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Fatale un pozzo della "Casa del Vescovo" a Zafferana

Cicloturista austriaco si avventura nella grotta e muore precipitando nel vuoto

Fatale un pozzo della "Casa del Vescovo" a Zafferana

La Grotta dei tre livelli di Zafferana Etnea, in pieno Parco dell’Etna, a quota 1625 metri di altezza, è stata fatale, ieri, per un cicloturista austriaco di 64 anni. Si chiamava Bernard Launsecker ed aveva forza e vitalità per affrontare la strada Zafferana-Rifugio Sapienza in bicicletta insieme a tanta voglia di conoscere il territorio dell’Etna ed i suoi misteri.

Per questo forse, a circa 800 metri dalla “Casa del Vescovo”, quando ha visto l’imbocco della grotta non ha resistito e, lasciata la bicicletta, si è avventurato all’interno della buia grotta che si è formata dalle lave del 1792. Chi la conosce sa che oltre l’imbocco i pericoli sono tanti. Uno di questi un pozzo profondo circa 10 metri quasi subito dopo l’ingresso. Probabilmente il turista non lo ha visto ed è precipitato giù. Non sarà morto sul colpo, i soccorritori del soccorso speleologico Sicilia Orientale del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico lo hanno trovato con il telefonino in mano.

Alle 13,30 scatta l’allarme. Il 118 avverte i volontari del Soccorso alpino ed una squadra di speleologi ha subito teso le funi per calarsi giù nel pozzo. L’uomo però non dava più segni di vita: la caduta era stata fatale.

Sul posto anche i carabinieri, il soccorso alpino della Guardia di Finanza e dell’Etna, ma ormai c’era solo da aspettare l’arrivo del medico legale che è stato imbragato e calato giù.

E’ risaputo che bisogna accedere con estrema prudenza all’interno delle grotte dell’Etna, ma è anche vero che i sentieri dovrebbero essere più sicuri. Ed in proposito il presidente del Servizio nazionale del Soccorso alpino speleologico siciliano, Francesco Del Campo afferma: «Se le istituzioni non si decidono ad affrontare il problema con determinazione le tragedie continueranno a verificarsi. Spesso i nostri appelli rimangono inascoltati. Il nostro compito è intervenire in caso di incidenti, ma se avessimo i mezzi per effettuare ricognizioni continue e porre opportune tabelle informative lungo i sentieri, avvertendo i turisti sui rischi che corrono, molte tragedie non si verificherebbero. Se ci fosse stata una barriera prima del pozzo o semplicemente un cartello in più lingue per avvertire gli escursionisti sui rischi, forse oggi non avremmo raccontato questa tragedia».

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