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Scandali, Nicotra: «Le ombre dei concorsi truccati , all'Anticorruzione molti casi dalla Sicilia»

L'appello della consigliera Anac dopo l'arresto dei prof per il caso sollevato da un ricercatore in Toscana e in cui sono risultati coinvolti anche dei docenti siciliani

Il minstro Fedeli e Cantone hanno detto che eravate già sul pezzo.

«Stiamo lavorando al nuovo Piano nazionale anticorruzione, in cui c’è un ampio capitolo che riguarda gli atenei. Contiamo di approvare il Piano in via definitiva entro ottobre».

Quali strumenti utilizzerete?

Una delle priorità è regolare la figura del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza. Una figura-chiave, con il compito di redigere un piano anticorruzione per il singolo ateneo e di coordinare le attività di prevenzione della corruzione e di tutela della trasparenza».

Come verrà scelta questa figura?

«Il profilo sarà separato e indipendente dalla classe dei docenti universitari. E coinciderà con il direttore generale o con un dirigente».

Ma non crede che chi è nella governance accademica possa non vedere o non voler vedere il marcio?

«Comprendo il senso della sua perplessità. Ma, il sistema ha già creato una rete virtuosa di confronto dei responsabili anticorruzione. Se il riferimento locale avverte delle pressioni ha un’estrema facilità di interlocuzione con l’Anac, che attua una vigilanza su tutti gli uffici pubblici, rafforzando la figura anche nella sua autonomia».

L’inchiesta di Firenze, per chi vive nel mondo universitario, è la scoperta dell’acqua calda. Così fan tutti, da decenni. Non le risulta?

«L’Anac ha ricevuto e continua a ricevere tantissime denunce, segnalazioni e richieste di intervento».

Denunce anche dalla Sicilia?

«Purtroppo sì, c’è una significativa percentuale di casi che riguardano gli atenei del Sud e della Sicilia. E lo dico con grande amarezza, da siciliana e da docente universitaria. Ma ovviamente non posso aggiungere altro».

Può dirci l’oggetto delle denunce...

«I concorsi locali per il reclutamento dei docenti. Non sono gestiti sempre con i criteri dell’imparzialità e del merito, ma talvolta prevalgono il nepotismo e i favoritismi».

La scoperta dell’acqua calda, appunto. Come si spiega?

«L’Università è un comparto particolare. Fare il docente universitario implica una logica progressiva, per diversi step. C’è una sorta di vivaio da cui si attinge, la cooptazione non è un male in sé. Diventa patologia se vince non il migliore, ma il raccomandato».

Con conflitti d’interesse conclamati.

«Certo. Se l’esaminando è impegnato, ad esempio, nello studio professionale del docente, è chiaro che il professore non può far parte della commissione. Ecco, nel piano anticorruzione c’è anche questo, nero su bianco: vigilare sui conflitti d’interesse fra giudicante e giudicato nei concorsi».

Che effetto le ha fatto leggere dell’inchiesta di Firenze?

«Viene fuori uno spaccato drammatico. È un’ombra pesante. Io, da docente universitaria prima che da consigliere Anac, sono arrabbiata e indignata. L’università deve smettere di considerarsi legibus solutus. L’indagine, però, può essere considerata anche una reazione degli anticorpi: c’è chi denuncia e c’è chi ascolta queste denunce».

C’è anche chi ha denunciato, per anni, le stesse cose. Ed è stato di fatto espulso dal mondo accademico.

«Chi denuncia non può restare solo. Così è stato, spesso, finora. Oggi, oltre all’ottimo lavoro di magistratura e forze dell’ordine, c’è maggiore sensibilizzazione. Le mele marce vanno isolate, tutelando la parte buona dell’università, che è la maggioranza».

Cos’è una difesa della casta da parte della “professoressa” Nicotra?

«No. È la constatazione di una realtà. La maggioranza dei docenti universitari è preparata, motivata e perbene».

Glielo spiega lei alle centinaia di giovani che, non essendo “figli di”, vanno a fare ricerca all’estero?

«I cervelli fuggono soprattutto perché non ci sono risorse per valorizzarli all’università ed è una grave responsabilità di tutti i governi degli ultimi decenni, senza distinzione di colore politico. Ma la crisi può diventare un’opportunità».

Molti giovani ricercatori se ne vanno perché il barone universitario dice loro di “saltare un giro” perché c’è un raccomandato da assumere.

«È scorretto generalizzare. Ci sono tantissimi “figli di nessuno” che ce l’hanno fatta perché lo meritavano. Dunque ai giovani io dico: restate al Sud e in Sicilia e continuate a investire su voi stessi. Denunciate le irregolarità, segnalate chi vi dice di “saltare un giro” perché adesso c’è chi vi ascolterà e chi farà in modo che non siate isolati. Oggi c’è la possibilità di far valere i propri diritti. Anche grazie alle nuove regole che l’Anac, in collaborazione con il ministero, possono migliorare l’università. Rendendola più sana, più trasparente e più meritocratica».

Twitter: @MarioBarresi

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