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Parata di big a Festa Unità tutti a sostegno del Sì al Referendum

I ministri Boschi e Franceschini, la presidente della Camera Boldrini, il vice segretario Guerini e la presidente della Commissione Affari Costituzionali al Senato Finocchiaro a Catania alla vigilia della chiusura della kermesse politica

Parata di big a Festa Unità tutti a sostegno del Sì al Referendum

Catania - Si sparano gli ultimi "fuochi d'artificio" alla Festa dell'Unità a Catania. Il giorno prima della chiusura di una festa che passerà alla storia come quella con maggiori defaillance di pubblico (tante le sedie vuote in occasione di altrettanti incontri), nella città dell'Elefante è parata di big: in una sola giornata i ministri Boschi e Franceschini, la presidente della Camera Boldrini, il vice segretario del Pd Guerini, la presidente della commissione Affari costituzionali al Senato Anna Finocchiaro. E a qualche centinaio di chilometri, ad Agrigento, anche il premier Renzi, pronto ad arrivare domani, nonostante le contestazioni che lo attendono, per chiudere la Festa "dell'Italia che dice Sì".

Tema dominante anche di questa giornata, il referendum. «Chi vota no non vota per un’altra riforma, ma semplicemente per lasciare le cose come sono oggi. Chi vota sì approva le modifiche alla seconda parte della Costituzione e per fare fare un passo in avanti al nostro Paese. E' questa la scelta che dobbiamo fare - ha dichiarato la ministra delle Riforme Maria Elena Boschi - . E’ un referendum determinante, decisivo su che Paese immaginiamo i prossimi 30 anno e non i prossimi sei mesi. Dobbiamo sentirci protagonisti e non spettatori di scelte che fanno altri». «Non siamo in guerra, rispettiamo le valutazioni di tutti, noi vogliamo spiegare le ragioni del Sì » - ha quindi aggiunto il ministro rispondendo a una domanda sull'invito del presidente emerito Giorgio Napolitano perché la campagna referendaria non si trasformi in una «guerra».

«Il presidente emerito Napolitano ha fatto un ragionamento e mi è sembrato interessante l’invito che lui ha fatto al dialogo per quanto riguarda la legge elettorale - è stata l'opinione della presidente della Camera Laura Boldrini - .Penso che questo sia un dato importante e aspettiamo di vedere se viene accolto questo suggerimento...". 

Per il ministro delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini «Il Referendum viene usato «come un’arma per contrastare Matteo, il premier Renzi, per questo ci sono i congressi e le primarie, e le elezioni politiche». «Abbiamo passato decenni a dire che il sistema non funzionava più, e adesso diciamo di no - ha aggiunto il ministro - non è che il referendum fa scegliere il tipo di riforma: o si vota questa o tutto resta come prima. Se vince il no ci sarà una ripercussione immediata sull'economia e anche sulla politica. E il sistema resta bicamerale: non è che dopo due mesi se ne fa un’altra riforma. Quindi ingovernabilità». «Se vince il sì si realizza la situazione che abbiamo desiderato da decenni - ha sottolineato - ovvero: una Camera che fa le leggi e un premio per la governabilità. Tutto questo viene rimosso perché il referendum è un’arma per contrastare Renzi. Ma così facciamo un danno enorme che pagheranno le generazioni del futuro». 

«Abbiamo l’appuntamento della riforma costituzionale, al quale non bisogna dare un significato che non deve avere. A parlare è il vice segretario del partito Lorenzo Guerini.  «Dobbiamo tutti insieme invitare gli italiani a tornare alle ragioni e al merito della riforma per esprimere un voto consapevole e maturo. E’ un’occasione storica, alla nostra portata, di arrivare al traguardo di un cammino molto lungo. Il Pd ha voluto questa riforma costituzionale insieme ad altri, ha portato il confronto in Parlamento e oggi penso che il partito non possa che continuare a sostenere la riforma costituzionale anche dentro il dibattito referendario. Unire la riforma ad altri temi credo sia sbagliato», ha sottolineato Guerini. 

Convinta delle motivazioni del Sì anche Anna Finocchiaro .«Riteniamo che le ragioni del Sì siano forti, ma il dibattito è legittimo e vanno ascoltate tutte le opinioni. Non c'è guerra, ma non ci deve essere spazio, in una discussione che riguarda la democrazia italiana, per incursioni furbe o blitz». «Questa riforma - ha aggiunto - ha una storia, anche nel centrosinistra, penso al programma dell’Ulivo, ma penso anche alla bicamerale D’Alema o alla bozza Violante, che trova ora un esito in questa legislatura come ci era stato chiesto da Napolitano al momento della sua rielezione. Questa riforma ha una coerenza con molte delle idee nostre. Non è una forzatura». 

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