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Nello Musumeci: «Catania ha diritto a un progetto serio e credibile»

L'intervista: «Mandiamo a casa questa Giunta lontana e inadeguata»

Nello Musumeci: «Catania ha diritto a un progetto serio e credibile»

In che senso?
«L’altro giorno in un quartiere popolare ho colto con tristezza il degrado che ha contaminato le periferie. Quartieri semivuoti, palazzi fatiscenti, sporcizia, assenza di servizi. Eppure da quei quartieri questa Giunta ha ricavato il consenso per governare come sta governando. E chi si azzarda ad avanzare critiche viene lapidato perché la logica di Bianco è “o con noi o contro di noi” e “se critichi noi vuol dire che sei stato o con Scapagnini o con Stancanelli”».

Secondo lei quindi una opposizione costruttiva non è possibile?
«In Consiglio 5, 6 elementi hanno mostrato capacità di critica. Quanto alla maggioranza, al suo interno, è cosa ormai scontata, vedo volti incontrati già nelle maggioranze di Scapagnini e Stancanelli. In questa città c’è una parte del ceto politico che non riesce a stare fuori della logica del potere».

Qualcuno, però, glielo permette...
«Gli elettori e la spregiudicatezza di chi accetta che i mestieranti della politica possano stare ieri col mio avversario e oggi con me. Se non c’è una regola morale anche in politica tutto è possibile».

Oggi però la maggioranza è attraversata da divergenze e scontri con la Giunta.
«Nella sinistra c’è sempre stata a Catania questa differenziazione, ma è più una lotta per la ricerca di nuovi equilibri e l’occupazione di nuovi spazi».

E dire che questa è sempre stata una città di centrodestra...
«Catania è sempre stata moderata e alternativa alla sinistra. Due sono le cose: o la politica oggi al governo non è più quella della sinistra a cui eravamo abituati e riesce a dare risposte a una città sonnolenta o invece il centrodestra o chi avrebbe dovuto preparare una alternativa non è stato in condizioni di poterlo fare, per colpa di tutti, nessuno escluso. In questa città l’anima più moderata non ha avuto la capacità di fare quadrato. Ma così non si è resa conto che la posizione passiva ha finito con l’agevolare una classe dirigente che si è rivelata inadeguata. Lo dico per l’insoddisfazione generale che si coglie in tutta la città. Se ci si sofferma, ad esempio, su corso Sicilia, viene da piangere. Quello che era un “salotto buono” oggi è nelle mani di immigrati senza regole, di ambulanti tra la sporcizia. Se questo è il centro della città ho tutti i buoni motivi per pensare che questa sia una Catania contaminata da un processo di degrado irreversibile che invece irreversibile non è. E questo malessere si coglie anche in Comune. Un esempio: le continue sostituzioni dei dirigenti sono un segno di malessere. Quando al posto della fisiologica rotazione si procede con sostituzioni schizofreniche, nervose è chiaro che non si facilita la programmazione. Il personale è demotivato e manca il controllo sui servizi. Non era mai accaduto che al cimitero decine di salme rimanessero insepolte. Ora cosa c’entra in tutto questo il centrodestra? Cosa c’entra se si è passati dal 12 all’8% di differenziata? La verità è che Bianco sente la sindrome dell’accerchiamento e reagisce in maniera scomposta. Se fosse capitato al centrodestra quello che è capitato nei rapporti con la magistratura contabile oggi saremmo alla mobilitazione. E invece si coglie il silenzio anche dei sindacati. L’unica nota stonata si è levata da CittàInsieme, subito zittita».

In città si dice anche che Stancanelli fu sconfitto dai troppi «no» detti.
«Stancanelli è tutto il contrario di Scapagnini. Scapagnini aveva compreso che la sua “napoletanità” faceva il paio con la “catanesità”: l’ammiccamento, l’essere dissacrante e ruffiano era il suo modo di governare. E la città gli ha voluto bene. Stancanelli ha avuto una linea caratteriale diversa. Ha gestito il rigore con serietà. Non posso non ricordare che nel momento delle decisioni difficili ha lasciato il Senato per restare a Catania. Altri non lo hanno fatto».

