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Soldi ai partiti, conti tutti in rosso

Dal 2017 scatta lo stop ai contributi per le competizioni elettorali. Spazio a donazioni, raccolte e fund raising

In futuro per finanziare i partiti si darà spazio a donazioni dei privati, raccolta, “fund raising”, liberalità. Dal 2017 i partiti italiani non avranno più contributi per le competizioni elettorali a cui partecipano. La legge sul finanziamento dei partiti, dal 2012 ad oggi, è stata riformata due volte. Un primo dimezzamento, su base nazionale nel 2012 da 180 milioni di euro a 90 e poi nel 2014, i contributi sono stati del tutto aboliti. Tra le Regioni che hanno erogato più soldi ai propri gruppi parlamentari la Sicilia si attesta al quinto posto con una media di 1,11 per abitante (fonte Openpolis), mentre i rimborsi dalla Camera dei deputati all’Ars sono passati da 1.009.390 euro a 596.592,74. Poi ci sono i rimborsi interni erogati dal parlamento siciliano. I gruppi politici ricevono due categorie di finanziamento: una per le spese di funzionamento ed un altro per quelle del personale.

Lillo Speziale ex capogruppo all’Ars del Pd ed oggi tesoriere, preferisce parlare di “finanziamento dell’attività politica, i partiti sono strumenti. Un tesserato del Pd versa 15 euro con un totale di 40mila tesserati. “Abbiamo un bilancio con un attivo di 10mila euro con meno di 200mila euro l’anno in totale - chiarisce Speziale”. Ogni parlamentare regionale del Pd versa invece nelle casse del partito con trattenuta 700 euro al mese dalla propria indennità di 8100 euro netti (11mila lordi).

Chi si mostra realista è il segretario regionale Dem, Fausto Raciti: “Il due per mille è un meccanismo volontario di contribuzione. La nuova modalità implica una radicale trasformazione delle forme organizzative perché il rapporto con l’elettorato diventa anche un fatto economico e finanziario. Io mi definisco un affezionato del finanziamento pubblico anzi meglio, del rimborso elettorale che prevede una quota automatica per ogni elettore. Mi piacerebbe che si privilegiassero i partiti che eleggono e non nominano i propri organi ed incoraggiano la partecipazione giovanile sul modello tedesco dove il congresso è obbligatorio ogni due anni se vogliono ricevere i fondi”.

legge sul finanziamento ai partiti

Partiti dunque come soggetti giuridici riconosciuti e vincolati a regole certe. Il rischio è che chi avrà più soldi farà più politica, commenta qualcuno. Una tesi smontata per molti aspetti dal cambiamento culturale e di filosofia del Movimento cinque stelle. Sul sito dei pentastellati i “grillini” che rinunciano a parte delle indennità, hanno restituito sino ad ora 2.090.666,26 euro che sono serviti per alimentare un fondo di garanzia per il microcredito siciliano, il progetto” Polmoni urbani”, la “trazzera dell’onesta” a Caltavuturo e l’acquisto di una casa-famiglia a Vittoria. Giancarlo Cancelleri ribadisce: “Per noi è un fatto di mentalità. Spendiamo all’anno come gruppo regionale all’Ars 540mila euro, partiti che hanno la metà del numero dei nostri deputati supera i 600mila”.

Il bilancio dell’Udc in Sicilia è lontano dai fasti degli anni d’oro democristiani. I centristi hanno liquidato quest’anno 239mila euro di spese che riguardano la fine di alcuni rapporti di lavoro a tempo determinato e rispetto al precedente esercizio accusano una flessione di 340mila euro.

La cena di autofinanziamento con Berlusconi a marzo scorso fruttò circa 80mila euro. Per il capogruppo di Forza Italia all’Ars Marco Falcone la situazione non è allegra: “La sede regionale viene messa a disposizione da Silvio Liotta. Le sedi nel territorio vengono finanziate con i contributi volontari di 800 euro al mese dei deputati nazionali e di 500 euro al mese di quelli regionali”.

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