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Mafia, il sindaco di Pietraperzia ci ripensa: il come sarà parte civile

Solo pochi giorni fa Antonio Bevilacqua aveva annunciato che il Comune avrebbe rinunciato alla costituzione "per le generazioni future"

Mafia, il sindaco di Pietraperzia ci ripensa: il come sarà parte civile

Il sindaco Antonio Bevilacqua

PIETRAPERZIA - Per la prima volta il comune di Pietraperzia (Enna) si costituisce parte civile in un processo di mafia, «un atto importante, di civiltà ma sopratutto di speranza. In un territorio dove Cosa Nostra è forte, radicata ma dove è anche più forte l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine, i cittadini devono fare parte del cambiamento. Costituirsi parte civile è riconoscere che la mafia danneggia una società nei suoi valori più profondi e ne chiede giustizia». Mario Giarrusso membro della commissione Antimafia, in qualità di avvocato nominato a titolo gratuito dal comune di Pietraperzia, sottolinea l’importanza della decisione dopo che pochi giorni fa era statolo stessso sindaco di Pietraperzia, Antonio Bevilacqua, ad annunciare che il Comune non si sarebbe costituito parte civile.

Il sindaco aveva motivato così la sua decisione: «La fiducia nei giovani mi ha portato, oggi, a fare una scelta, quella di non procedere alla costituzione di parte civile del Comune nel processo a carico dei presunti mafiosi locali. Per quanto rimango convinto degli sbagli di certa gente e della necessità di colpirli con quanta più forza possibile, nutro una maggiore fiducia verso chi, quelle scelte non le ha compiute e potrebbe non compierle mai e sui quali, invece, si ripercuoterebbero le conseguenze della suddetta costituzione. Mi riferisco alle famiglie degli imputati e in particolare ai figli degli stessi. Vorrei che questi ragazzi capissero gli sbagli dei loro padri e, soprattutto, che quando un giorno (spero mai), la vita gli dovesse chiedere da che parte stare si ricordassero dei momenti difficili che hanno vissuto per colpa dei loro padri e trovassero la forza di imboccare la strada giusta». E aveva concluso il sindaco: «La rinascita di Pietraperzia dipenderà anche da questo. Quanti più ragazzi saranno in grado di capire per tempo le conseguenze delle proprie azioni, tante maggiori saranno le possibilità di una rinascita culturale ed economica del nostro Comune».

 Ma ora Bevilacqua, sindaco grillino, ha cambiato idea ha deciso che il Come sarà parte civile nel processo legato all’operazione “primavera”, coordinata dalla Dda nissena e condotta dai carabinieri del comando provinciale di Enna che nel giugno dello scorso anno portò all’esecuzione di dieci ordinanze di custodia custodia cautelare in carcere stroncando un tentativo di riassetto dei vertici locali di Cosa nostra.

 «Non è un processo semplice - ha detto il senatore Giarrusso - gli imputati sono personaggi mafiosi di primo piano, ma vogliamo dare da una parte un segnale di fermezza, dall’altra parte anche un segnale di speranza per i cittadini e lanciare un messaggio forte ai familiari dei mafiosi: cosa nostra non ha più residenza in Sicilia, non ha residenza nel comune di Pietraperzia. Un sistema medievale che fa della sopraffazione, della violenza le sue cifre culturali non ha e non deve avere spazio. Deve avere spazio, invece, la voglia e la capacità di intraprendere nuovi cammini di legalità, di abbandono della mafia, di una società che non può continuare ad impoverirsi per far arricchire pochi. Confidiamo nella magistratura e siamo convinti che questo segnale, unitamente alla lotta della maggioranza di cittadini onesti in Sicilia e non solo metterà la parola fine alle mafie», conclude il senatore Cinque Stelle.

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