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Si sveglia dal coma dopo quattro anni e inizia ad intonare canzoni di Ranieri

La donna palermitana, ex parrucchiera, adesso in corsia intona canzoni di Ranieri, Baglioni, Iglesias, Adamo, raccontano i figli nell’edizione locale di Repubblica mostrando orgogliosi i video girati dagli infermieri.

Si sveglia dal coma dopo quattro anni e inizia ad intonare canzoni di Ranieri

Dopo quasi quattro anni di coma profondo e una diagnosi di stato vegetativo Rosalba Giusti, 68 anni, madre di sei figli, si è risvegliata. Era ricoverata nell’ospedale per neurolesi Bonino Pulejo a Messina. La donna palermitana, ex parrucchiera, adesso in corsia intona canzoni di Ranieri, Baglioni, Iglesias, Adamo, raccontano i figli nell’edizione locale di Repubblica mostrando orgogliosi i video girati dagli infermieri.

Ed è con un video su WhatsApp che la primogenita Rita ha saputo di quello che i familiari considerano «un miracolo": «era il 5 dicembre scorso, il sabato prima dell’Immacolata, quando ho ricevuto la chiamata dall’ospedale. I medici ci avevano detto che non c'erano speranze e invece...». Nemmeno loro sanno spiegarselo: «in 25 anni di carriera - racconta la neurologa Patrizia Pollicino - non mi era mai capitato di vedere una paziente in stato vegetativo riacquistare coscienza. La signora non ha solo riaperto gli occhi, ma dà risposte coerenti e complesse. Certo, ha perso le funzioni motorie ed è paralizzata. Ha avuto un’emorragia che ha compromesso parte del tronco encefalico. Le porzioni corticali superiori, evidentemente, sono rimaste integre e ha riacquistato la memoria e la parola. Se me lo avessero chiesto un anno fa, avrei risposto che non era possibile».

Eppure, per una serie di circostanze fortunate, Rosalba è tornata. E chissà per quanto tempo è rimasta prigioniera del suo corpo: «Si chiama sindrome di Locked In - spiegano i medici - percepisci quello che ti sta intorno ma non dai segni esterni». Mentre sembrava che dormisse, Rosalba memorizzava i nomi di tutti. Per lei adesso inizia una nuova battaglia. «Chiediamo alle istituzioni di trovare una sistemazione più vicino a casa" è l’appello dei figli Rita, Vincenzo, Giusi, Piero, Tony ed Emanuele, che ringraziano il personale dell’istituto. «Riusciamo ad andare a Messina solo una volta a settimana a turno. A Palermo - dicono - non ci sono altri centri in grado di ospitarla: ha infatti bisogno di una riabilitazione specifica e si nutre artificialmente»

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