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Purpura: in Sicilia nove poli museali

Purpura: in Sicilia nove poli museali meno poteri alle Soprintendenze

L’intervista all’assessore regionale ai Beni culturali

La rivoluzione, almeno sulla carta, è partita. E cambierà l’assetto delle soprintendenze e le regole di tutela e fruizione del patrimonio tagliando uffici e tentando di evitare il paradosso della penuria di custodi a fronte di migliaia di dipendenti regionali. Una rivoluzione, in realtà, obbligata dalle direttive ministeriali il cui primo passo è stato ufficializzato dall’assessore regionale ai Beni culturali, Antonio Purpura, nel corso di un convegno a cui ha preso parte il sottosegretario alla Cultura, Francesca Barracciu.

 

Poli museali territoriali Saranno 9 come i capoluoghi di provincia attorno a cui si snoderanno. «Abbiamo colto l’opportunità offerta dall’obbligo fissato nella Legge di stabilità 2015 che prevede la riduzione del 30% del numero unità operative dirigenziali – dice l’assessore Purpura - per innestare i primi fondamentali mutamenti strutturali e organizzativi della gestione dei beni culturali in Sicilia. La proposta sarà sottoposta all’approvazione della Giunta e prevede la separazione della gestione dei siti museali ed archeologici dalle Soprintendenze, lasciando in capo a queste ultime le funzioni per le quali hanno vocazioni forti e storicamente consolidate: la pianificazione e la tutela del paesaggio, la tutela dei beni culturali, la ricerca».

 

E aggiunge: «I siti museali e archeologici saranno riuniti in 9 poli territoriali che potranno garantire maggiore efficienza grazie alla riduzione dei costi di gestione di alcune funzioni che verranno così accorpate, e maggiore efficacia nella gestione delle risorse umane, grazie alla mobilità di queste all’interno del perimetro territoriale di ciascun polo. In atto il personale fa capo a ciascun sito o a ciascun museo e non si può muovere dall’uno all’altro, anche quando si manifestano situazioni nelle quali il personale in un sito è in esubero mentre è carente in un altro contiguo, o comunque non eccessivamente distante. Come è evidente, siamo oggi di fronte ad una situazione organizzativa atipica e proibitiva sotto il profilo della efficienza che non possiamo tollerare».  

 

Soprintendenti dimagriti Nell’ipotesi di rinnovamento e snellimento della gestione dei beni culturali, diviene fondamentale il ruolo dei dirigenti degli uffici che la Regione intende depotenziare per evitare ingerenze politiche e gestione di poteri. Un argomento delicato che l’assessore Purpura affronta partendo da un presupposto chiaro: il lavoro negli uffici della pubblica amministrazione dev’essere tale. «Un dipendente pubblico non deve avere alcuna ingerenza politica, qualunque sia il suo ruolo - dice Purpura - e la decisione di suddividere la gestione dei beni culturali togliendo alle Soprintendenze le strutture dedicate alla fruizione, è perfettamente in linea con le linee guida del ministro Dario Franceschini. Non è problema di potere che oggi carica il soprintendente di ruolo politico sul territorio che a volte lo espone a comportamenti non sono consoni a soggetti parte della pubblica amministrazione. è un problema di miglioramento della gestione del lavoro: non vogliamo sminuire il ruolo delle Soprintendenze ma renderlo più utile».

 

Nuova “testa pensante” Il Centro regionale di restauro, fiore all’occhiello della gestione dei beni culturali a livello nazionale, cambierà volto e avrà nuove peculiarità. «In questo organismo di grande levatura verrà trasferita la progettazione dei grandi attrattori – spiega Purpura – qui creeremo un mega-centro di ricerca che sarà la testa pensante dell’assessorato ai Beni culturali. Verrà costituto un comitato scientifico con competenze ad hoc che faranno rinascere il Centro regionale di restauro la cui funzione è oggi poco valorizzata. Al suo interno nascerà un polo in piena sinergia con gli Atenei, gli enti di formazionale e il Centro nazionale di ricerca per coordinare attività finora mai avviate per carenza di un coordinamento generale».

