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Libia, il medico catanese torna in Italia

Libia, il medico catanese torna in Italia ma resta il giallo sulla sua scomparsa

Ignazio Scaravilli consegnato ad autorità italiane all’aeroporto di Tripoli

Ignazio Scaravilli consegnato ad autorità italiane a Tripoli
Libia, il medico catanese torna in Italia ma resta il giallo sulla sua scomparsa
ROMA - Ignazio Scaravilli è rientrato in Italia: a diversi giorni giorni dalla notizia della sua liberazione è finito l’incubo per il medico catanese “scomparso” in Libia a gennaio. Secondo quanto annunciato da un portavoce dell’autoproclamato governo di Tripoli, Jamal Zubia, il connazionale ha lasciato l’aeroporto della città diretto a Roma attorno alle 19.30 su «un volo speciale». Una notizia confermata subito dopo dalla Farnesina, che ha sottolineato che Scaravilli «è in buone condizioni di salute» e che a bordo del volo di Stato con lui ha viaggiato il capo dell’Unità di Crisi del ministero degli Esteri Claudio Taffuri. Ma se dopo sei lunghi mesi la vicenda ha avuto una conclusione positiva sono ancora molte le ombre attorno ad una “sparizione” di cui ancora non si comprende a pieno la natura.   Dal 22 gennaio - il giorno in cui alcuni colleghi hanno segnalato la sua scomparsa dal 6 gennaio - al 9 giugno, quando la Farnesina ne ha annunciato la liberazione, le notizie sul medico catanese sono state praticamente inesistenti. Da una parte il ministero degli Esteri, nella volontà di mantenere il consueto riserbo attorno a questi casi, ha continuato a usare la formula “irreperibile”. Dall’altra i media hanno ipotizzato il rapimento da parte di un gruppo radicale della galassia vicina ad Ansar-al-Sharia.   Poi sei giorni fa è arrivata la notizia della liberazione e la comunicazione da parte di fonti vicine all’Unità di Crisi della Farnesina che Scaravilli si trovava presso gli uffici delle autorità di Tripoli «per gli adempimenti di rito». Ma intanto i giorni passavano senza che la famiglia del medico catanese potesse riabbracciarlo e si moltiplicavano le ipotesi su un ritardo inusuale nella storia dei sequestri internazionali. Tra le prime formulate, quella di Andrea Purgatori, che ha scritto sull’Huffington Post che Scaravilli era finito al centro di un braccio di ferro “diplomatico” tra Roma e Tripoli, con quest’ultima che aveva condizionato la riconsegna all’Italia del connazionale al riconoscimento del proprio governo, sostenuto dai miliziani filo-islamici di Fajr Libya.   Oggi, a poche ore dal suo rilascio, è spuntata un’altra ipotesi, direttamente dall’autoproclamato governo di Tripoli. Scaravilli non sarebbe stato affatto rapito bensì fermato e tenuto in arresto per tutto il tempo dai servizi segreti locali. «Ansar al Sharia e Isis non c’entrano», il medico «era sotto indagine e ora che l’indagine è chiusa hanno chiesto al ministero degli Esteri di chiamare gli italiani per consegnarglielo», ha riferito il portavoce Zubia riferendosi ai servizi segreti di Tripoli. «Forze di intelligence pensavano che stesse facendo chiamate sospette e così l’hanno preso per indagini», ha aggiunto Zubia, direttore del Dipartimento media stranieri del governo. «Ora che un supplemento di indagine è stato fatto, viene liberato».   Sul tipo di indagini o sulle accuse a carico del medico però non c’è nessuna certezza. «Sono informazioni di intelligence, io non le conosco», si è limitato a dire il portavoce di Tripoli, aggiungendo tuttavia che «alcuni credono che abbia qualche connessione o contatto con la mafia e con trafficanti di armi». Tutte voci non verificabili comunque, sulle quali, ha tagliato corto, non ci sono «solidi indizi».   Ora il rientro a Roma, dove Scaravilli sarà ascoltato dagli inquirenti italiani per fare luce sulla vicenda.

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