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Piromani in municipio per bruciare la cartella esattoriale: 2 arresti a Comiso

La polizia risolve il giallo del rogo di Natale 2015. Incastrati due pluripregiudicati locali.

Piromani in municipio per bruciare la cartella esattoriale: 2 arresti a Comiso

Volevano "cancellare" le cartelle esattoriali, per questo danno fuoco agli uffici comunali arrecando danni per migliaia di euro. Ma il balzano piano è andato... in fumo. E adesso, oltre alle pendenze col fisco, dovranno saldare i debiti con la giustizia. Arrestati gli autori dell’incendio appiccato alla vigilia di Natale 2015 negli uffici comunali di Comiso. 

La Polizia (Squadra Mobile e Commissariato di Comiso) su mandato della Procura di Ragusa, ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico dei pluripregiudicati comisani Carmelo Ricca (48 anni) e Michele Mario Sidoti (60 anni), perché in concorso tra loro, il 24 dicembre 2015 hanno appiccato l’incendio agli uffici del Comune di Comiso, causando gravi danni e pericolo per l’incolumità pubblica.

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La scena del crimine è via Flaccavento, a Comiso, nell'immobile comunale che ospita, tra gli altri, l’ufficio notifiche cartelle esattoriali. L’incendio ha creato danni per migliaia di euro e la parziale inagibilità degli uffici comunali, proprio per la devastante forza delle fiamme appiccate che ha messo in grave pericolo di vita anche gli abitanti della zona, salvati da pronto intervento di polizia e dei vigili del fuoco.

Erano le 5 del mattino, era buio pesto e si vedevano solo le fiamme altissime dentro gli uffici comunali. Ma si pensava fosse stato un corto circuito. I vigili del fuoco, dopo aver domato le fiamme, non escludevano la matrice dolosa. Pertanto, sin dalle prime luci dell’alba, Squadra Mobile, Commissariato di Comiso e Digos si mettevano già all'opera con le indagini.

Negli uffici della polizia si presentava il sindaco per denunciare i fatti; di seguito venivano ascoltati tutti i dipendenti che lavoravano all’interno. Tra le ipotsi: un mancato rinnovo del contratto da parte del Comune, la "vendetta" di un operatore di una ditta esterna di manutenzione licenziato, o ancora un problema personale tra i dipendenti. Ma, sentiti i testimoni, lentamente venivano escluse le diverse ipotesi iniziali, anche grazie all’aiuto del primo cittadino e dei dipendenti comunali.

I video, subito esaminati, permettevano di appurare tutte le fasi dell’attentato incendiario: dopo poche ore, gli investigatori avevano già un volto da ricercare. Con il placet della Procura di Ragusa, venivano anche divulgate le immagini degli impianti di videosorveglianza al fine di ricevere aiuto dai cittadini per riconoscere il criminale che aveva appiccato l’incendio. Ma il tentativo è risultato vano: nessuna chiamata, neanche anonima.

Da un attento esame delle telecamere, gli investigatori riuscivano a individuare, oltre al viso di uno degli incendiari, anche il complice a bordo dell’auto condotta da Sidoti. Il veicolo era di proprietà della moglie di Ricca. Il quale, sprovvisto di patente perché sorvegliato speciale e quindi timoroso di un eventuale controllo di Polizia, ha fatto guidare Sidoti. 

Sin dai primi sospetti sui due indagati, la Polizia ha avviato ogni tipo di intercettazione: strategia risultata vincente per gli investigatori, poiché dai commenti fra i due indagati e i loro parenti sono stati raccolti altri gravi indizi di colpevolezza.

Un altro dato importante è emerso dal traffico telefonico: proprio quella notte, in corrispondenza dell’orario in cui è stato appiccato l’incendio, Sidoti e Ricca si sono sentiti e i loro cellulari si trovavano proprio nella zona del delitto. A diffrenza di quanto da loro dichiarato quando convocati dalla Squadra Mobile.

Le immagini degli impianti di video sorveglianza hanno permesso di ricostruire come segue le diverse fasi dell’incendio: Sidoti guidava la macchina, Ricca parzialmente travisato scendeva con un bidone in mano, entrava al Comune, sfondava alcune porte e cospargeva la benzina per poi dare fuoco e fuggire. 

Aver dedicato molto tempo e attenzione proprio per cospargere bene di liquido infiammabile all’interno dell’ufficio notifiche ha fatto sospettare gli investigatori della Polizia di Stato che lì potesse essere trovato il movente. Un successivo lavoro complicatissimo, perché hanno dovuto ricercare tra i numerosissimi registri, andati parzialmente distrutti, le cause del pericoloso incendio.

Proprio dal certosino controllo, tra le diverse notifiche effettuate, veniva individuata una cartella esattoriale a carico di un familiare dei due indagati per oltre 8.000 euro. Quindi è da ritenere che i due abbiano appiccato l’incendio per "eliminare" questo debito. Sbagliando, anche perché i debiti con l'Erario restano "scolpiti" in ben altra memoria che un semplice armadietto di un ufficio comunale.

Ieri gli uomini della Squadra Mobile e del Commissariato di Comiso, hanno atteso Ricca e Sidoti per alcune ore sotto casa. Non appena sono stati individuati entrambi, è scattato il blitz e quindi la cattura. I due non hanno opposto resistenza, anche perché abituati a far rientro in carcere, visti i precedenti penali a carico.

Ricca, oltre che del reato di incendio, dovrà rispondere anche della violazione reiterata della misura di sicurezza antimafia della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Avrebbe dovuto restare in casa la notte; invece andava in giro ad appiccare incendi.

I due piromani, adesso, sono in carcere, a disposizione del Gip che li interrogherà a giorni.

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