Nonostante il rigore che lei attribuisce a Stancanelli, il sindaco sostiene che il disastro di oggi appartiene al passato.
«E’ un comodo alibi che la sinistra sa utilizzare al momento opportuno. E’ la stessa cosa che fa il presidente Crocetta. Non si può vivere eternamente di rendita sulle presunte colpe degli altri. Il degrado di Catania parte prima di Tangentopoli. E porta diversi nomi. Quando si va a governare l’alibi “ma che ci posso fare, l’ho trovata così” può valere un anno, non di più. Ma qui nessuno vuole fare la difesa. Dico però che in questa amministrazione manca l’elemento di novità, la voglia di aprirsi alla città, la capacità di stimolare entusiasmi, speranze. Non si può vivere di esperimenti o di passerelle di ministri. Le iniziative sono sflilacciate, episodiche, avulse da un contesto che deve stabilire obiettivi, risorse e tempi. Se una città si avvita su se stessa la colpa non è solo di chi la vive, ma di chi la guida. Manca anche l’etica. Un anno fa «Diventerà bellissima» chiese la villa Bellini. Ci venne detto: i giardini pubblici non possono essere destinati ai partiti. Tanto di cappello, ma se dopo un anno il giardino viene concesso al partito del sindaco allora è un problema di serietà, di etica. E vorrei aggiungere anche altre questioni. Che fine ha fatto C. Martiri e il Pua? Quanto al tondo Gioeni questo è diventato l’esempio dell’improvvisazione nella Pa. E infine sono tre anni che si chiede che fine abbia fatto Il Prg....».

L’amministrazione ha sostiene che il Prg deve essere metropolitano...
«Una grande fesseria. Intanto voglio ricordare che per molto meno la Regione ha commissariato il Comune di Palermo. Chissà perché con Catania ha assunto una condotta diversa. Ma poi che c’entra il Prg della città con le competenze ancora tutte da scrivere della città metropolitana, quest’altra ignobile operazione di potere indecorosa. Bianco si ritrova ad essere presidente senza che nessun cittadino lo abbia votato».

«Diventerà bellissima» scenderà in campo alle elezioni?
«Questa città drammatica e meravigliosa al tempo stesso credo abbia il diritto di credere in una svolta basata su 4, 5 progetti essenziali. Dobbiamo mandare a casa questa classe dirigente che dopo tre anni ha mostrato di essere inadeguata ad affrontare i problemi di una città complessa, e complice al tempo stesso perché di questo degrado la società civile non può dire di esserne solo vittima. E allora a fronte di questa amara realtà occorre preparare un progetto alternativo, credibile facendo appello anche a quella parte della città che oggi è alla finestra. Il momento è così grave che nessuno può tirarsi indietro».

Un’ultima domanda al presidente dell’Antimafia che presentò il dossier sulle presunte infiltrazioni in Consiglio. Che idea si è fatta sulla gestione delle spiagge libere?
«A questa domanda preferisco non rispondere per vicende legate alla mie funzioni parlamentari e istituzionali. Vorrei però porre sul tavolo un’altra questione scottante. Quanto è accaduto in centro Italia non può non riproporre in termini drammatici la disarmante impreparazione di questa città sul fronte antisismico. In Sicilia gli edifici più vulnerabili sono le Prefetture, le scuole dove vanno i nostri figli...».

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commenti 1
  • Bancheng

    27 Agosto 2016 - 10:10

    Veramente gli edifici piu' a rischio sono quelli della speculazione edilizia degli anni sessanta. Quelli costruiti quando al governo cittadino c'erano i "moderati" che, con moderazione, hanno tollerato tutto. Quanto agli immigrati che deturpano Corso Sicilia, il centro storico e' in peggiori condizioni a causa dell'incivilta' dei frequentatori nostrani della "movida", fenomeno selvaggio, grazie a concessioni date con manica larga, in nome della liberta' di impresa che tanto piace ai "moderati" e all'assenza di controlli per la drammatica riduzione di organico della Forza Pubblica, oltre che per la sua nota "moderazione" a sanzionare, eredita' dei soliti "moderati" cittadini e Nazionali. Musumeci e' un'ottima persona, ma non ha la bacchetta magica che pretenderebbe da Bianco.

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