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Ale e Franz «Nei momenti bui c'è voglia di ridere»

La coppia comica torna in teatro e fa tappa in Sicilia con “Lati tanti - Latitanti” in scena domani a Enna e venerdì a Trecastagni

Ale e Franz "Latitanti" a Trecastagni

Ale e Franz

«E’ uno spettacolo che è nato grazie al tantissimo materiale che avevamo – spiegano Ale e Franz – lo abbiamo preso e l’abbiamo portato a spasso con noi nei piccoli teatri. Questo movimento lo abbiamo chiamato Lavori in corso. In un anno abbiamo scritto, cambiato, provato e riprovato. Abbiamo buttato via delle cose e ne abbiamo prese delle altre. Un nostro laboratorio con il pubblico, fino a farlo diventare Tanti Lati – Latitanti. Nello spettacolo si parla di uomini e di rapporti. Noi portiamo in scena gli incontri tra le coppie che si incrociano per diversi motivi».

Sui social, i fan siciliani hanno chiesto a gran voce la vostra presenza in Sicilia. Qual è il vostro rapporto con quest’isola?

«Un ottimo rapporto. Abbiamo lavorato tanto e spesso in Sicilia. È sempre un piacere venire. Per non parlare delle vacanze. Ale ha passato tante vacanze a Lampedusa perché penso che sia una delle isole più belle del mondo».

Nella vostra carriera siete stati protagonisti al cinema, in teatro e in televisione. Dove vi sentite più a “casa”?

«A casa (ridono, ndr). Uno dei posti dove ci troviamo più a nostro agio è il teatro. È sempre stato il nostro territorio naturale. Si lavora dal vivo e con la gente. L’effetto è immediato. Hai veramente un senso di intimità con la gente unico. Una volta che si apre il sipario sono tutti tuoi. Fai parte di loro e loro fanno parte di noi. La cosa bella del teatro è che la gente fa parte dello spettacolo, non può esistere senza il pubblico. Gli spettatori dettano il ritmo dello spettacolo insieme a noi. Si crea un alchimia e un armonia tra il pubblico e l’attore che è meravigliosa».

Venticinque anni di carriera insieme. Qual è il segreto per un rapporto così duraturo?

«Come coppia siamo insieme da ventitré anni, ma in realtà c’eravamo conosciuti un paio di anni prima facendo insieme uno spettacolo in teatro. Il segreto è avere gli stessi obiettivi e le stesse passioni. Condividerle e progettarle. Costruire insieme il percorso e camminare passo dopo passo insieme».

In un momento storico come quello attuale, quanto è difficile far ridere il pubblico?

«Non ci sono periodi più facili o più difficili. La risata, forse, è più facile nei momenti difficili perché la gente ha voglia di sdrammatizzare. Ridere nei momenti più critici e drammatici. Forse, paradossalmente, è più facile far ridere nei momenti difficili. È realmente quello che facciamo anche noi. Quando si hanno dei periodi che non sono ottimi, cerchiamo di più la risata. Forse è un bisogno di evadere. La risata è una piccola droga legale, sana e che ci si può permettere».

Quest’anno Zelig ha chiuso le porte. Voi siete stati uno dei pilastri portanti di questo spettacolo. Come avete reagito alla notizia della chiusura?

«E’ stata una scelta inevitabile, dettata dal tempo. Un ciclo. Tutte le cose si consumano. Hanno un inizio e una fine. Quando una cosa arriva al proprio tramonto, si guarda con bellezza. È stato un bellissimo percorso, una lunga strada fatta tutti insieme. Fatta da successi dovuti a tutto il gruppo affiatato. È stato un successo di tutti. Quando arriva il tramonto, lo si guarda emozionati ma un po’ malinconici».

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