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Rifiuti, M5s: relazione sulla Sicilia fotografa il disastro in atto

«Questa gravità non è un nostro punto di vista, ma è un complesso lavoro svolto da tutta la commissione Ecomafie che ha speso mesi sul terreno»

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Rifiuti in discarica

ROMA - «La relazione sui rifiuti in Sicilia, elaborata dalla commissione Ecomafie e approvata in Parlamento, semplicemente fotografa la realtà del disastro in atto». Lo affermano i componenti M5S della commissione parlamentare Ecomafie. «Il ciclo dei rifiuti - spiegano - non solo è compromesso, inquinato da infiltrazioni mafiose e si connota sempre di più come un vero e proprio disastro ambientale con responsabili sia a Palazzo Chigi che a Palazzo d’Orleans. Il danno per la salute dei cittadini e per l’ambiente ha una portata a dir poco catastrofica. Questa gravità non è un nostro punto di vista, ma è un complesso lavoro svolto da tutta la commissione Ecomafie che ha speso mesi sul terreno. Un disastro quindi che ha la complicità del governo nazionale in continuità con Cuffaro e Lombardo, una totale illegalità nella gestione delle discariche e dei rifiuti in genere: serve un piano rifiuti condiviso che punti sulla raccolta differenziata e sul compostaggio e non su fantomatici termovalorizzatori che vedrebbero la luce, nelle migliore delle ipotesi, tra non meno di 4 anni».

 
I commissari M5S della commissione Ecomafie sono allarmati dal quadro che emerge dalla relazione appena approvata all’unanimità, Claudia Mannino che ha svolto le dichiarazioni di voto sottolinea come: «Ci troviamo di fronte ad un sistema di illegalità diffuso e ramificato che costituisce uno dei veri ostacoli ad un’autentica risoluzione delle problematiche esistenti. Invero, basta guardare i numeri per accorgersi del fallimento delle giunte di centrodestra e di centrosinistra. La regione siciliana si attesta a circa il 10 per cento di raccolta differenziata e smaltisce quasi il 90 per cento dei rifiuti in discariche prevalentemente private. Ci auguriamo, ma non siamo ottimisti, che la risoluzione stimoli il Governo ad intervenire con soggetti che non hanno nulla a che fare con il governo regionale e con l’amministrazione regionale. Ma l’unico modo per cambiare le cose sia avere un governo regionale che non ha nulla a che fare gli intrecci corruttivi attuali».

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