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Catania, "La straniera" apre stagione Teatro Massimo Bellini

Il melodramma di Bellini è stato scelto per inaugurare il cartellone nel tempio catanese della lirica. Il nuovo allestimento porta la firma del registra Andrea Cigni

Catania, "La straniera" apre stagione Teatro Massimo Bellini

CATANIA – L’attenzione del mondo musicale è puntata sulla prima esecuzione assoluta in edizione critica del melodramma "La straniera", il capolavoro di Vincenzo Bellini che il 21 gennaio inaugurerà a Catania, città natale del compositore, la stagione lirica del prestigioso teatro a lui intitolato. Al tempo stesso l’allestimento dà il via al Teatro Bellini Festival, che si protrarrà lungo tutto l’arco dell’anno con una serie di eventi di rilievo, programmati nel segno della qualità artistica e della filologia. Per il presidente del Teatro Massimo Bellini, il sindaco di Catania Enzo Bianco, «l'apertura della stagione lirica con la prima mondiale dell'edizione critica dell’opera “La straniera” è una scelta importante nella strategia di rilancio del teatro a livello internazionale, compiuta nel segno del suo straordinario ambasciatore, Vincenzo Bellini».

Lo ribadisce l'Assessore regionale al Turismo, Sport e Spettacolo Anthony Barbagallo, rilevando «l'onere e l'onere del Teatro Bellini di Catania, ente autonomo regionale, di farsi alfiere del sommo compositore etneo, che torna dopo tanti anni ad inaugurare il cartellone con la prima mondiale dell’opera “La straniera”, facendo da apripista ad una stagione che si annuncia di grande spessore».


Sottolinea il sovrintendente Roberto Grossi: «L’inagurazione del cartellone lirico coincide con il lancio del Teatro Bellini Festival, che si svolgerà lungo tutto il corso dell’anno per una completa identificazione tra la città e il sommo operista catanese, rinnovandone l'attualità anche presso il pubblico più giovane: una simbiosi di altissimo profilo artistico e al contempo feconda sul versante del turismo culturale».
«In particolare - evidenzia il direttore artistico Francesco Nicolosi - la nuova edizione critica Ricordi della “Straniera” consente di compiere un altro passo avanti verso una revisione filologica dell'opera omnia del Cigno etneo, che sia finalmente rispettosa delle fonti originali per fare giustizia di errori stratificati». Infatti, (dopo "I Capuleti e i Montecchi", "La sonnambula", "I puritani" e le raccolte di Musica strumentale e Musica vocale da camera) con "La straniera" continua e si arricchisce l’«Edizione Critica delle Opere di Vincenzo Bellini», avviata nel 1999 da Casa Ricordi proprio con il contributo e la collaborazione del Teatro Massimo Bellini di Catania. Ed è nella rigorosa edizione affidata al musicologo Marco Uvietta, che l'opera verrà eseguita in prima mondiale nelle sette rappresentazioni che si susseguiranno fino al 29 gennaio.

L’Orchestra del Bellini sarà diretta da Sebastiano Rolli, il Coro del teatro verrà istruito da Ross Craigmile. Il nuovo allestimento porta la firma del regista Andrea Cigni che si avvale dello scenografo Dario Gessati e del costumista Tommaso Lagattola. In scena un cast di rinomati belcantisti: il soprano Daniela Schillaci (nel ruolo di Alaide, la misteriosa straniera), il mezzosoprano Patrizia Patelmo (Isoletta), il tenore Emanuele D'Aguanno (Arturo), il baritono Enrico Marrucci (il barone di Valdeburgo) e ancora il tenore Riccardo Palazzo (Osburgo), il basso Alessandro Vargetto (Il signore di Montolino), il baritono Maurizio Muscolino (Il priore degli Spedalieri). Nelle recite del 24, 26 e 28 gennaio, sul podio salirà Leonardo Catalanotto, mentre Alaide sarà il soprano Francesca Tiburzi, Arturo il tenore Filippo Adami, Isoletta il mezzosoprano Gabriella Colecchia, Valdeburgo il baritono Piero Terranova.