 

Bando per i siti e sponsor È in preparazione un bando e un regolamento per l’utilizzo dei grandi monumenti all’aperto, da Taormina a Siracusa. Il primo porrà a bando le disponibilità e gli spazi nella stagione 2016: ci sarà una commissione che valuterà gli aspetti legati alla qualità e ai canoni che dovranno essere riveduti e corretti. Occorre alzare i prezzi per gli affitti dei teatri di pietra perché ormai obsoleti, come nel caso di Taormina che per fortuna ospita eventi di grande flusso di pubblico che devono essere adeguatamente sfruttati anche in termini economici. Ciò per mettere in moto un circuito virtuoso legato alla cultura senza mai mettere a repentaglio i monumenti. In questo contesto, ruolo nevralgico è quello dei privati attraverso le sponsorizzazioni per eventi e restauri. «Non bisogna più vedere il privato come aggressore del patrimonio culturale – dice Antonio Purpura - e il pubblico come custode sacrale dello stesso patrimonio da difendere dai predoni. Il privato può e deve interagire con il patrimonio culturale come prevede la legge e nel rigoroso rispetto del principio che obbliga ogni generazione a trasferire alle generazioni future il patrimonio culturale ereditato. Non semplice mecenatismo però: occorre produrre effetti di rilievo e per questo la richiesta di partecipazione delle imprese alla conservazione dei beni culturali deve piuttosto poggiare su un chiaro incentivo economico a favore di chi vuole sponsorizzare gli interventi. Gli imprenditori dovranno ambire a due risultati: il parziale recupero (65%), attraverso il bonus fiscale, delle somme che hanno elargito; il diritto (sancito dal Codice dei Beni Culturali) di associare l’immagine dell’impresa all’intervento sul bene culturale interessato. Le imprese finanziatrici hanno cioè il diritto di “promuovere il nome, il marchio, l’immagine, l’attività, o il prodotto dell’attività dei soggetti medesimi”. Si configura, perciò, un “giusto ritorno di immagine” che può avere effetti importanti sulle politiche di marketing delle imprese, specie nei mercati internazionali.

 

Un incentivo per noi fondamentale capace di avere effetti propulsivi non secondari sull’economia regionale. E’ evidente che, in questo modo, la Regione non si presenterà alle imprese con il “cappello in mano”; al contrario, proporrà contratti trasparenti con prestazioni e controprestazioni equilibrate. Occorre però una regolamentazione non pletorica, non terroristica e quindi non bloccante - per avere in Sicilia, i risultati positivi che a scala nazionale ancora stentano a manifestarsi». Nascono gli eco-musei A breve saranno ufficializzati i nomi del primo comitato scientifico che gestirà la nascita e la diffusione degli eco-musei in Sicilia. L’assessorato ai Beni culturali sta redigendo il bando dedicato a queste strutture che dovranno affiancare i grandi poli culturali per ampliare l’offerta turistica siciliana e colmare vacatio annose legata alla mancata valorizzare del patrimonio “immateriale”: tradizioni popolari, enogastronomia e saperi produttivi. A tale proposito, saranno nominati due esperti: uno di design e uno agroalimentare proprio per trasformare in occasioni produttive questi aspetti culturali. «In passato – dice l’assessore-economista Purpura – con colleghi di altri Atenei d’Italia abbiamo esaminato la lavorazione del pesce azzurro di Sciacca e del marmo di Custonaci proponendo un passaggio redditizio e utile dalla fase artigianale ad altissimo costo a una più industriale senza però intaccarne le peculiarità. Questo è il percorso da fare a livello regionale».

 

Le incompiute regionali Parchi archeologici in primo luogo. L’assessorato regionale deve nominare il comitato scientifico per poter procedere all’approvazione dei Parchi che, come prevede la legge 20 del 2000, dovrà dare piena autonomia alle grandi aree archeologiche della Sicilia per migliorare fruizione e gestione economica. «Prima dobbiamo modificare la legge 20 – dice Purpura – altrimenti significherebbe istituire i parchi togliendo 16 milioni di euro dal bilancio regionale per la loro gestione. Vogliamo invece fare in modo che gli enti siano autonomi sin dall’inizio». Altra nota dolente è poi quella della manutenzioni ordinarie, e non solo, delle aree archeologiche siciliane e dei grandi monumenti. L’ultima denuncia è dei turisti che, domenica, si sono trovati dinanzi all’ingresso dell’area di Morgantina tra la sporcizia. La Regione sa bene che occorre rivedere anche lo stanziamento del cosiddetto sbigliettamento: ovvero il 30% di introiti di siti e musei da destinare ai Comuni proprio per le manutenzioni e altri lavori. Le somme, però, sono bloccate a Palermo. Purpura solleciterà oggi il dipartimento regionale per accelerare l’iter. «Ma – puntualizza – alcuni ritardi sono dovuti a una gestione poco adeguata in passato da parte dei Comuni. Le somme del passato sono ferme per questa ragione, quelle del 2014 e del 2015 dobbiamo sbloccarle al più presto. Siamo consapevoli che i Comuni non possono attendere oltre».

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