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Asp: indagine sul bimbo morto

Dopo il decesso del neonato al Punto nascita del Basilotta di Nicosia, avviati gli accertamenti interni

Asp: indagine sul bimbo morto

Nicosia (Enna) -  Avviata un’indagine interna sulla morte di un bimbo avvenuta al Punto nascita dell’ospedale Basilotta. A comunicarlo, in una nota, è l’Asp di Enna, che la Direzione strategica dell’Asp ha avviato l’indagine «per acquisire gli elementi necessari per una compiuta valutazione dell'accaduto». Pare che il bimbo sia nato morto e che sia stato effettuato un cesareo proprio dopo l’accertamento della mancanza di segni vitale del nascituro, ma l’indagine interna dovrà accertare se la partoriente era ricoverata o se si la donna sia giunta in ospedale per un controllo dal quale è emersa la necessità di intervenire.

«In merito alla questione relativa alla carenza di anestesisti - prosegue la nota dell’Asp - sono stati espletati, con cadenza mensile, i bandi straordinari per conferire incarichi ad anestesisti a tempo determinato negli ospedali di Nicosia e Leonforte. L’ultima graduatoria, deliberata il 7 novembre, ha permesso di ricoprire l’organico con ulteriori cinque anestesisti, mentre sono state registrate tre rinunce ad accettare l’incarico. Il fabbisogno, pertanto, è presente presso il Presidio ospedaliero di Leonforte e l’Azienda si sta attivando per trovare la soluzione, considerati i dinieghi ripetuti da parte dei professionisti ad assumere l’incarico nelle zone del Distretto Ospedaliero Enna 2. Si rassicurano i cittadini che non è stato esaurito il budget economico per i turni di reperibilità degli anestesisti. In ogni caso esiste il problema delle rinunce ad accettare gli incarichi a tempo determinato per gli ospedali di Nicosia e Leonforte e non è la prima volta che, espletati i bandi per garantire gli organici e le attività dei due ospedali, i sanitari rinunciano all’incarico».

«L’Azienda coglie l’occasione - conclude la nota dell’Asp 4 - per rivolgere un appello alla coscienza dei professionisti che rinunciano a ricoprire un incarico in una zona ritenuta disagiata perché la tutela della salute è il bene assoluto e la professione medica è chiamata, più delle altre, a perseguirla, nonostante le avversità». Una appello agli specialisti ad accettare gli incarichi per garantire il diritto alla salute a quanti vivono in zone interne con collegamenti difficili.

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