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Enna, viale Savoca, famiglia fuori casa e dopo 1 anno ancora nessuna soluzione

La frana il 1º novembre 2015, il Comune non ha trovato una sistemazione

Enna, viale Savoca, famiglia fuori casa e dopo 1 anno ancora nessuna soluzione

ENNA - È trascorso poco più di un anno da quando una parte del viale Savoca è scivolata giù a valle, da allora tanto è cambiato nelle abitudini della città ma soprattutto dei residenti e dei commercianti della zona che si sono dovuti adeguare all'emergenza. C'è chi ha trasferito la propria attività e chi ha stretto i denti, ma c'è pure chi ancora oggi attende di ritornare al più presto alla normalità. Tra questi c'è anche la famiglia che dal 1° novembre 2015 è stata evacuata perché la propria abitazione è proprio sopra la parte crollata. Da quel giorno è stata sistemata in hotel e non è più rientrata in casa se non per prendere l'occorrente per vivere altrove.

Ma cosa è stato fatto ad oggi affinché questa famiglia vivesse senza particolari disagi? Il primo obiettivo, trascorsa la fase emergenziale, era quello di spostare la famiglia con due minori in una casa ma non è ancora successo. Abbiamo provato a ricostruire insieme alla famiglia tutti i passaggi ma ci è stato detto che in questa fase preferisce mantenere il silenzio soprattutto per tutelare i due figli minori.

A fine gennaio di quest'anno il Comune fa una prima manifestazione d'interesse per capire se ci sono proprietari pronti a mettere a disposizione delle abitazioni; il 9 febbraio si procede all'esame delle due buste pervenute di cui una superava il tetto massimo del canone di locazione previsto dal Comune, mentre l'altra non lo aveva specificato. Si procede così ad un secondo esperimento (spiegano dall'Utc) con scadenza il 21 marzo ed arrivano di nuovo due offerte, una di queste, in via Colajanni, si aggiudica il bando. L'8 aprile si procede al sopralluogo dei locali e per il Comune potrebbe andar bene e lo comunica alla famiglia interessata che, dicono sempre dal Comune, pare rifiuti salvo poi accettare il 4 maggio. Qualche settimana dopo, però, il locatore fa un passo indietro pare per motivi tecnici e rinuncia ad affittare i locali. Il 16 giugno viene così informata la famiglia che attendeva e gli viene detto che gli verrà messo a disposizione un budget di 600 euro chiedendogli anche di provocare a trovare un'abitazione utile. Nel frattempo trascorrono le settimane e a luglio il Comune propone di spostarsi in un altro hotel che propone prezzi più bassi ma la discussione prosegue fino al 17 agosto, giorno in cui scade lo stato d'emergenza. Da allora, dicono dal Comune, l'ente non può più sostenere alcuna spesa. È però di questi giorni l'idea di mettere a disposizione una casa confiscata alla mafia. Idea, questa, che pare non essere stata molto gradita proprio per l'esposizione che darebbe alla famiglia che dovrà quindi ancora attendere. Lo stesso che stanno facendo commercianti e residenti della zona che sperano in una svolta.

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