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Agguato a Liegi, le indagini portano anche nella provincia agrigentina

L'empedoclino Mario Jakelic pare non fosse l'obiettivo del commando. Il favarese Maurizio Di Stefano, fuori pericolo, potrebbe fornire utili elementi

Agguato a Liegi, le indagini portano anche nella provincia agrigentina

AGRIGENTO - Gli investigatori belgi, ma si indaga anche a Porto Empedocle e Favara, scavano nella vita privata dei due agrigentini, raggiunti da numerosi colpi d'arma da fuoco, mercoledì sera, a Liegi nel quartiere Outremeuse. Nell'agguato è stato ammazzato Mario Jakelich, 28 anni di Porto Empedocle, e ferito gravemente il quarantenne favarese Maurizio Di Stefano inteso "furia".

 

I due - stando alle prime verifiche fatte dalla polizia - non sarebbero legati alla criminalità organizzata, sebbene il favarese fosse un volto noto alle forze dell'ordine. Di sicuro c’è che l’agguato ha tutto il sapore del regolamento di conti. Una questione legata al traffico di stupefacenti? Presto per dirlo. E' una pista come altre. Così come c'è il sospetto di un appuntamento con gli assassini, poi finito nel sangue. Ma non viene esclusa l'ipotesi che il vero obiettivo dei sicari fosse il favarese, anche se a morire è stato l'amico. In particolare si cerca di ricostruire le ultime ore delle vittime. Jakelich e Di Stefano erano arrivati a Liegi qualche giorno prima dell’agguato e nessuno, tra familiari e amici, pare sapesse di questo viaggio. Di sicuro la moglie dell'empedoclino era all'oscuro di tutto. Ha saputo della morte del marito nella giornata di venerdì, quasi 48 ore dopo, nella casa presa in affitto a Parma, dove la coppia si era trasferita per lavoro. Jakelic non aveva un posto fisso e si dava da fare con piccoli lavoretti da elettricista e idraulico.

 

Il favarese invece risulta commerciante e per un periodo avrebbe gestito un bar tra il Villaggio Peruzzo e San Leone. Pare avesse tra i progetti futuri quello di aprire una gelateria o un'altra attività lavorativa proprio a Liegi, una città dove è numerosa la presenza di agrigentini. Tra le ipotesi investigative c'è appunto anche quella che possa essere tutta una questione agrigentina. Difficile ipotizzare che il commando sia arrivato dalla Sicilia. Più credibile la pista dei sicari residenti in Belgio. Negli ultimi due giorni sono state decine le persone ascoltate dai magistrati che si occupano del caso. Bocche cucite e nulla trapela su eventuali elementi utili alle indagini in mano agli inquirenti. Anche alcuni familiari delle vittime sono già stati interrogati dagli agenti della Squadra Mobile di Agrigento, e dai carabinieri del Reparto operativo, ma non sembra emergere nulla di rilevante, almeno per il momento.

 

La polizia ha ricostruito in parte la dinamica. Quasi sicuramente a sparare due killer armati di una pistola e di un fucile. I due agrigentini sono caduti sotto la 'pioggia' di fuoco, più di venti i colpi esplosi. L'empedoclino gravemente ferito si è trascinato fino all'interno di un condominio. Li è stato trovato, ancora in vita, dai soccorritori. Colpito alla testa è deceduto in ospedale. L'altro, raggiunto tre volte ad una gamba, ai polmoni e alla milza, è in gravi condizioni, anche se sarebbe fuori pericolo di vita.

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