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Unioni civili: al Castello Ursino la prima celebrazione

Laura e Rosalba: «Vogliamo amarci davanti a tutti»

Unioni civili: al Castello Ursino la prima celebrazione

Laura ha un aspetto semplice e rigoroso, solo la dolcezza degli occhi tradisce la sua natura. Si scusa per il ritardo con cui arriva Rosalba. «Si sa. Le donne…», dice sorridendo. Poi le va incontro, come un vero gentiluomo.

Lunedì 29 il grande passo. Siete emozionate?
«È come chiedere a un bambino se sia felice di scartare i regali. Ovvio che sì. Anche se la festa in grande è stata l’11 giugno dello scorso anno, quando ci siamo iscritte nel registro delle unioni civili. Per noi già quella è stata una grande conquista perché siamo state le pioniere di una battaglia universale. Giorno 29 ratificheremo la nostra unione davanti all’ufficiale civile e a due testimoni e sarà come rivivere una forte emozione, ma con più moderazione, senza fotografi e fiori. Non possiamo permetterci di spendere altri 20mila euro e per l’occasione indosseremo gli stessi abiti dell’anno scorso».

Chi delle due vestirà in bianco?
«Nessuna. Sarebbe fuori luogo. Siamo pur sempre una coppia diversa dalle altre e rispettiamo la tradizione. Diamo un valore all’abito bianco, che è segno di purezza e devozione. Noi, oltre a essere trasgressive, non siamo illibate e quindi abbiamo scelto il nero e il rosso».

Siete pronte a ratificare l’unione civile. Ma questa scelta rappresenta la necessità di affermare il vostro ruolo come coppia di fatto nella società o coincide con il desiderio di soddisfare una necessità d’amore?
«Entrambe. È comunque un modo per sentirci tutelate, per avere riconosciuti diritti e doveri, al pari, o quasi, delle coppie etero. Primo tra tutti quello all’assistenza sanitaria. Un paio di anni fa - spiega Laura - Rosalba ha subìto un intervento chirurgico al setto nasale e io ha avuto bisogno della delega della madre per starle accanto. Solo così ci siamo strette la mano per 10 giorni. Sentiamo l’esigenza di entrare l’una nella vita dell’altra».

Che valore date alla famiglia tradizionale?
«Purtroppo la verità è che oggi non esiste più perché le coppie eterosessuali non sono riuscite a rispettarne il valore. La famiglia dovrebbe essere composta da mamma, papà e figli. Sempre più, invece, sono le coppie divorziate con figli “parcheggiati” dai nonni. Noi omosessuali, di fronte a questa erosione di valori, diventiamo normalità. Anzi, potremo occuparci di tanti bambini chiusi in orfanotrofi e bisognosi di affetto. E invece per il nostro governo ancora non ci è permesso essere genitori».

Già pensate a dei figli?
«Sì. Siamo disposte ad andare all’estero pur di adottarli così da rendere felice qualche bambino privo di affetto. Siamo comunque d’accordo che non tutte le coppie sono pronte all’adozione. Molti sono impreparati a essere genitori. Si tratta di gente instabile, esasperata e che vede nel figlio la soluzione a un problema già esistente all’interno della coppia. Il bambino, invece, deve essere un valore aggiunto e deve potersi arricchire grazie ai genitori. A prescindere se si tratti di coppie etero o omosessuali, occorre stabilità mentale. Perché l’Italia non abolisce queste ristrettezze?»

La legge 76/2016 è, comunque, un importante passo in avanti.
«Certo, ma ci sono punti che non condividiamo come, ad esempio, l’assenza del vincolo della fedeltà. È discriminante».

Dura lex, sed lex.
«Insomma, per certi versi è anche questione di burocrazia. La scorsa settimana ci siamo recate al Palazzo di Giustizia per avere rilasciata la certificazione che attestasse l’assenza di pendenze penali a nostro conto. È costata 79 euro ed è un atto obbligatorio solo per le unioni tra omosessuali. Noi non abbiamo problemi in tal senso, ma questa certificazione in più rappresenta un ulteriore limite all’unione tra gay».

Catania è pronta a vivere “a colori”?
«È complicato dare una risposta secca, anche se ci auguriamo di sì. I registri si stanno riempendo e ne siamo felici. Le città del nord Italia, comunque, sono più avanti di noi ma è questione anche di mentalità. Siamo state le pioniere della legge Cirinnà a Catania e se molte coppie potranno unirsi civilmente è anche grazie alle nostre lotte. C’è comunque ancora qualche tabù da abbattere, soprattutto tra le persone più grandi. I giovani, ormai, ci considerano coppia a tutti gli effetti. Gli over 50, invece, hanno ancora difficoltà a relazionarsi con noi. Non possiamo dargli torto. È stato difficile anche per i nostri genitori accettare la nostra natura capricciosa, ma nascondere, fare finta di nulla non avrebbe modificato la nostra decisione. Volevamo amarci. Davanti a tutti».

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