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Terrorismo islamico, due tunisini espulsi da Catania

Accertati legami con movimenti terroristici. In Italia «107 i rimpatri forzati dal 2015»

Terrorismo islamico, due tunisini espulsi da Catania

 

 

Gli ultimi due espulsi hanno lasciato l’Italia con un volo partito da Catania e diretto a Tunisi. Dalle indagini a loro carico «sono stati accertati legami con movimenti terroristici oltre a vari elementi che li hanno tratteggiati come soggetti socialmente pericolosi», spiega il titolare del Viminale. Passati al setaccio i loro profili Facebook e telefoni cellulari «sono emersi anche contatti con persone palesemente sostenitrici dell’estremismo religioso di matrice islamica e, specificamente, con il gruppo islamista Jabat al Nusra».

 

 

Un quadro che «ha indotto i nostri investigatori a ritenere che i due cittadini tunisini potessero essere impegnati nella diffusione del messaggio radicale con finalità di proselitismo, oltre che legati, in qualche modo, a persone appartenenti a formazioni estremiste». Stesso identico quadro per il marocchino espulso in serata: 34 anni, residente a Fidenza.

 

 

Intanto si difendono gli imam genovesi indagati per associazione con finalità terroristiche nell’inchiesta della Procura che ha portato all’arresto di un giovane siriano di 23 anni che stava per arruolarsi tra le fila del gruppo quaedista Al-Nusra: «Predichiamo la pace, sempre. Siamo contro il terrorismo». L’attenzione degli inquirenti è puntata soprattutto su uno di loro, l’albanese Blender Breshra, ritenuto il capo della cellula che stava per nascere in città. Sotto la lente di ingrandimento ci sono una serie di viaggi che l’imam ha fatto quest’anno soprattutto in due Paesi colpiti dai recenti attentati, Francia e Germania, e che fanno pensare anche perché l’uomo non svolge alcuna attività lavorativa.

Sotto esame è anche il gruppo creato su WhatsApp, dove il giovane siriano arrestato criticava «l’attendismo» di una certa parte del sunnismo per non aver portato ancora l’attacco al cuore dello sciismo in Iran. E gli inquirenti guardano con sospetto all’uso da parte dell’imam di applicazioni di messaggistica per smarthphone difficili da intercettare.

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