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Catania, il magico violino di Uto Ughi per aprire la stagione al "Massimo"

Il Maestro inaugurerà il cartellone estivo del Bellini venerdì alle 21 nel Teatro antico

Catania, il magico violino di Uto Ughi per aprire la stagione al "Massimo"

CATANIA - Il Maestro Uto Ughi ,violinista di fama internazionale - diciamo pure che è una leggenda in tutto il mondo e certo non solo per questa generazione -, venerdì prossimo alle 21 nel teatro antico di Catania (tanto antico che vi passarono anche Eschilo e Cicerone e, due secoli addietro, in una abitazione addossata agli spalti vi nacque Bellini) sarà protagonista del concerto op. 35 di Ciaikovski con Salvatore Percacciolo a capo della valorosa orchestra del nostro Teatro Massimo Bellini. Un evento epocale che si ripete, perché il Maestro Ughi ha cara la nostra città, conosce benissimo le nostre alte tradizioni musicali e ha operato attivamente per continuarne la gloria: diversi lustri addietro seguì un gruppo di giovanissimi che da lui appresero in primo luogo la disciplina dell’arte (l’arte non è democratica: chi non è capace non va blandito ma cacciato) assieme all’amore e al rispetto che si deve avere per gli artisti di domani, destinati a continuare sulle orme di chi li ha preceduti (Platone fu allievo di Socrate e per tutta la vita ne esaltò la figura). In quel corso, snobbato da musicofili di chiara fama, insegnava come interpretare lo spirito di una composizione (non soltanto riprodurne le note), mirando al trionfo dell’arte che ovviamente arride a pochissimi artisti anche se viene intesa da intere nazioni.

Pochi giorni addietro ha inviato una lettera al ministro attuale competente per le questioni della cultura musicale. In termini meno formali ci ha parlato della questione sul piano sostanziale (autorizzandoci a darne conto su "La Sicilia"): «Equiparare i conservatori alle università è una follia: ci si può iscrivere in medicina (o in lingue orientali) a 18 anni senza avere ricevuto prima se non poche o addirittura nessuna formazione specifica: ma con la musica no. Bisogna iniziare i primi solfeggi da bambini per arrivare a una piena padronanza strumentale verso i diciott’anni…».

I fondamenti della musica vanno impartiti da subito, come si impartisce una informazione sommaria sulla storia e la geografia, sull'aritmetica e la scrittura: in alcuni paesi europei (di formazione protestante) moltissimi se non tutti i giovani sono in grado di seguire uno spartito musicale. Quei giovani possono decidere un po’ più tardi di dedicarsi esclusivamente all'arte musicale. I nostri no. E fino a ieri da pargoli seguivano i primi esercizi concludendo in Conservatorio il cammino iniziato da bambini. Vi siete chiesti che significa che Bellini e Mozart fossero figli d’arte? Avevano imparato a casa da piccolissimi l'ABC della musica.

Ovviamente questi concetti non sono comprensibili ai campioni dell’”uno vale uno” che oltre ad avere problemi con la grammatica della madre-lingua ne hanno con molte altre branche del sapere. Anche a riassumere il denso colloquio col Maestro Ughi non si aggiungerebbe molto alla sostanza di quel ricordo di lui con i ragazzini etnei, e della sua coraggiosa reprimenda verso gli sconsiderati facilitatori dell’istruzione. Ma il pubblico catanese potrà rendersi la rivincita: seguendo il concerto nella cavea del teatro sotto il quale frusciano ancora le acque dell'Amenano, che i nostri antenati coniarono sulle monete con la legenda in greco. L’arte non è democratica per gli artisti, tra i quali primeggiano in pochi, e ancora di meno resistono allo scorrere dei decenni. Ma l’arte è democraticissima per i fruitori: chiunque resta affascinato da un quadro dello Sciuti, dalla eleganza insuperabile di un tempio ionico, dalla musica di Ciakoviski: anche chi non sapesse nulla del pittore, dell’architetto o del compositore. I Maestri dell’arte esprimono sentimenti che sono comuni a tutti,anche se pochissimi raggiungono i vertici del’arte. Mozart è immortale nella storia umana; il ministro che gli centellinava gli stanziamenti e si faceva pure pregare, giace nell’oblio e solo qualche filologo ogni tanto ne riporta in luce il nome.

Avevano ragione i latini, per i quali il Magister (il maestro) era quello che vale di più (magis) e il minister (ministro) è quello che vale di meno (minus) e dura pochissimo.

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