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Fiori e lumino sull'auto del sindaco

A Calascibetta messaggio “tetro” indirizzato a Piero Capizzi mentre era in corso il dibattito politico in Consiglio comunale

Fiori e lumino sull'auto del sindaco

Calascibetta. Un tetro mazzo di fiori e un funebre lumino acceso sono stati rinvenuti l'altro ieri sera, intorno alle 21, sul cofano della macchina del sindaco Piero Capizzi parcheggiata a pochi metri dal Municipio. Il grave episodio si è verificato mentre in aula era in corso il dibattito politico, aperto anche al pubblico, relativo all'adesione volontaria dell'amministrazione comunale al sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, il cosiddetto progetto Sprar che dovrebbe portare a Calascibetta 20 extracomunitari. La seduta, “macchiata” da questo spiacevole episodio, è stata sospesa per quindici minuti. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della locale Stazione che hanno relazionato sull'accaduto. Adesso la domanda che molti cittadini si pongono è quella se trattasi di un serio atto intimidatorio oppure di un gesto di rabbia compiuto da qualche xibetano che non accetterebbe l'arrivo di gente di colore. In ogni caso è un'azione che va condannata senza se e senza ma. Solidarietà al primo cittadino è stata espressa anche dalla minoranza.

Il capogruppo Salvatore Dello Spedale La Paglia, ha detto: «Condanniamo apertamente il grave episodio commesso nei riguardi del sindaco Piero Capizzi».

Intanto i carabinieri della locale Stazione stanno indagando a 360 gradi. Per cercare maggiori riscontri potrebbero essere visionati i filmati delle telecamere di videosorveglianza di alcune attività commerciali. Il primo cittadino ascoltato sull'accaduto ha così commentato: «La colpa non è dei deficienti che pongono in essere questi atti ma di coloro che li fomentano».

Tornando alla questione politica, se da un lato l'amministrazione comunale ha ribadito apertamente di voler aderire volontariamente al sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, approvato già dalla giunta municipale, dall'altro la minoranza consiliare ha proposto un referendum cittadino.

«Di fronte una questione così delicata pensiamo sia giusto chiedere il parere dei cittadini, cosa che l’amministrazione avrebbe dovuto fare prima - ha spiegato l’opposizione - In questi giorni ci attiveremo per raccogliere le firme al fine di poter indire un referendum». Una consultazione che seppur non vincolante avrà una valenza politica. Questo è quanto emerso al termine del consesso civico, durato oltre quattro ore, richiesto dalla minoranza e aperto al pubblico. Tredici gli interventi dei cittadini. In loro è prevalso un senso di ansia e di paura.

«Il rischio è quello che tra gli immigrati possano esserci persone non rispettose della legge» è stato il commento più comune. Di fronte un argomento cosi delicato anche qualcuno dell’opposizione ha parlato di fattore umanitario.

Lo ha fatto il consigliere Maria Cristina Russo che ha aggiunto: «Se il progetto dovesse essere portato a compimento penso sia giusto che il sindaco faccia interventi che possano integrare i rifugiati con la nostra comunità, come l'istruzione scolastica”. A cercare di smorzare le paure le dichiarazioni dell'assessore Rosa Folisi: «Saremo i super visori di questo progetto - ha detto - Non c'è dubbio che l'incolumità dei nostri cittadini verrà messa al primo posto».

Infine le parole del sindaco Piero Capizzi: «Questo progetto non si realizza perché si è affaristi ma perché rispetto a questo delicato problema si diventa piccoli. Mi assumo la responsabilità in toto di quello che faccio, consapevole che i cittadini xibetani non sono nelle mani di uno sprovveduto».

Giovedì sera è stato un momento di confronto ma rimane la «macchia» del grave gesto commesso nei confronti del sindaco.

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