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Crocetta su Fontanarossa: «Il 60% ai privati, gara fra un mese»

Il governatore: «Ho liberato la Sac dai giochi di potere. Agen? Non è il padrone delle Camere di Commercio»

Crocetta su Fontanarossa: «Il 60% ai privati, gara fra un mese»

Il governatore siciliano Rosario Crocetta

Soddisfatto di come s’è conclusa la vicenda delle nomine Sac?

«Temevano che il presidente della Regione volesse impadronirsi di Fontanarossa. Io non mi voglio impadronire di nulla, perché se avessi voluto mi sarei messo d’accordo con i partiti politici e avrei messo un mio uomo al comando. Invece la risposta è stata questa. La professoressa Baglieri per me è una sconosciuta, l’avevo sentita esporre le sue tesi a un convegno, ma personalmente non l’ho mai incontrata. Comunque so che ha le qualità per tenere alto il suo ruolo. Ornella Laneri l’avrò vista tre volte per dei meeting allo Sheraton di Catania e ne ho apprezzato il piglio decisionista, l’esperienza di manager, l’ intelligenza creativa e soprattutto la grande voglia di operare per Catania e per la Sicilia. Una donna straordinaria. Nessuna delle due viene dalla politica: le ho voluto portare su un terreno neutro per sottrarle a condizionamenti. In questo mi ha dato sostegno Enzo Bianco, il sindaco metropolitano, che ha condiviso le scelte».

Comunque polemiche e mugugni non sono mancati.

«Chiunque avessimo scelto sarebbe stato oggetto di polemiche. Non dobbiamo dimenticare che dietro lo scontro che c’è stato per mesi all’interno delle Camere di commercio c’era sempre la questione dell’aeroporto e questo ha determinato contrapposizioni estreme tra chi sostanzialmente avrebbe voluto avere il controllo dell’aeroporto. C’era il rischio di acuire lo scontro tra le categorie all’interno delle Camere di commercio della Sicilia orientale e d’altra parte poteva esserci il rischio di una lottizzazione politica che avrebbe danneggiato l’aeroporto. Quindi era necessario superare questi ostacoli con delle nomine al di sopra dei rischi».

Dice il presidente dell’Enac, Vito Riggio, che forse sarebbe stata meglio una consultazione con il presidente di Confcommercio Pietro Agen, il quale tra due mesi potrebbe essere il padrone delle Camere di commercio del Sud-Est e quindi della Sac.

«Mi rifiuto di credere che ci possa essere un padrone delle Camere di commercio. Sinceramente avrei voluto che slittasse la nomina del nuovo consiglio di amministrazione. Ho tentato anche di farlo, perché volevo che, risolto l’accorpamento delle Camere di commercio del Sud-Est, la vicenda fosse risolta direttamente dai protagonisti. Ma per le Camere di commercio ci sono ancora cause pendenti davanti alla magistratura, e quindi non c’era una certezza sulle reali posizioni di forza, non si poteva più perdere tempo, anche perché le inchieste della magistratura potrebbero persino smentire clamorosamente i dati sulle rappresentanze camerali. Che le categorie l’una contro l’altra armate raggiungano finalmente un accordo e la smettano di litigare. Ecco perché ho voluto che queste nomine avvenissero subito e su un terreno al riparo da possibili conflitti. Abbiamo dato all’aeroporto di Fontanarossa una governance di cui i catanesi possono andare orgogliosi perché per la prima volta è stata cacciata via la politica dall’aeroporto».

C’è un problema urgente: trovare i soldi per le opere previste dal contratto di programma. Il presidente dell’Enac, Vito Riggio, chiede: i 160 milioni chi ce li mettere? Teniamo presente che il bilancio 2015 è attivo per soli 520 mila euro.

