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Catania è la città a più alto rischio sismico d'Europa, ma la prevenzione ancora arranca

Necessaria nuova pianificazione urbanistica e interventi statali a sostegno dei privati

Catania è la città a più alto rischio sismico d'Europa, ma la prevenzione ancora arranca

Da anni, infine, e soprattutto dopo ogni grande terremoto che ha sconvolto il nostro Paese, a partire da quello del 13 dicembre del 1990 nel Catanese, il rischio sismico e la necessità di mettere in sicurezza case e territorio sono entrati prepotentemente nel dibattito cittadino. Eppure, finora, poco è cambiato, se non gli obblighi imposti dalla normativa per le abitazioni di nuova costruzione. Ma la maggior parte della città è stata costruita negli anni del boom economico, spesso con materiali scadenti e a buon mercato, per non parlare della parte storica edificata tra il Settecento e l’Ottocento. Che fare? Gli esperti, e in particolare la Protezione civile, non si stancano di ripetere che bisogna agire in sinergia: i Comuni devono pianificare in modo corretto, gli imprenditori costruire a regola d’arte e i politici modificare la normativa. Diminuire la vulnerabilità del singolo immobile, infatti, non è sufficiente se il contesto su cui sorge è a rischio. Dunque vanno riconsiderate le scelte urbanistiche attraverso una pianificazione coerente con le indicazioni della Protezione civile e va inserita la microzonizzazione sismica e idrogeologica dei suoli nei piani regolatori. E occorre mettere in sicurezza tutti gli edifici pubblici, a partire da scuole e ospedali, e prevedere «vie di fuga», che in realtà andrebbero chiamate «vie di accesso» per gli eventuali soccorsi. Particolare attenzione va data ai centri commerciali, dove si radunano migliaia di persone, i luoghi oggi più a rischio, come un tempo lo erano le chiese.

A Catania il Comune ha effettuato la progettazione preliminare antisismica per tutti i plessi scolastici e procede via via ai conseguenti lavori in base ai fondi disponibili; ha inserito nel «Patto per Catania» stipulato con il Governo vari interventi per attenuare il rischio sismico; ha previsto nel «piano casa» a tutela del centro storico un premio dal 25% al 35% di volumi aggiuntivi per i privati che attrezzano i propri edifici con dissipatori sismici. Inoltre ha costituito un fondo di rotazione per fare i progetti indispensabili per accedere ai bandi pubblici, e ha in programma di riprendere l’educazione di protezione civile nelle scuole, nella consapevolezza che gli effetti di un terremoto variano se la popolazione sa come comportarsi. A questo è finalizzata anche la simulazione di emergenza terremoto prevista per settembre con il coinvolgimento degli abitanti.

Centrale, e particolarmente problematica, è la messa in sicurezza degli edifici privati perché i proprietari non possono o non vogliono sostenere i costi della prevenzione al punto che chi ha ottenuto fondi per il consolidamento degli immobili li ha usati, aggirando la legge, per miglioramenti estetici. Ma il problema dei costi è reale e affrontabile solo con appropriati interventi dello Stato che dovrebbe prevedere la detrazione fiscale dei costi degli interventi di messa in sicurezza antisismica, convenzioni con le banche perché eroghino mutui a basso costo, e una legislazione che premi chi si assicura contro i rischi da terremoto ed escluda dalle indennità statali chi non lo fa. Andrebbe prevista, inoltre, la disponibilità di case sociali dove ospitare temporaneamente chi è costretto a spostarsi nel corso dei lavori. Un approccio alla prevenzione finora inattuato.

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