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Rifiuti, Sicilia vicina al collasso: Musumeci punta sul commissario

Non ci sono molti dubbi per il governatore siciliano che pensa di formulare la richiesta ufficiale all'inizio del prossimo anno

Rifiuti, Sicilia vicina al collasso: Musumeci punta sul commissario

Non ci sono molti dubbi per il governatore siciliano Nello Musumeci che pensa di formulare la richiesta all’inizio del prossimo anno.

«L’emergenza di rifiuti - prosegue Musumeci - in Sicilia si trascina da almeno quindici anni. La definirei pertanto un’emergenza strutturata. Finora si è davvero fatto poco o nulla. Le discariche sono sull’orlo del collasso. Occorre agire su due livelli. Un primo piano per affrontare le difficoltà di oggi, un altro per la prospettiva della pianificazione delle scelte. Le città metropolitane di Catania, Palermo e Messina fanno poca differenziata, vanificando gli sforzi di un centinaio di Comuni che arrivano anche al 60% di differenziata. Serve un piano delle bonifiche».

Intanto il sistema che rischia il collasso non manca di proporre ogni giorno un problema diverso. La capacità di abbancamento della discarica di Bellolampo a Palermo non supererà i due mesi. La saturazione dell’ultima vasca, in assenza della disponibilità della settima, che ancora è lontana dal vedere la luce crea allarmi principalmente nel sindaco di Palermo Orlando, ma non soltanto. Se Palermo dovesse andare in emergenza l’effetto domino non risparmierebbe nessuno. Anche per effetto di ciò, si prospetta un 2018 caldo e salato per 50 Comuni Siciliani che fino a pochi giorni fa scaricavano i rifiuti a Bellolampo. Da pochi giorni la discarica è aperta solo ai Comuni di Palermo e Ustica, gli altri sono stati dirottati alla discarica di Catania con un aumento del 10% rispetto a Palermo sui costi di discarica e 52 euro a tonnellata in più per il trasporto.

I sindaci si sono trovati costretti ad accettare le nuove condizioni proposte dalla ditta EcoAmbiente, pena il non conferimento in discarica , lasciando i Comuni in piena emergenza. Il 20 dicembre i Sindaci hanno chiesto un incontro al Presidente Musumeci.

Nella nota diffusa dai Comuni si legge infine: «Il sistema è al collasso e il neo assessore ha abbandonato la nave al porto. L'unico interlocutore a questo punto è il presidente Musumeci. Siamo in emergenza da anni per colpa della Regione e non permetteremo di far pagare il conto ai nostri cittadini -Questo il grido dei sindaci che si riservano di manifestare con ogni iniziativa possibile nell'interesse dei cittadini per evitare aumenti della TARI».

Questi stessi Comuni fino al 2015 conferivano a Siculiana, poi si sono spostati su Palermo. Adesso il conferimento dei rifiuti dei cinquanta Comuni avveniva presso l’impianto mobile dotato di Tmb, impianto di trattamento meccanico biologico di Ecoambiente a Bellolampo. La scorsa settimana l’impianto è stato spostato su una piattaforma. Dopo questi ultimi fatti, anche per tutelare la pur breve vita della discarica palermitana, è avvenuto il dirottamento dei conferimenti degli altri Comuni su Catania.

I sindaci quindi protestano per il mancato abbancamento dovuto alla minore capacità di smaltimento a Palermo. Il primo riflesso concreto, economico è dato dal maggior costo, rispetto al trasporto chilometrico di cinquanta euro in più a tonnellata, rispetto a quello originario di 140 euro. È pur vero che i sindaci in molti di questi casi mandano in discarica quasi il 90% dei rifiuti, con pochissima differenziata, ma nell’emergenza la polemica sulla pianificazione e sul minore utilizzo della raccolta differenziata, trova meno posto e ha un minore impatto.

Lo stesso sindaco di Palermo Orlando sta recitando un ruolo attivo in questa vicenda, anche se al momento non riesce ad andare oltre con lo sbocco operativo più atteso per Palermo e bloccato da quasi due anni.

I lavori infatti per la settima vasca a Bellolampo, che garantirebbero maggiore tranquillità non soltanto al comprensorio palermitano, devono fare i conti anche con un problema emerso in sede di conferenza di servizio con la Regione che ha rivelato la presenza di una faglia che ostacolerebbe la realizzazione della nuova struttura. Al momento sono in corso studi per superare l’ostacolo e realizzare la messa in sicurezza.

Solo l’ennesimo contrattempo di una vicenda in cui la burocrazia regionale e l’amministrazione di Palermo hanno dialogato negli anni, poco e male, scontando un difetto di mancata collaborazione che rischia di pesare enormemente.

A questo punto la soluzione che potrebbe essere presa in considerazione è quella di “avvicinare” il rifiuto più possibile al territorio della Sicilia occidentale, utilizzando possibilmente l’impianto di Castellana, nelle Madonie. Si tratta di una discarica pubblica con annesso un impianto di tmb (trattamento meccanico-biologico). Una soluzione-ponte anche questa, ma che si inserirebbe nella transizione dei tempi necessari a rimettere ordine.

È tramontata invece, almeno per il momento, l’ipotesi di gestire la discarica del territorio trapanese attraverso una reattiva soluzione di continuità tra l’ultima vasca che sta andando a esaurimento e ha una capacità residuale minima e la nuova per cui si sta provvedendo alla definizione.

Per il resto tra le discariche siciliane sono attivi gli impianti di Lentini e Siculiana, mentre la discarica di Oikos, a Motta Sant’Anastasia, sta abbancando al momento solo la frazione secca dei rifiuti inviato da altre discariche private.

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