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Catania: il centro è "l'anima" del commercio

Gli storici magazzini, identità della città, resistono nonostante dilaghi la "fredda" grande distribuzione

Catania: il centro è "l'anima" del commercio

Catania vista dai satelliti è una città come le altre, ma “zoomando” la mappa le vie appaiono più nitide e rivelano la propria identità commerciale. Niente come i negozi, la loro merce e il loro aspetto serve a tratteggiare il volto di una città divisa ancora in storici “distretti naturali”.

Via Manzoni, Piazza San Placido, via di Sangiuliano e via Garibaldi sono le “district road”, le strade che parlano di laboriosità e di gente fattiva, il “fai da te” di città che non ha mai mutato la propria destinazione commerciale, nonostante il passare degli anni abbia più volte cercato di storpiarne l’impronta.

Dai tessuti, ai ferramenta alle pomellerie alle cererie: questi distretti naturali sono nati dal lavoro che si è sviluppato in nuclei omogenei e che sorreggeva la Catania borghese e sonnolenta degli anni tra le due guerre. Era quella che ignorava il Mediterraneo inteso come nodo di importazione e coltivava il proprio vivere civile. Ma cosa ha determinato l’impronta commerciale di questi poli commerciali del centro storico?

«La signora Cristina Nanni fu la prima ad aprire un’attività in Via Manzoni, era una pellicceria - racconta Alfio Platania, oggi dietro il bancone della storica “C.Nanni tessuti” -. Perché in via Manzoni? Lì c’erano già una plissetteria per stoffe e un arrotino per l’affilamento delle forbici. Era, quindi, un punto strategico per lavorare le pelli». «Poi è seguito mio padre, “Santo dei bottoni” – prosegue Angela Bonsignore -. Era il 1950 quando su una bancarella lunghissima tenevamo esposti centinaia di modelli di bottoni. La spinta alla nostra attività veniva dalla vicinanza con la pellicceria, quindi chi doveva comprare stoffa poi poteva avere bisogno di bottoni. E la strategia funzionò. Nel 1953 abbiamo aperto il negozio in via Manzoni e siamo ancora qui, anche se ci siamo allargati alla costumistica».

Un altro distretto naturale è in via di Sangiuliano, tra il civico 75 e piazza Teatro Massimo, dove il primato è di ferramentisti e pomellieri. «Questo negozio ha 130 anni ed è sempre stato un ferramenta - afferma Mario Mezzatesta che di lustri ne ha quasi 14 -. Ha sfruttato la vicinanza con i maestri artigiani che si trovavano, bottega accanto a bottega, a San Berillo vecchia, proprio qui di fronte». «Importantissimi al nostro lavoro sono stati gli ebanisti – aggiunge Giovanni Maricchiolo – che venivano a rifornirsi di pomelli e battenti per i mobili in realizzazione. Oggi, comunque, il nostro è un commercio d’èlite perché le Brico dei centri commerciali si sono poste come alternativa a noi, abbattendo i prezzi», «Lì però non c’è qualità – conclude Mario Mangano – e, soprattutto, non c’è rapporto con il cliente. Noi piccoli imprenditori resistiamo alla crisi puntando su fidelizzazione e accoglienza».

Via Garibaldi, invece, racconta la storia della distribuzione commerciale all’ingrosso, concentrata tra il civico 209 e 246 fino a piazza Duomo. «Qui si fermava la corriera e venivano in tanti dalla provincia per fare rifornimento di intimo da corredo – spiegano a più voci i pochi commercianti rimasti -. Dopo gli acquisti, i clienti tornano alla stazione con i calessi su cui caricavano la merce. Fare ingrosso, oggi, è anche una questione di spazi e ormai il business si è spostato a Misterbianco, dove le aree di parcheggio sono più ampie. Il nostro boom economico è stato negli anni Ottanta. Oggi puntiamo sulla gentilezza per mantenere i clienti che ci sono rimasti, ma arranchiamo».

L’erosione del tempo, comunque, non ha modificato il volto di piazza San Placido, da secoli “devota” al voto ceristico dei fedeli catanesi. «Fondata nel 1795 da Giovanni Cosentino, la cereria è tra le prime attività catanesi: da più di duecento anni produce candele – puntualizza Giuseppe Leonardi, erede della cereria in questione -. Il primo negozio si trovava in via di Sangiuliano, all’altezza di piazza Manganelli. Successivamente l’attività si è spostata nella bottega di piazza San Placido. Oggi il negozio continua la tradizionale lavorazione delle candele che, in alcuni casi, vengono ancora modellate a mano, così come veniva fatto alla fine del Settecento. Ma la crisi è sconfortante».

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