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Omicidio Giordana, l’avvocato di Priolo chiede lo spostamento del processo a Messina

Il legale di Luca Priolo si appella all’articolo 45 del codice di procedura penale

Omicidio Giordana, l’avvocato di Priolo chiede lo spostamento del processo a Messina

E’ quanto recita l’articolo 45 del c.p.p. cui ha fatto riferimento nella sua richiesta di rimessione del processo, l’avvocato Dario Riccioli, difensore di Luca Priolo, (imputato per omicidio aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà verso la vittima e per essere stato autore di atti persecutori nei suoi confronti) che il 6 ottobre scorso uccise con quarantadue coltellate l’ex convivente Giordana Di Stefano, vent’anni, dalla quale aveva avuto una bambina di quattro anni.

 

Nella richiesta di “rimessione del processo” avanzata al Gup Rosalba Recupido, titolare del procedimento che proprio il 20 prossimo prevede l’udienza in abbreviato, sono esposte al giudice quelle che sarebbero le motivazioni e i riferimenti che hanno spinto il legale a chiedere di spostare il processo a Messina, sede deputata eventualmente al subentro. Non consociamo le motivazioni della richiesta, ma da indiscrezioni si farebbe riferimento anche a quella che sarebbe una situazione locale definita “grave”, generata da fattori esterni al processo che potrebbero turbare il corso dello stesso, anche con riferimento alle scelte da adottare. Fattori ambientali che peserebbero sulla libera partecipazione delle persone al processo, determinando anche un rischio per la sicurezza dei familiari di Priolo.

 

In attesa delle decisioni della Cassazione (l’udienza in questi casi si fissa attraverso procedure e tempi piuttosto rapidi) il 20 prossimo il Gup Recupido potrà decidere se accogliere o meno, la richiesta di rito abbreviato condizionato allo svolgimento della perizia psichiatrica sulle capacità di Priolo di intendere e di volere all’atto del delitto. Il Gup, che non potrà però avviare la discussione dibattimentale, potrà decidere sulle costituzioni di parte civile. Luca Priolo, reo confesso dell’atroce delitto, dopo l’omicidio fuggì prima in auto e poi in treno, riuscendo ad arrivare fino alla stazione di Milano.

 

Lì venne individuato dai carabinieri del comando provinciale di Catania che intercettarono in tempo reale un sms del giovane inviato al padre, attraverso il telefonino di un passante, nel quale riferiva di essere nei guai e di avere bisogno di aiuto, anche economico. Priolo venne arrestato mentre stava per salire su un treno diretto in Svizzera, da dove forse sperava di partire per gli Stati Uniti. L’omicida nega la premeditazione del delitto.

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