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Noto, mons. Staglianò scaccia i Pokemon dalla Basilica

Il vescovo: «Hanno creato una realtà parallela, dove si perde solo tempo. Non servono giovani-divano»

Noto, mons. Staglianò scaccia i Pokemon dalla Basilica

Che un prete, un vescovo come don Tonino che solca anche le reti televisivi nazionali, parli di cose attuali di un mondo che continua a stupire, in negativo ma anche in positivo, può starci. Anzi deve starci. Che prenda posizione, spieghi e inviti alla riflessione parlando del gioco del momento, dell’applicazione che sta battendo tutti i record e di cui si continua a parlare ovunque, un po’ di effetto lo fa. Anche perché a spiegarglielo, in breve tempo ma con esempi concreti, ci abbiamo pensato noi e quando gli abbiamo detto i programmatori hanno trasformato il seminario vescovile in uno dei tanti Pokestop seminati per Noto e che addirittura davanti la Basilica di San Nicolò, spunta una palestra per far crescere i Pokemon, gli è scappato il tipico sorriso di chi stentava a crederci. «Quindi - dice - fatemi capire bene. Basta trovarsi “fisicamente” davanti la cattedrale di Noto per avere dei vantaggi e andare avanti in questo gioco?». Gli rispondiamo subito di sì e lui continua.

«Incredibile - hanno mappato tutto il mondo, tutta la terra creando un’altra realtà in cui il tempo comunque scorre lo stesso e lo si sottrae alle cose importanti. Se si vuole andare alla ricerca di qualcosa, si vada alla ricerca di chi vive nel dolore e nelle difficoltà, chi soffre, chi ha disagi. Si porti loro la parola di Gesù, i messaggi di Cristo, le esperienze di condivisione che solo chi crede e si impegna può trasmettere. Non abbiamo bisogno di giovani-divano, ma di giovani che indossino le scarpe ed escano, camminino animati dal Signore». Eccole le parole di Papa Francesco, rivolte pochi giorni fa ai giovani durante la Giornata mondiale della Gioventù, riprese da mons. Staglianò per ricordare la differenza tra la vita reale e quella che viaggia sui telefonini di ultima generazione.

Il suo discorso diventa poi più ampio, perché Pokemon Go è solo il punto di partenza di un’analisi a 360° che presto sarà anche argomento delle sue omelie. C’è una tecnologica che fa bene, aiuta e abbatte i confini. C’è un’altra tecnologia, invece, che questi confini li crea. Li erige come muri invalicabili, che finiscono per allargare le distanze. Prima tra la gente, poi con la vita stessa. «Che senso ha - punge l’alto prelato - vivere una vita alienata, fuori da qualsiasi cosa che ci capita attorno per inseguire qualcosa di effimero. La vita è un viaggio, ma non nel paese dei balocchi che noi, dando troppa importanza a situazioni surreali. Che non esistono». Intanto, però, ieri è stata battuta la notizia che un 28enne di Brooklin, Nick Johnson, è riuscito a catturare tutti i mostriciattoli riempendo il suo Pokedex (ovvero il raccoglitore dei Pokemon). Il web è pieno di notizie simili, alcune di una totale assurdità che non fa altro che evidenziare un problema piuttosto importante per la società attuale. Nel 2016 si fa ancora fatica a capire quale sia la tecnologia amica dell’uomo.

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