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Tentato sequestro bimba a Scoglitti, decreto di espulsione in scadenza per indiano rimesso in libertà

Il provvedimento di espulsione dall'Italia era stato reiterato lo scorso 16 agosto. Sulle polemiche per la libertà dell'uomo, per il Ministro Orlando bisogna evitare processi paralleli. Il padre della bimba: «Legge da rivedere»

Scoglitti, la ricostruzione del tentato rapimento: «L'ha tenuta per pochi secondi»

Scoglitti (Ragusa) - Ram Lubhay, il cittadino indiano accusato del tentato rapimento di una bimba di 5 anni, a Scoglitti, e denunciato per tentato sequestro di persona e sottrazione di minore, è destinatario di un decreto di espulsione dall’Italia emesso dal questore di Ragusa. Il provvedimento scade oggi.


L’indiano aveva già un precedente decreto di espulsione per i suoi precedenti penali: furto di rame e traffico di droga. Non avendo ottemperato al decreto, il 16 agosto, giorno del tentato sequestro, gli è stato reiterato il provvedimento. Secondo fonti investigative non è stato possibile finora assicurare un posto in un CIE al cittadino indiano, che è senza fissa dimora, e che entro oggi dovrebbe lasciare l’Italia nonostante sia accusato di tentato sequestro di persona e sottrazione di minore. 

 E sulle tante polemiche sollevate dalla decisione del Pm Giulia Bisello di rimettere l'uomo in libertà e sullo scontro in atto tra il Ministro della Giustizia Andrea Orlando e il procuratore capo di Ragusa Carmelo Petralia, il ministro oggi ha dichiarato :«Io credo che sia interesse di tutti che la ricostruzione dei fatti avvenga tramite le forme previste dalla legge, cioè tramite accertamento che il Ministero dispone e questo per due finalità: da un lato per valutare se c'è stata una correttezza da parte della magistratura e dall’altro per evitare che si celebrino processi paralleli o processi al processo che non sono previsti nel nostro ordinamento».  Ieri Orlando aveva deciso di avviare "verifiche preliminari» sulla vicenda attraverso l’Ispettorato del ministero.

«Su Ragusa - ha continuato - non ho molto da aggiungere, rispetto all’atto che è già stato compiuto». «E' importante invece - ha concluso il Guardasigilli - che tutto segua le regole e anche la valutazione degli atti sia fatta non in modo emozionale e intuitivo, ma sia fatta sulla base dei fatti che il ministero sta raccogliendo». 

E sei ieri si era pronunciata la madre della bimba, strappata dalle mani dell'uomo che l'avrebbe tenuta in braccio per quarantacinque secondi, che ha dichiarato :«La legge italiana mi fa vomitare», oggi è intervenuto il padre adottivo della piccola: «Al di là delle polemiche politiche sull'opportunità o meno di lasciare in carcere il presunto rapitore di mia figlia, credo che il legislatore debba porsi il problema di rivedere il codice penale dopo quello è successo alla mia famiglia che ora vive ore di ansia sapendolo a piede libero».


«Mi è stato detto - aggiunge il padre - che il reato di rapimento non si sarebbe configurato perché la bimba è rimasta sotto il controllo visivo dei genitori. Ma questo è avvenuto per la nostra prontezza di riflessi e la mia immediata reazione. È stata mia moglie, dopo che io l’ho raggiunto a strappargliela dalle braccia con forza. Questa è la dinamica dei fatti e per me il rapimento della bimba si è configurato».
«Non voglio entrare nel merito della decisione del magistrato - ha concluso - ma mettetevi nei panni di una famiglia». 

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