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Coldiretti denuncia: speculazione grano da 700 mln di euro. La protesta a Palermo FOTO

Il dato nazionale comprende anche le difficoltà degli agricoltori siciliani che stanno partecipando ad un maxi corteo nel capoluogo

Coldiretti denuncia: speculazione grano da 700 mln di euro. La protesta a Palermo

ROMA- La guerra del grano, ovvero la protesta dei produttori di frumento contro la caduta dei prezzi e l’invasione di import straniero, sale di tono. Dopo le mobilitazioni locali dei giorni scorsi, Coldiretti porta oggi migliaia di produttori e trattori in diverse piazze italiane, con fulcro a Bari dove si sono radunati 5.000 agricoltori. Ma proteste si sono svolte anche a Termoli, Palermo e Potenza. Ieri la Cia-Agricoltori italiani e Confagricoltura avevano organizzato sit-in e presidi in varie località e il presidente della Cia, Dino Scanavino, aveva minacciato lo sciopero della semina se le quotazioni non torneranno su valori equi. Ed è anche botta e risposta tra Coldiretti, che ribadisce il primato di qualità del grano italiano, e Aidepi, Associazione delle Industrie del dolce e della pasta italiane che invece sottolinea la necessità dell’import di grano estero di qualità per 'dar forzà a quello italiano che si attesta su livelli proteici bassi.

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La portata della crisi per i produttori italiani di frumento si evidenzia da alcuni numeri: le quotazioni del prodotto sono tornate ai livelli di trent'anni fa, con il grano duro per la pasta che viene pagato anche 18 centesimi al chilo, mentre quello tenero per il pane ancora meno, 16 centesimi al chilo. Le speculazioni dei mercati finanziari e il ricorso spregiudicato all’import di basso prezzo, secondo le organizzazioni agricole, sono le cause del disastro.


Il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina annuncia altri interventi dopo i 10 milioni di euro stanziati la scorsa settimana per il piano cerealicolo nazionale, sottolineando che «serve più trasparenza nella formazione del prezzo e un piano concreto per favorire il grano 100% italiano di qualità». «Stiamo lavorando per tutelare il reddito degli agricoltori - osserva ancora il ministro - e allo stesso tempo per aumentare l’approvvigionamento di prodotto nazionale da parte dei trasformatori, puntando a migliorare i rapporti nella filiera».

Lavoro non facile visto che l’industria del settore continua a difendere la necessità e anche la qualità del grano estero. «Purtroppo, l’origine italiana del grano duro non è in sé sinonimo di qualità» - rimarca il presidente dei pastai di Aidepi Riccardo Felicetti, e, visti i valori proteici bassi del grano duro italiano, rimane necessario importare grano duro estero di qualità top, tra il 30% e il 40% del totale, per "rinforzare" la miscela della semola utilizzata dall’industria della pasta.

Inoltre, sottolinea Italmopa, Associazione industriali mugnai d’Italia, l’approvvigionamento di grano dall’estero è necessario in quanto i raccolti nazionali risultano ancora quantitativamente deficitari rispetto al fabbisogno dell’industria. Aidepi puntualizza infine a Coldiretti che «é vero che esistono dei pastifici che hanno scelto di utilizzare esclusivamente grano italiano di qualità, ma questo non significa che tutto il grano nazionale in purezza possa essere adeguato alle richieste quali/quantitative di produttori e consumatori».

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