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L'isola sfregiata: «In Sicilia i petrolieri paghino il demanio»

Da Gela i controlli di Riscossione Sicilia sui canoni marittimi. «Nessuna industria li ha mai versati per i siti offshore»

L'isola sfregiata: «In Sicilia i petrolieri paghino il demanio»

Gela. C’è un tesoretto in mezzo al mare, de iure condendo. Incalcolabile. E non perché non sappiamo fare i conti.

La «situazione particolarmente grave» emerge (mai verbo fu più adeguato) dai controlli che Riscossione Sicilia sta effettuando sul pagamento dei canoni demaniali nei Petrolchimici dell’Isola. La prima tappa è proprio a Gela. Dove, quasi per caso, s’è scoperta la posizione «sostanziale e di fatto» di «esenzione contra legem delle piattaforme petrolifere». Così scrive l’amministratore unico di Riscossione, Antonio Fiumefreddo, in una disposizione di servizio indirizzata al direttore generale e ai dirigenti dell’Equitalia sicula. Ai quali ordina di «richiedere a tutti i gestori delle piattaforme petrolifere in Sicilia il pagamento dei canoni demaniali». Con un termine di 60 giorni, «scaduto il quale si provvederà a denunciare i fatti alla Procura competente per territorio».

L’ultima battaglia dello “sceriffo” Fiumefreddo odora di salsedine e puzza di catrame. «Si fa un gran dire dello sfruttamento delle coste siciliane a opera delle grandi multinazionali del petrolio - dice - e conosciamo del dolore di migliaia di famiglie per il lascito, di morti e malattie, dovuto ad una industrializzazione selvaggia della nostra isola ed incurante della salute pubblica, ma nessuno ha pensato di chiedere a questi giganti il pagamento dei canoni demaniali per le piattaforme a mare». Così ci dice, appena uscito dal primo controllo all’Eni di Gela. E aggiunge: «Abbiamo incrociato i dati dell’assessorato regionale al Territorio. I canoni marittimi non li paga nessuno, perché nessuno li ha mai chiesti».

Prima precisazione: parla soprattutto delle 7 principali piattaforme offshore, a Gela e fra Ragusano e Agrigentino. Cosa ben diversa sono le concessioni sul litorale. In questo contesto, dopo un protocollo con l’assessorato regionale al Territorio, sono già partite le verifiche su lidi balneari, hotel e ristoranti. E sui Petrolchimici di Gela, Priolo-Augusta-Melilli, Milazzo e Termini Imerese: 60 milioni la stima di Riscossione Sicilia sulle concessioni dovute alla Regione. Il primo bilancio? «Molte anomalie già riscontrate nei lidi della Plaia di Catania», rivela Fiumefreddo. Ma anche «alcune carenze nella documentazione che dovrebbe attestare il regolare pagamento delle concessioni nelle aree industriali, a partire da Gela».

Ma adesso si apre un nuovo fronte: quello delle piattaforme petrolifere a mare: «Nessuno ha mai chiesto alcun pagamento del canone demaniale, da non confondersi con le somme versate una tantum al momento della concessione». Una «improvvida quanto incomprensibile pratica», la definisce l’avvocato catanese nella nota ai suoi dirigenti, «senza tacere di omissioni eventualmente consumatesi».

L’assalto di Fiumefreddo in versione “No-Triv” ha un fondamento giuridico in una sentenza della Cassazione (la n. 3618/2016), nella qualche si sancisce che le piattaforme entro le 12 miglia marine «sono soggette ad accatastamento e quindi assoggettabili a Ici e conseguentemente a Imu e Tasi, nonché ai canoni demaniali», scrive Fiumefreddo. «Per quanto attiene il ruolo di Riscossione Sicilia, stante la convenzione sottoscritta con la Regione, si dovranno accertare i canoni demaniali dal 2010 ad oggi».

E qui arriviamo alla difficoltà di quantificare il tesoretto erariale in fondo al mare. Ma la Regione «che finora non ha provveduto ad accertare le piattaforme petrolifere - scrive Riscossione Sicilia - potrà condurre tale attività senza che necessiti il preventivo intervento dell’Agenzia delle Entrate, in quanto la base imponibile può essere valorizzata sulla base delle scritture contabili della società proprietaria, ed in caso di mancata collaborazione, sulla base dei dati di bilancio pubblicati dalla Camera di Commercio». Per capirci: non c’è possibilità di nascondere le carte.

Sull’ennesima azione-shock, Fiumefreddo rivendica anche un fondamento morale: «È giusto, anzi doveroso che i grandi petrolieri paghino come tutti. In un Paese in cui ci vogliono autorizzazioni e concessioni per una veranda o per un chiosco, in cui chi stende un pontile sull’acqua paga doverosamente il suo canone, si è lasciato invece che i produttori di petrolio e di gas non pagassero, sul presupposto che in mare non c’è il catasto». Con la consueta punta di veleno: «Indefinibile la classe dirigente siciliana, che nel tempo si è resa succube di poteri fortissimi e sottomessa a scambi spesso inconfessabili». Compreso Rosario Crocetta, talvolta criticato dai gelesi sulla vertenza Eni? Fiumefreddo rassicura: «Ho informato il presidente, che mi ha detto di “procedere con durezza”». De iure condendo, s’intende.

Twitter: @MarioBarresi

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