa di soggiorno per i turisti: fino a 5 euro a notte negli hotel a 5 stelle.

 

E gli albergatori sono sul piede di guerra, «stanchi, amareggiati e incazzati». Un esposto alla Corte dei conti è stato presentato da Sebastiano De Luca (Confinfindustria Alberghi e Turismo) e da Italo Mennella (Associazione Albergatori Taormina). Che denunciano le “spese allegre” del Comune, una «spesa pubblica improduttiva» aggravata da «costi per consulenze assegnate dal Comune e dalle Partecipate», persino a qualche professionista «già condannato in via definitiva per reati commessi contro la pubblica amministrazione».  

 

Un duro attacco ai consiglieri che hanno votato per l’aumento («a dir poco dovrebbero vergognarsi»), che ha fatto sobbalzare, dallo scranno più alto, il presidente Antonio D’Aveni. Che ricorda «i molti albergatori che non versano la tassa di soggiorno, per i quali si potrebbe configurare l’appropriazione indebita» e sfidando le associazioni a «pubblicare nomi e ragioni sociali di tutti i proprietari o gestori di alberghi, che negli ultimi anni non hanno pagato acqua, tassa rifiuti, Imu».  

 

Mennella, anche in veste di ex assessore, risponde: «Mi risulta che ci siano appena 60mila euro di tassa di soggiorno non versata, nulla rispetto al gettito di un milione e mezzo l’anno. Cosa hanno fatto con i 4,5 milioni di tassa di soggiorno incassati negli ultimi tre anni? Nulla, per il turismo, gestito come se fossimo fermi a vent’anni fa». Gli albergatori-evasori? «Una sparutissima minoranza: 3-4 per l’Ici e una quindicina per la Tasi». In compenso, «la città è ridotta a uno schifo e io ho talmente la nausea che evito di passeggiare».

 

Anche i commercianti si lamentano: «Non c’è un’idea, mancano i controlli sull’abusivismo - afferma, dalla gioielleria di famiglia, Eleonora Stroscia - e si scarica tutto sugli esercenti onesti, che, oltre ad affitti altissimi su corso Umberto, pagano tutte le tasse comunali fino all’ultimo centesimo». In trincea ci sono pure le famiglie. La campanella, per i 400 alunni dell’istituto comprensivo “Ugo Foscolo”, è suonata con una settimana di ritardo.  

 

 

«C’è un serio problema di sicurezza - sbotta Luisa Greco, membro del consiglio d’istituto - per le recenti infiltrazioni, ma soprattutto per l’assenza di certificazioni di agibilità». E ora l’ultima stangata. Il ticket per la mensa degli studenti, nella famigerata seduta consiliare, è stato più che raddoppiato: da 2 a 4,5 euro a pasto. «Chi ha due-tre figli dovrà pagare quanto un college inglese per un servizio che negli scorsi anni abbiamo denunciato essere scadente, arrivando a far rifiutare i pasti ai nostri figli per ragioni igienicosanitari. Adesso si scatenerà l’inferno». Poi «c’è qualcosa che non quadra nei conti»: a fronte di una previsione di 185mila euro, l’anno scorso il Comune ha incassato 54.112 euro. E dire che nel settore scolastico ci sono ben altre storture: «Si pagano 12mila euro al mese di affitto a un privato per un plesso di Trappitello - aggiunge il consigliere Composto - e ci si ostina a non dare seguito al protocollo con l’impresa che sta costruendo il campo da golf, disposta a ristrutturare gratis un immobile comunale».  

 

 

A proposito di patrimonio comunale: sono andati deserti i bandi di locazione per tre immobili in zona municipio, fra i quali quello de “La Giara”, stimato in 14mila euro al mese, anche se - circostanza smentita da Palazzo dei Giurati - in corso Umberto ci sarebbe chi paga canoni da case popolari. E allora la cartolina decadente di questa Taormina - più del cartello di scuse ai turisti perché sono finite le guide - è la tristezza di Antonella Ferrara, titolare dell’unica libreria della città, anima del delizioso TaoBuk, festival che porta qui il gotha della letteratura. «Il 30 giugno del 2016 - rivela - scade il mio contratto d’affitto e la proprietaria non intende rinnovarlo. Abbiamo aperto 13 anni fa e resistito con mille sacrifici, ma saremo costretti ad abbassare la saracinesca». E dire che una soluzione ci sarebbe: «Abbiamo proposto al Comune di concederci, come prevede una legge nazionale, un immobile a equo canone. L’ha fatto Milano in piazza Duomo, perché Taormina, che si sente capitale della cultura, ci dice di no? ».  

 

Ultimi passi in corso Umberto. La giornata di sole estivo e di sbrachi in spiaggia volge al peggio: nuvoloni, pioggia scrosciante, fuggi-fuggi generale. Tutti a ripararsi, tutti a guardare con malinconia a quel grigio incombente. L’estate è finita. E forse è già troppo tardi, per la Taormina cicala che si risveglia costretta a diventare formica.

 

twitter: @Mario Barresi

ha collaborato Sarò Laganà

 

 

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