«Ma se si fosse nominato un altro consiglio di amministrazione la situazione non sarebbe stata identica? Quindi questa vicenda va slegata da quella del consiglio di amministrazione. I privati dovranno apportare le risorse necessarie per fare gli investimenti. Diciamo che oggi l’aeroporto di Catania è in una condizione perfetta per produrre utili. Possiamo dire che questa è una crisi di crescita? Finora questa crescita è stata impedita. Ed è stata impedita da che cosa? Possono essere proprietari dell’aeroporto enti che non hanno soldi? Perché questo è il vero problema. Dicono: sarà la nuova Camera di commercio a gestire l’aeroporto. Ma con quali soldi?».

E allora qual è lo scenario?

«Torniamo allo stesso punto di prima. Perché si rivendica la gestione dello scalo? In nome del potere o in nome della capacità industriale di portare avanti dei progetti? In buona sostanza bisognerà trovare un partner che abbia le risorse sufficienti per gli investimenti. Vito Riggio sa bene che non è possibile un intervento pubblico per la famosa questione degli aiuti di Stato. Nel comitato delle Regioni mi sono battuto a favore della possibilità di concedere aiuti di Stato, così come la Giuffrida l’ha fatto in Parlamento. Ma questa deve essere una direttiva della Commissione europea. Se e quando si potrà intervenire è chiaro che non faremo mancare la possibilità di mettere gli stanziamenti europei a favore degli aeroporti siciliani. Ma ora non è possibile, ci dobbiamo cuocere nel brodo che abbiamo. Però non cominciamo a creare crisi di panico perché l’aeroporto di Catania è in attivo. Deve crescere e credo che quando finalmente lanceremo questo bando di gara ci sarà veramente una competizione internazionale seria: perché un aeroporto che produce utili, per i privati è un’occasione ghiotta. E questo veramente farà diventare l’aeroporto di Catania non solo il primo del Mezzogiorno, ma uno dei primi aeroporti del Mediterraneo. Questa è la nostra visione. Se poi ci dobbiamo preoccupare di chi deve gestire, di chi ci deve mettere mano, di chi non avendo soldi pensa di potere occupare un potere all’infinito. Ma finiamola! Ciò ha impedito fino a oggi il processo di crescita dell’aeroporto».

Ma quanto tempo ci vorrà per la gara internazionale?

«Io credo sarà uno dei primi atti del nuovo consiglio di amministrazione della Sac. Le linee-guida sono già state monitorate. Può essere il problema di un mese far partire la gara, se si mettono subito al lavoro. D’altra parte non è la prima gara internazionale che si fa per trovare soci privati in un aeroporto, ci sono stati diversi aeroporti italiani che hanno già fatto questa operazione. Il problema serio è che finora non c’era mai stata una volontà di fare la gara».

E allora qual era la volontà?

«Insieme ne abbiamo parlato spesso, ne parliamo da quattro anni. La linea che era stata scelta non era quella giusta, non serviva a nulla vendere qualche azione, non avrebbe assolutamente risolto il problema del capitale di investimento. Uno vende delle azioni e poi destina i soldi degli azionisti per gli investimenti? E chi li garantisce i privati, mio nonno? È allucinante pensarlo e poteva anche dare adito a richieste di risarcimento danni. E non solo... Chiaro? Le società per azioni quando debbono fare degli investimenti, per reperire nuovi soldi ricorrono al prestito obbligazionario che ha sicuramente il merito di non toccare il capitale degli azionisti. Non condivido nemmeno l’eventuale scelta del prestito obbligazionario perché è preferibile molto di più il bando di gara internazionale con il privato che, con un piano gestionale concreto, acquista il 60% delle quote di un aeroporto dal grande futuro. In sostanza il privato dovrà dimostrare di avere capacità di investimento senza che questo coinvolga soci pubblici, perché i soci pubblici i soldi non li hanno. Finora i soci pubblici senza un centesimo hanno fatto come il cane dell’ortolano».

Vale a dire?

«È un proverbio gelese fantastico: il cane dell’ortolano non mangia verdura, però non permette a nessuno di mangiarla».

E finisce con una grande risata.

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