L'edizione catanese sarà registrata ed edita dalla casa discografica Bongiovanni. Visto l’impatto culturale e mediatico, Rai 5 effettuerà riprese e interviste nel backstage per un servizio speciale che andrà in onda il 20 gennaio alle ore 20,45 e sarà replicato su Rai3 il 21 gennaio alle ore 1,15. E veniamo alle fonti e alla genesi. «Mio caro Romani, "La straniera" ha sorpassato "Il pirata" di non poco»", scrive Bellini al famoso e prediletto librettista, il giorno successivo alla trionfale prima scaligera del 14 febbraio 1829. È la definitiva consacrazione del giovane astro belliniano, che - doppiando il successo del neogotico "Pirata" - aveva segnato la nascita dell'opera romantica italiana. «Il dramma per musica - sono le famose parole attribuite a Bellini - deve far piangere, morire, inorridire cantando»: a questo ideale estetico corrisponde il melodramma in due atti di Felice Romani musicato dal ventottenne catanese dagli affascinanti tratti normanni. Il pubblico della Scala ascoltò la partitura costruita per le voci di quel memorabile debutto: stelle dell’epoca, come il soprano Enrichetta Meric-Lalande e il baritono Antonio Tamburini, ma anche il giovane tenore Domenico Reina che si fece onore al posto del celeberrimo Giovanni Battista Rubini, per quale Bellini adattò la versione della ripresa scaligera del 1830. L’odierna edizione critica consente di ricostruirle ed eseguirle entrambe: quella prescelta per l’allestimento catanese è la primigenia del 1829.

La fonte letteraria del libretto è il romanzo L’Étrangére di Charles D’Arlincourt, bestseller di pochi anni prima (1825), ambientato nella Bretagna medievale e molto liberamente ispirato alla figura storica della regina Agnese di Pomerania, amatissima quanto infelice moglie del re capetingio Filippo II di Francia, che l'aveva sposata nel 1196 in seguito al ripudio della pricipessa Isamberga di Danimarca, salvo a dover fare marcia indietro perché colpito dalla scomunica e dall'interdetto papale allargato ai sudditi. D’Arlincourt muta il nome di Agnese in Alaide e narra dell'isolamento in cui la donna conduce la triste esistenza, dal momento in cui il sovrano ha dovuto a malincuore allontanarla dalla corte. Nessuno conosce l'identità regale della dama velata che s'aggira in incognito nella foresta suscitando timori e sospetti, venendo sospettata perfino di stregoneria. Di lei, sconosciuta e temuta “straniera” che tutti fugge e tutti fuggono, s'innamora l’ardente e coraggioso Arturo, pronto a lasciare la dolce Isoletta cui è promesso. Alaide sente di ricambiarlo, ma la ragion di stato le impone di respingerlo. Allo stesso modo il barone di Valdeburgo, sotto le cui mentite spoglie si cela il fratello di Alaide, sa che è più prudente ostacolare il nascente legame. Tra tacite agnizioni e pubblici processi, audaci duelli e morti presunte, il plot precipita verso l'esito tragico in un'accesa Romantik in cui la musica si fa teatro e viceversa: perciò la partitura fu tra le più amate e studiate da Wagner, intento a delineare il suo Wort-Ton-Drama, l’opera d’arte totale. Tra i momenti salienti risalta nel finale dell’opera lo struggente “Ciel pietoso”, incentrato sulla protagonista, così come spicca nel primo atto l’ampio duetto iniziale tra Alaide a Arturo, di proporzioni appunto wagneriane.

Figura chiave del primo Ottocento, classico nella forma, romantico nei contenuti, Vincenzo Bellini elabora uno stile del tutto peculiare, che conosce nella “Straniera” l’esperimento più estremo. Scrive Marco Uvietta, curatore dell’edizione critica:«Non sarà un caso che proprio mentre Rossini portava a termine, con Guillaume Tell, la propria parabola operistica, stesse nascendo La Straniera, la prima opera italiana dichiaratamente romantica. È vero che alcuni caratteri di questo romanticismo erano già presenti nella sua opera precedente, Il pirata; tuttavia è con La Straniera che Bellini elabora consapevolmente una drammaturgia musicale adeguata alla nuova sensibilità, programmaticamente contrapposta all’eredità rossiniana. L’allontanamento più evidente si realizza nella scrittura vocale, in uno stile declamatorio diametralmente opposto allo stile fiorito di Rossini: chi in passato lamentava l’assenza nella Straniera del caratteristico lirismo belliniano, misurava il valore musicale di quest’opera col senno di poi, misconoscendone il carattere ‘sperimentale’, orgogliosamente ostentato nel segno del teatro, dell’immedesimazione, del pathos. Che a questi valori il compositore avesse in parte – e momentaneamente – sacrificato il belcanto è un fatto evidente, inevitabile quanto necessario per l’emancipazione del canto fiorito dalle sue funzioni ornamentali e virtuosistiche e il suo recupero come mezzo espressivo e drammatico. Acquisizione fondamentale per lo stile maturo di Bellini, dove la coloratura e il virtuosismo vocale non hanno mai nulla di pretestuoso, rispondendo sempre a ragioni intrinsecamente drammatiche».

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